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Volete l'acqua gratis? Ecco il disastro Messina
di Carlo Alberto Tregua

Distruttivo il referendum del giugno 2011

Tags: Acqua, Messina, Enna, Sicilia



Ricordate il referendum del giugno 2011, con cui degli stupidi sinistrorsi hanno gabellato i cittadini, facendo loro credere che il servizio di adduzione, distribuzione e somministrazione dell’acqua facesse costare il prezioso liquido, mentre sostenevano che l’acqua, essendo un bene di tutti, non debba costar nulla, cioè debba essere gratis?
Una pura idiozia e un travisamento della verità cui molti italiani hanno abboccato, votando in massa sì al referendum e affermando un principio ovvio e banale, e cioè che l’acqua non debba costar nulla.
Ma non è questo in discussione. È in discussione il fatto ineludibile che per portare l’acqua dalle viscere della terra ai rubinetti di famiglie e imprese vi sia un costo economico cui devono corrispondere ricavi.
L’ulteriore idiozia riguarda il fatto che in questa operazione di produzione dei servizi non vi debba essere utile. La conseguenza è che tali servizi dovrebbero essere gestiti dalle burocrazie comunali e supervisionate da quelle regionali.

È noto che la burocrazia fa acqua da tutte le parti. Non è quindi in condizione di gestire il servizio di acquedotti con efficienza, puntualità e con costi ridotti all’osso, cui comunque devono corrispondere i ricavi rappresentati dalle tariffe che pagano gli utenti.
Il dilemma è, dunque, fra perseguire l’obiettivo di avere un servizio efficiente, che costi il meno possibile, che soddisfi i bisogni di cittadini e imprese, oppure avere un servizio totalmente incapace di venire incontro a tali bisogni.
La risposta è nell’esperienza precedente e nei fatti. I servizi pubblici, (anche affidati fittiziamente a partecipate controllate dagli Enti) non funzionano. Le tariffe sono sproporzionate e sempre più care. Cittadini e imprese sono profondamente insoddisfatti. Se la loro insoddisfazione potesse essere verificata attraverso i totem digitali, da installare nelle società di distribuzione, emergerebbe con chiarezza l’insufficienza prima citata.
Ovviamente, i totem andrebbero installati in tutti i servizi di ogni Ente, i quali dovrebbero avere una centrale con il compito di raccogliere i dati, giorno per giorno e, in base a essi, prendere provvedimenti per migliorare i servizi ritenuti insufficienti dai cittadini.
 
Volete l’acqua gratis? Ecco il disastro Messina. È bene che questi disastri avvengano, perché è il solo modo per farli affrontare con determinazione. Purtroppo, nel caso in esame, né l’Amam, partecipata comunale che gestisce il servizio idrico, né la Regione hanno saputo prevenire il disastro approntando le relative opere per evitarlo.
Quello che hanno saputo fare è stato un rimpallo di responsabilità fra sindaco (Accorinti) e presidente della Regione (Crocetta), rimpallo che non ha risolto l’emergenza.
È dovuto intervenire con forza il Governo centrale, commissariando il comparto con la nomina del capo dipartimento della Protezione civile nazionale, il quale ha scelto a sua volta come commissario per l’emergenza il capo della Protezione civile regionale Calogero Foti.

Nella vicenda sono responsabili sia il sindaco di Messina che il presidente della Regione. E vi spieghiamo perché: il sindaco di Messina perché non ha controllato l’attività della sua partecipata (Amam) chiedendo quali interventi strutturali avesse messo in atto, per consentire il funzionamento dell’acquedotto e quindi del servizio idrico; il presidente della Regione perché non ha provveduto, nonostante le ripetute sollecitazioni, a mettere in sicurezza i territori attraversati dagli acquedotti.
Il disastro di Calatabiano è analogo a quello di Scillato e agli altri di Enna e Agrigento. I terreni collinari e montuosi si sono mossi rompendo l’acquedotto nel primo caso e rovinando il viadotto Himera nel secondo. Lo stesso è avvenuto negli altri casi: nonostante l’assessorato competente conoscesse perfettamente la pericolosità dei movimenti franosi, peraltro diffusi in tutto il territorio siciliano, non ha fatto nulla.
Fatta salva l’onestà del ceto istituzionale, che dovrebbe essere pacifica, la più grave carenza dei responsabili è la loro incapacità di affrontare i problemi, prevenendoli con soluzioni strutturali che consentano di risolverli a monte, prima che si verifichino i disastri. Per comportarsi in questo modo ci vogliono capacità professionali e specchiata onestà in modo da evitare la corruzione.
Non sembra che queste qualità alberghino in Regione ed Enti locali.

Articolo pubblicato il 13 novembre 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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