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Edificare, recuperare e dare contributi per le abitazioni. Le ipotesi in discussione e la cementificazione selvaggia
di Francesco Torre

Il consigliere D’Urso: “I luoghi possibili ci sono”. Beninati: “Una soluzione abitativa rapida”. Grioli: “Non accettiamo i quartieri-dormitorio”. La linea delle istituzioni si basa sul modello già adottato a L’Aquila: costruire altrove e mettere in sicurezza l’esistente

Tags: Nubifragio, Messina, Giampilieri, Scaletta Zanclea



MESSINA - “I luoghi possibili ci sono”, afferma con convinzione Francesco D’Urso, consigliere della prima circoscrizione, abitante di Giampilieri. “Innanzitutto Marchesana, una frazione collinare a ridosso del paese, un grande appezzamento di terreno che, però, attualmente non risulta edificabile. E poi Santa Margherita, sul litorale, su cui insistono già numerosi progetti per nuovi insediamenti. Ed entrambe le soluzioni potrebbero garantire che non avvenga un ulteriore frazionamento della comunità”. Una volontà, quella di poter trovare un’area edificabile nei pressi dell’antico abitato di Giampilieri Superiore, condivisa anche da Gaetano Montalto, presidente dell’Ordine degli Architetti di Messina: “Certo occorrerà lavorare contemporaneamente su entrambi i fronti, recupero e messa in sicurezza”.

Edificare e recuperare. Traduzione? “Modello Aquila”. Che è poi, in sostanza, la linea prefigurata sin da subito dalle istituzioni nazionali, e che il  Governatore regionale Lombardo, il Presidente della Provincia Ricevuto e il Sindaco Buzzanca, pur con dei piccoli distinguo, non hanno mai smentito. Di tono diverso, invece, il parere dell’assessore regionale ai lavori pubblici Nino Beninati, messinese: “Piuttosto che cercare aree da perimetrare e dar vita ad una nuova colata di cemento dobbiamo offrire una soluzione abitativa rapida attraverso contributi personali vincolati all’acquisto di una nuova abitazione”, ha comunicato in una nota ufficiale. Peccato che gli sfollati, di andare ad abitare in altre zone della città, non ne vogliano proprio sapere. E qualcuno dovrà pur dirlo questo, non solo a Beninati ma anche a Giuseppe Grioli, Segretario Provinciale del PD, e a tutta l’opposizione della città: “Se è vero che la città ha subito una cementificazione selvaggia (anche se non a Giampilieri) non possiamo accettare la costruzione di nuovi ‘quartieri dormitorio’, argomenta sulla questione “new town” Grioli. Quindi? “La nostra proposta è quella di utilizzare le case che già ci sono a disposizione in città (pubbliche e private) e rimettere subito in sesto la montagna per permettere agli sfollati di poter ritornare nel giro di pochi anni nelle loro abitazioni. Capiamo le difficoltà e la volontà di rimanere comunità, ma la città non ammetterebbe un nuovo carico urbanistico per cui chiediamo agli sfollati di fare un altro piccolo sacrificio”.

Un altro piccolo sacrificio. 36 vittime, decine di feriti, famiglie distrutte dal dolore, professioni svanite, prospettive di vita future negate, e si ha il coraggio di chiedere “un altro piccolo sacrificio”. Invece di piegarsi al legittimo volere di una popolazione martoriata, a cui è stato negato negli ultimi anni ogni diritto; invece di proporre un reale cambiamento di rotta, culturale e sociale, invocando il rispetto dei principi fondamentali della costituzione, dai “doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale” (art. 2) alla rimozione degli ostacoli che impediscono “il pieno sviluppo della vita umana” (art. 3); invece che agire con semplice buonsenso si continua a credere che le persone possano essere spedite come pacchi postali da un posto all’altro senza che questo non produca deleteri effetti collaterali, si sceglie di perseguire fini politici anche in presenza di “Morti”, si dà come scontata l’idea che le responsabilità di una strage annunciata e denunciata da tempo possano essere considerate di tutti e dunque di nessuno, si continua a parlare del destino di un migliaio di persone senza nemmeno chiedere il loro parere, abbandonandoli nella hall di un albergo alla mercé di avvocati in cerca di risarcimenti milionari, a chiedersi dove andranno mai a finire tutti i soldi raccolti dagli sms per la solidarietà...

“Sai cosa dovremmo fare? Prendere le carte d’identità e i certificati elettorali e spedirli al Presidente della Repubblica, che non si è nemmeno degnato di venire ai funerali. Ma non lo possiamo neanche fare, perché li abbiamo lasciati nelle nostre case e qui siamo senza alcun titolo di riconoscimento. Non siamo niente”.

Articolo pubblicato il 10 novembre 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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