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Philadelphia: città verde, pulita, sicura e travolgente grazie al suo fermento artistico
di Nicoletta Fontana

Philly, come la chiamano affettuosamente i suoi abitanti, vanta una qualità di vita fra le più alte delle metropoli Usa

Tags: Philadelphia



L’iconica scultura “LOVE “ di Robert Indiana posta davanti alla fontana in John F. Kennedy  Plaza, oggi simbolo di Philadelphia, non è semplicemente un’installazione artistica di uno dei più grandi maestri di arte contemporanea americana, ma vuole rimandarci  al significato greco del nome della città che significa “Città dell’amore”.

Ed è proprio il mio amore per l’arte e per la storia  americana che mi porta a visitare quella che è stata la prima capitale d’America, fondata nel 1862 da William Penn, un quacchero inglese perseguitato per le sue credenze, che la scelse per essere città ideale ad accogliere tutti i perseguitati in fuga dai loro paesi. Il 4 luglio del 1776 a seguito della Rivoluzione Americana il grande Benjamin Franklin redige la dichiarazione d’Indipendenza nell’Indipendence Hall, che si ufficializza quattro giorni dopo, al tocco della Liberty Bell, da allora simbolo della Nazione. Capitale d’America per lunghi anni oggi “Philly”, come la chiamano affettuosamente i suoi abitanti, si presenta ai miei occhi  come una città a misura d’uomo, in cui la qualità della vita di chi la abita è forse la migliore di tutte le metropoli degli States.

Verde, pulita e profondamente europea è una città che si può percorrere a piedi, perchè  facile e sicura ma,  allo stesso tempo travolgente per il grande fermento artistico che forse la rende in qualche modo più interessante della vicinissima “Big Apple”; infatti, in  città sono presenti più di 3000 murales, grazie all’intuizione del sindaco Wilson Goode che invece di considerare il graffitismo una sorta di imbrattamento di muri ha permesso agli street artist di esprimere la loro arte allo scopo di bonificare edifici dismessi della città. E così per me è stato facile incontrare Shepard Fairey, in Vine Street, il mitico street artist che ha firmato la campagna elettorale di Obama rivisitando la scritta Hope di Robert Indiana.  Nella stessa zona che si trova appunto a nord est della città è facile comprendere, grazie al graffitismo come, tutti gli spazi ancora decadenti delle vecchie strutture industriali a breve diventeranno base di un nuovo e più eclettico insediamento urbano, paragonabile al Lower East side di New York.
(www.muralesarts.org)

Spostandomi in Market Street, mi fermo a mangiare all’High Street Market, gemello di Fork e rimango assolutamente sorpresa nello scoprire che ogni panino, ogni croissant, ogni dolce  è stato appena stato sfornato nel forno del backstage del ristorante e così mi gusto un hamburger vegetariano di grande eccellenza e soprattutto totalmente “organic”, da non perdere! Poco distante, in South Street, il Magic Garden realizzato dall’anziano artista Isaiha Zagar, mi lascia senza fiato. Il museo è interamente ricoperto da cocci di  mattonelle, resti di bottiglie e ceramiche che formano disegni di chiara ispirazione a grandi maestri del novecento come, Gaudì, Picasso e Dubuffet. In  questo apparentemente confuso mosaico, emergono figure umane e scritte che lasciano messaggi forti di amore e  di vita. Percorrendo South Street verso il fiume Delaware e addentrandosi nelle stradine di Old Town, tante saranno le facciate che portano la sua firma, o quella di altri street artist, in un quartiere che pullula di negozi vintage, piccoli localini trendy, che mi sento di definire il  più “Hipster” di Philly. (phillymagicgarden.org)

La cena da Sampan, un ottimo ristorante fusion, con a capo lo chef più carismatico e popolare d’America, Michel Schulson, mi porta nel cuore più elegante della città. Non troppo lontano, al di là del Parco Rittenhouse, svetta l’imponente building dell’omonimo Hotel e in questo reticolato di strade tra la Walton e la Chestnut si racchiude il “Quadrilatero della Moda” di Philadelphia, un’occasione di shopping da mettere in programma per il giorno seguente, anche perchè Philadelphia è tax free per quello che riguarda abbigliamento e calzature. Ma la notte di Philly non vuole finire e mi lascio trasportare dalle note di una band che suona dal vivo al Time, per concludere la mia serata in un locale molto affascinante, il Ranstead Room. Un amico di Philly mi sorprende invitandomi ad entrare in un “bar”senza insegna, in cui entri solo se ti conoscono. Grazie a lui, per accedervi  devi essere presentato da un socio, e così mi ritrovo a vivere l’epoca del proibizionismo americano e  all’interno di questo luogo buio, ma  super cool, in  “gran segreto brindiamo” a una città ancora tutta da scoprire. (Fine prima puntata)

Articolo pubblicato il 06 novembre 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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