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Domanda mondiale di petrolio in crescita
di Redazione

I dati della tredicesima edizione del World Oil and Gas Review 2014 pubblicata dall’Eni. Nonostante nei Paesi industrializzati i consumi siano diminuiti

Tags: Eni, Petrolio



Eni ha recentemente pubblicato la tredicesima edizione del World Oil and Gas Review 2014, la rassegna statistica annuale sul mercato mondiale di petrolio e gas e sul sistema della raffinazione. Proviamo a scoprire cosa è successo negli ultimi dieci anni con l’aiuto delle statistiche dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA – International Energy Agency), organizzazione divenuta uno dei punti di riferimento internazionali nella raccolta e nell’elaborazione di dati energetici, e dei dati del nuovo World & Oil Gas Review di Eni.

Nel  2013 il consumo mondiale di petrolio ha raggiunto un nuovo livello record, pari a 92,5 milioni di barili di petrolio al giorno (mb/g).  Anche nel periodo 2004-2013, la domanda mondiale è risultata in crescita, registrando una variazione di oltre 9 mb/g (pari a un incremento del 10%).  La dinamica, però, non è stata sempre positiva in questi dieci anni, poiché si sono verificate situazioni in cui i consumi di petrolio sono anche diminuiti.

In particolare, il grafico della domanda mondiale di petrolio mostra una flessione negativa rilevante negli anni 2008 e 2009, in corrispondenza della fase più acuta della crisi economica mondiale. Solo a partire dal 2010 i consumi sono tornati a crescere.
Per meglio comprendere che cosa è successo iniziamo analizzando in dettaglio i dati più recenti.

Se confrontiamo per il 2012 e il 2013 le variazioni percentuali anno su anno della domanda di petrolio nelle diverse aree geografiche, vediamo che riflettono scenari economici differenti, frutto di dinamiche opposte.  In una direzione si muovono, infatti, i Paesi industrializzati (area OCSE*), i cui consumi sono diminuiti notevolmente dal 2011 al 2013, mentre in direzione opposta si muovono i Paesi emergenti e in via di sviluppo (tra cui in testa Cina, India, Brasile), che continuano ad accrescere i loro consumi di petrolio, senza mostrare alcuna flessione.

Il calo dei consumi registrato nei Paesi OCSE dal 2011 al 2013 è imputabile principalmente alla crisi economica dei Paesi industrializzati.

La crisi economico-finanziaria ha avuto origine negli Stati Uniti nel luglio del 2007, e ha successivamente investito tutto il mondo. Ha però assunto una particolare virulenza nei paesi dell’OCSE, a partire dall’ottobre 2008. In particolare, la crisi ha provocato ingenti danni alle economie dei paesi maggiormente esposti a livello finanziario.

A causa della crisi si assiste a una flessione generale dei consumi di materie prime. In particolare, la domanda mondiale di petrolio registra un decremento dello 0,9% dal 2008 al 2009. La flessione non assume dimensioni ancor più elevate  solo grazie alle economie emergenti dell’area asiatica, tra cui spiccano Cina e India, che mantengono il loro inarrestabile trend crescente della domanda di energia, necessaria a sostenere un costante sviluppo economico-industriale. In questo modo, a livello mondiale, sono state in parte compensate le ampie riduzioni dei consumi che si sono registrate nei paesi industrializzati, tra cui Nord America (-3,8% rispetto al 2008) ed  Europa (-5% rispetto al 2008).

Come abbiamo visto, dal 2010 si assiste a una ripresa globale dei consumi di petrolio (+3,9% rispetto al 2009), dovuta sia all’inarrestabile crescita economica dei Paesi emergenti, sia alle politiche anticrisi adottate, che hanno favorito la ripresa delle aree più colpite dalla recessione economica (Nord America, Paesi dell’ex Unione Sovietica, Paesi sviluppati dell’area del Pacifico). In queste ultime aree la crescita dei consumi di petrolio è stata positiva, anche se non ha recuperato le perdite registrate nel 2009. In Europa, invece, nel 2010 la domanda di petrolio è rimasta praticamente invariata rispetto al 2009, per poi tornare a diminuire, confermando il trend negativo in atto da più anni.

Per quanto riguarda i consumi totali dei singoli Paesi, nel 2013 gli Stati Uniti si confermano il primo paese consumatore di petrolio con 19,2 mb/g (il 20,8% del totale mondiale). Il loro consumo è quasi 2 volte quello del secondo Paese, la Cina (10,1 mb/g) e 4,5 volte superiore a quello di un altro grande Paese, il Giappone (4,5 mb/g). Per quanto riguarda il nostro Paese, i consumi di petrolio del 2013 sono stati pari a 1,3 mb/g .

Il consumo di greggio dei Paesi industrializzati (OCSE) risulta in calo costante: nel 2004 rappresentava il 60,2% della domanda mondiale di petrolio, mentre nel 2013 il 49,9%.

*L’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, Organization for Economic Cooperation and Development (Oecd)) raccoglie oggi 34 Paesi membri (Australia, Austria, Belgio, Canada, Cile, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Giappone, Gran Bretagna, Grecia, Irlanda, Islanda, Israele,  Italia, Lussemburgo, Messico, Norvegia, Nuova Zelanda, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Repubblica di Corea, Repubblica Slovacca, Slovenia, Spagna, Stati Uniti, Svezia, Svizzera, Turchia, Ungheria).

Articolo pubblicato il 29 ottobre 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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