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Ripartire da Porto e Zona Falcata per il rilancio dell'economia di Messina
di Redazione

Confindustria Messina in prima linea affinché si riaccenda il dialogo tra Istituzioni nella città dello Stretto

Tags: Messina, Confindustria Messina



MESSINA - Le città-porto sono tali per la natura dei luoghi. Ci sono porti che restano soltanto approdi o ancoraggi, mentre altri, grazie alla idee a alle azioni degli uomini, diventano porte e palcoscenici.

Il porto di Messina con la sua Zona Falcata ha in sé le caratteristiche per attivare progettualità e vocazioni economiche, e per rilanciare l’economia non solo della città, ma dell’intero sistema territoriale connesso.

Negli ultimi decenni, nonostante la posizione strategica e le enormi potenzialità, la penisola di San Raineri ha avuto un ruolo marginale sull’area dello Stretto, fino a diventare uno spazio recluso ed espulso dal suo territorio. Il recupero della zona Falcata, siamo convinti, rappresenta il volano per un territorio in cui si faticano ad intravedere altre realistiche possibilità di sviluppo. Ad oggi, però, resta una opportunità di sviluppo che si tarda a cogliere.

È un tema complesso, che torna periodicamente sulla scena al centro di dibattiti che purtroppo non attengono alle progettualità, bensì a diatribe burocratiche e istituzionali.

Conclusa la lunghissima e annosa vertenza tra Ente Porto e Autorità Portuale sulla titolarità delle aree, siamo ora incagliati nel ricorso voluto dal Comune di Messina, che ha deciso di impugnare la consegna di alcune aree ex Ente Porto all’Autorità Portuale. Con l’accordo firmato nell’aprile del 2014, e la definitiva consegna delle aree nel successivo mese di novembre, realizzata anche grazie all’impegno di Confindustria Messina, avevamo creduto che si potesse finalmente lavorare sull’attuazione del Piano Regolatore Portuale e avviare una volta per tutta la riqualificazione della Falce. Invece, un’ulteriore azione giudiziaria tronca il percorso faticosamente intrapreso.

La concreta valorizzazione dell’area sembra essere ancora molto lontana, mentre si continua a perdere tempo prezioso e a distogliere attenzioni e risorse importanti per l’urgente ripresa del sistema economico territoriale. Si continua a discutere del Piano Regolatore Portuale, dando peraltro agio alla Regione di temporeggiare ulteriormente sulla sua validazione, quando esso è già stato approvato in sede di Comitato Portuale alla presenza di tutti i rappresentanti istituzionali coinvolti, compresi gli allora rappresentanti del Comune. Si tratta di un Piano orami certamente datato, che andrebbe ridiscusso e ragionato, ma è indubbio che la città non può più permettersi ulteriori ritardi al percorso di risanamento di una delle zone più suggestive di Messina, che potrebbe trasformarsi nel principale catalizzatore economico.

Da decenni le politiche di sviluppo territoriale vengono affossate da diatribe di competenze; mentre sarebbe di certo più efficace la condivisione delle strategie e delle idee progettuali.

Messina merita e deve pretendere questa opportunità. Sulla Zona falcata è indispensabile agire in fretta e dare impulso all’opera di riqualificazione necessaria. Per evitare l’abbandono di ogni progetto che possa interessare l’area servono ingenti risorse e l’Autorità Portuale, peraltro, è ad oggi il solo ente che può garantirle e a cui si devono gli unici interventi effettuati negli ultimi anni per rifunzionalizzare gli spazi portuali.

Il territorio è progettualità, cultura, sistema di impresa, ma soprattutto dialogo tra Istituzioni. Su questo occorre puntare per conferire competitività all’area messinese. Vorremmo che progettare, investire, dialogare, accompagnare, non suonassero come vuoti proclami, ma che fossero un metodo per apportare i cambiamenti: un metodo sul quale almeno le strutture locali della rappresentanza, istituzionali e non, dovrebbero provare a investire.

Solo così Messina potrà, come accaduto per altre aree del Paese, attivare un processo di sinergie relazionali e di convergenze, utili ad agire per lo sviluppo locale. Messina deve guardare al suo essere Porto non solo come linea di passaggio di flussi, ma come catalizzatore e manipolatore di tali flussi, generando attività a elevato valore aggiunto.

Articolo pubblicato il 03 novembre 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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