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La Sicilia si sbriciola, la Regione se n'infischia
di Carlo Alberto Tregua

Mettere in moto le opere anti dissesto

Tags: Regione Siciliana, Corte Dei Conti, Viadotto Himera



Il disastro del viadotto Himera, nell’autostrada Palermo-Catania, è conseguente all’incuria e alla responsabilità del governo e dei dirigenti regionali. Infatti, fin dal 2005 i geologi avevano fatto presente il rischio che la collina stesse gradualmente scivolando a valle, per cui inevitabilmente avrebbe investito l’autostrada.
Assessori e dirigenti regionali avrebbero dovuto mettere rimedio a questo dissesto idrogeologico annunciato, forestando tutta la parete montuosa e realizzando le necessarie opere di contenimento che avrebbero impedito la frana e, quindi, gli enormi danni che essa ha causato.
Per questa incapacità di agire, che fa parte dei doveri d’ufficio, anche in rigorosa osservanza dell’articolo 54 della Costituzione (i cittadini a cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore...), nessuno ha pagato e nessuno paga. Cosicché il danno è ricaduto sulla collettività, mentre assessori e dirigenti hanno continuato a percepire regolarmente i loro ricchi emolumenti.

Non è escluso che la Corte dei Conti, con i nuovi poteri di cui dispone per effetto del dl 174/12, possa aprire i fascicoli per danno all’erario, mettendo sotto inchiesta coloro che non hanno operato in modo diligente.
A suo tempo, l’assessore regionale al Territorio e ambiente, Mariella Lo Bello, venuta al nostro forum del 28 febbraio 2014, ci disse di avere trasmesso al Cipe una lista con ben 400 schede ad alto rischio idrogeologico (R4), per un totale di 5 miliardi. Ma da allora cantieri di riassetto non ne sono stati aperti, con la conseguenza che i rischi sono aumentati e con essi i danni conseguenti.
D’altra parte, non sono state utilizzate le risorse europee che avrebbero dovuto contribuire ad attivare le opere e con esse a smuovere l’economia e a fare crescere l’occupazione.
I disastri in Sicilia non sono da soli. Le autostrade gestite dal Consorzio autostradale (Cas) sono in pessime condizioni, creando pericoli per chi viaggia. La stessa autostrada Palermo-Catania è diventata un percorso di guerra. Migliaia di chilometri di strade statali e provinciali quasi impraticabili. E poi, depuratori che non funzionano, discariche dei rifiuti stracolme, che hanno trasformato l’Isola in un immondezzaio.
 
La Sicilia si sbriciola e la Regione se n’infischia. Com’è possibile rimanere inerti di fronte a questo quadro di riferimento? Crocetta si trastulla cambiando una quarantina di assessori, ruotando (per finta) i dirigenti, parlando di questo e di quell’altro, ma senza operare con la necessaria diligenza e tempestività per fronteggiare il disastro idrogeologico del nostro territorio.
Che importa ai siciliani del bilancino partitocratico con cui si devono nominare gli assessori? Importa sentire che l’Assemblea regionale, con il suo enorme costo di 158 milioni l’anno, contro i 62 della Lombardia, continua a giocherellare con questo e con quello, senza impostare ed approvare le necessarie riforme di sistema.
È vero che l’iniziativa dovrebbe essere presa dalla Giunta, ma è anche vero che la stessa Assemblea potrebbe preparare i testi di riforma ed approvarli, nonostante l’inazione dell’inquilino di Palazzo d’Orleans.

Mettere in moto le opere pubbliche con la massima urgenza, potrebbe consentire alla Sicilia di avere la prospettiva di un 2016 in crescita. è vero che il bilancio regionale ha un buco di quasi due miliardi, ma esso è sanabile se la Giunta avesse il coraggio di dire una volta per tutte che non è più finanziabile un’attività (si fa per dire) fine a se stessa, mentre ogni euro speso deve avere un ritorno moltiplicato per diverse volte.
Un esempio elementare: se dai un euro in più a un dipendente, al massimo rende un euro qualora fosse speso. Se investi lo stesso euro in un’attività economica o in un’opera pubblica, la relativa leva lo moltiplica per quattro o cinque volte. è del tutto evidente come l’interesse generale richiami la necessità di spendere in un modo migliore e cioè in attività economiche, non per foraggiare inutili stipendi.
Ci rendiamo conto che la continua ripetizione di questi concetti possa essere noiosa, ma la continueremo a fare fino a quando non saranno penetrati nel cervello di chi ha responsabilità di guidare la Sicilia. E se costoro fossero tanto ottusi da non prendere in esame le soluzioni che proponiamo da decenni, completeranno la distruzione della Sicilia.
Ma noi vogliamo essere ottimisti!

Articolo pubblicato il 29 ottobre 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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