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Durata irragionevole dei processi
di Carlo Alberto Tregua

Ministro Andrea Orlando, 700 mln di risarcimento

Tags: Giustizia



Il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, ha visitato il tribunale di Nola in Campania, perché leader delle lumache. Una differenza abissale con il tribunale di Torino che invece è leader di efficienza. Evidentemente magistrati, personale amministrativo, organizzazione, mezzi, digitalizzazione ed altri strumenti di lavoro non sono uguali fra Nord e Sud.
Ma lo Stato ha pagato - a detta del ministro - 700 mln di euro quale risarcimento per la durata irragionevole dei processi, in applicazione della Legge Pinto (n. 89/2001) e successive modificazioni.
Nella legge di Stabilità 2016 il risarcimento previsto, prima in oltre 1000 euro l’anno, poi ridotto a 800, è stato ulteriormente tagliato a 400 euro l’anno. Ma tale risarcimento non è in linea con le norme europee e quindi, chi dovesse essere penalizzato in quanto risarcito meno del dovuto, potrà fare ricorso alla Cedu (Corte europea dei diritti dell’uomo) di Strasburgo, avendo alte probabilità di vedersi riconoscere il risarcimento intero.

Nella relazione letta dal primo presidente della Cassazione, Giorgio Santacroce, all’apertura dell’anno giudiziario del gennaio scorso, sono stati portati i numeri dell’arretrato: circa 3,3 milioni di processi penali e 4,8 milioni di processi civili per un totale di 8,1 milioni. Un arretrato incredibile di cui non si vede la diminuzione, almeno nei prossimi anni, salvo il miglioramento che può avvenire in quei tribunali dove è avanzato il processo di digitalizzazione.
Ecco dove dovrebbe investire lo Stato: digitalizzare con la massima rapidità tutti i 26 distretti giudiziari, in modo che giudici, cancellieri, professionisti, abbandonino definitivamente la carta e utilizzino le vie telematiche.
L’arretrato delle cause civili, penali, amministrative e tributarie, costituiscono un enorme peso per l’economia perché non consentono di arrivare alla sentenza definitiva con la quale si determini chi ha torto e chi ragione. Le cause trascinate di anno in anno, i ruoli super carichi di ogni magistrato, le procedure farraginose e complicate, creano questo stato di perenne incertezza nella quale è impaludata l’economia nazionale.
 
Pagare 700 mln di risarcimento per la lunghezza dei processi è una pura e semplice idiozia. Se la stessa somma fosse impiegata per migliorare l’efficienza e l’organizzazione dei tribunali, nonché per l’assunzione dei 1000 giudici che mancano in organico, si otterrebbe il risultato positivo di tagliare drasticamente l’arretrato e non gettare i soldi al vento, come nel caso in esame, costituito appunto dal risarcimento a perdere.
L’arretrato dei processi è anche una sorta di disdoro di fronte all’Europa dove in quasi nessun Paese avanzato vi sono casi simili. Peraltro la massa di oltre 100mila leggi e norme diverse, paragonata alle 10mila leggi tedesche e alle altrettante francesi, fanno individuare con certezza una delle cause principali di questo enorme arretrato.
Quando le procedure sono inutilmente pignolesche consentono a chi voglia speculare una lunghezza esasperante dei processi, facendo venire meno la certezza del diritto e agevolando quelli che hanno torto.

L’art. 112 dellaCostituzione stabilisce l’obbligatorietà dell’azione penale.
Si tratta di un principio di fatto inapplicabile perché il capo dell’ufficio di ogni Procura, di fronte alla massa enorme di fascicoli, deve necessariamente fare scelte e stabilire ordini di priorità. Così avviene. Per cui vi sono processi che marciano e altri che languono, non per responsabilità dei magistrati, ma perché ovviamente non si può affrontare tutto in una volta.
L’azione delle Procure è molto delicata perché i pubblici ministeri devono capire l’ambiente nel quale lavorano e individuare le persone per bene e le persone per male, in modo da interpretare i fatti in maniera adeguata ed evitare che il malvagio sfugga, ma che la persona per bene non venga incolpata di fatti travisati.
È vero che vi sono livelli di salvaguardia, dal Gip al Tribunale del riesame,
e poi la Cassazione, ma è anche vero che la lunghezza e la farraginosità dei processi costringe anche gli incolpevoli a sopportare danni finanziari, morali emateriali.
Per cui bisogna sempre prendere decisionigiuste

Articolo pubblicato il 30 ottobre 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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