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Quotidiano di Sicilia

Giuseppe Licari: "Una rivoluzione culturale che avvicini GdF e cittadini"
di Annalisa Giunta

Forum con Giuseppe Licari, comandante provinciale Guardia di Finanza di Enna

Tags: Giuseppe Licari, Guardia Di Finanza, Enna



Quali sono le criticità dell’ennese e quali invece i suoi punti di forza?
“Rispetto alla Calabria, dove ho trascorso circa dieci anni come comandante, in Sicilia la coscienza antimafia è più evoluta, c’è una maggiore consapevolezza tra ciò che è legale e ciò che non lo è. Ogni provincia ha un’analisi connotativa del territorio, con punti di forza e di debolezza. Quella di Enna presenta una distonia tra l’estensione territoriale e l’incidenza demografica molto ridotta. Le caratteristiche economiche sono tipiche delle zone rurali, non vi sono grosse attività imprenditoriali la maggior parte concentrate nella zona industriale del Dittaino e la presenza di negozi Outlet, quasi tutti con sede legale al Nord e che dunque dal punto di vista produttivo poco incidono sul territorio. Vi è poi la presenza dell’Università Kore, Ateneo che costituisce il quarto polo universitario della Sicilia”.

Qual è il livello di evasione fiscale?
“Il livello di evasione rientra nelle medie nazionali. Le recenti stime nazionali dell’economia sommersa quantificano il fenomeno evasivo in circa 180 miliardi di euro, circa il 30% delle entrate totali che dovrebbero essere versate e il 10% del Pil. Enna non rientra tra le aree che presentano un’evasione a rischio in ragione della spiccata vocazione rurale, della tipologia dell’area e delle limitate attività economiche. Purtuttavia, nel corso del 2015, sono stati scoperti ben 22 evasori totali. Occorre rinsaldare quel principio che rimanda al ‘Patto sociale’ implicitamente esistente tra cittadini e Stato, preconizzato dal dettato Costituzionale: un patto per cui tutti dovrebbero versare le imposte, sperando di pagare in modo equo e che le risorse raccolte servano per finanziare i servizi pubblici necessari alla collettività in un’ottica di armonica crescita sociale. Il cittadino comune, in un’ottica di riconsiderazione del ruolo svolto dalle istituzioni, rectius Guardia di Finanza, deve percepire che contribuendo al sostenimento della spesa pubblica partecipa alla crescita del sistema Paese. L’attuale linea istituzionale è quella di favorire una complicità con il contribuente, incrementandone la coscienza fiscale. Non deve passare il messaggio che ‘evadere conviene’, ma che occorre contribuire proporzionalmente alla propria capacità contributiva in un’ottica solidale a tutela dell’economia sana”.

Gli obiettivi per il 2015?
“Sono stati già sostanzialmente raggiunti. Abbiamo svolto 104 verifiche fiscali rilevando 18.489.706 € di base imponibile sottratta a tassazione e 3.231.702 € di Iva dovuta. Ventitre i lavoratori in nero scoperti, per i reati fiscali abbiamo denunciato 16 persone e accertato 26 violazioni. In relazione ai reati fiscali di cui al Dlgs. 74/2000, sono state avanzate: proposte di sequestro misure cautelari pari a 1.962.860 €; proposte di sequestro e confische per equivalente pari a 3.016.383 € e sono state eseguite sequestri e le confische per equivalente pari a 3.000.668 €. La mala gestio delle Cosa pubblica è preoccupante: 48 le violazioni riscontrate per i danni erariali per un importo di 4.431.184 €. In materia di frodi comunitarie abbiamo accertato 76 violazioni, denunciato 48 persone e individuato 2.276.304 € di indebite percezioni. Cinque, invece, le violazioni riscontrate per frodi in pregiudizio del bilancio nazionale e locale con la denuncia di 8 persone e 1.276.884 € di percezioni indebite. Nel settore dei controlli stiamo lavorando anche sull’economia agraria, ove le verifiche antimafia per le imprese avvengono solamente quando si acquisiscono delle provvidenze nazionali e comunitarie di oltre 150 mila euro. Merita menzione anche l’attività svolta dal numero di pubblica utilità 117, al quale i cittadini ricorrono sempre più di frequente”.

Quali sono i principi etici che guidano la Guardia di Finanza e in che modo essi sono utilizzati per tutelare il cittadino?
“Occorre provare a realizzare sostanzialmente una ‘rivoluzione culturale’ che avvicini il cittadino-contribuente alle Istituzioni e, in particolare, alle Forze di Polizia, superando la sfiducia, la diffidenza e spesso il timore e alimentando di contro un clima di collaborazione. Per raggiungere questo ambizioso obiettivo è indispensabile, altresì, creare gradualmente una cultura delle risorse pubbliche che superi la radicata percezione della ridotta valenza sociale di queste ultime, con la triste conseguenza che lo sperpero di denaro pubblico viene spesso tollerata con distacco e l’evasore fiscale visto con indifferenza, talvolta con rassegnata benevolenza difformemente di quanto avviene nei paesi a cultura anglosassone, per sostituirla con una visione collettiva tesa a un’auspicata forma di solidarietà sociale che purtroppo oggi manca quasi del tutto. Si spera che il legislatore adotti provvedimenti normativi che vadano sempre più verso una declinazione dello strumento istruttorio in grado di garantire una maggiore tutela del contribuente virtuoso, prevedendo maggiori con sgravi fiscali e possibilità di deduzioni e misure più aspre nei confronti dei grandi evasori in armonia con i principi di eguaglianza, progressività e solidarietà sociale”.

Articolo pubblicato il 14 novembre 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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