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Messina - Alluvione, dopo più di un mese non c’è ancora nessun indagato
di Francesco Torre

Riflettori ancora accesi sulle responsabilità delle istituzioni per le quali si pretende chiarezza. L’ipotesi al vaglio della Procura è disastro colposo. Gli sfollati chiedono giustizia

Tags: Nubifragio, Messina, Giampilieri, Scaletta Zanclea



MESSINA - 2 Ottobre 2009. La città si risveglia con 14 vittime accertate. La Protezione Civile Nazionale coordina la macchina dei soccorsi. Nell’area di crisi si scava senza sosta, nel tentativo di aprire un varco per Giampilieri Superiore. Altolia e Molino sono completamente isolate. E mentre a tutti tornano in mente le immagini del 25 ottobre 2007 e una sensazione di indignazione e rabbia travolge l’intera cittadinanza, la Procura decide di aprire un’inchiesta, che verrà seguita direttamente da Guido Lo Forte, il procuratore capo. Ipotesi di reato: disastro colposo. Nomi nel registro degli indagati: nessuno.

3 Novembre 2009. Un mese di indagini, che vedono il fascicolo venire affidato al sostituto procuratore Francesca Ciranna. A lei si affiancano gli aggiunti Franco Langher e Ada Merrino. Si acquisisce innanzitutto la documentazione sul disastro del 2007, l’inchiesta avviata dall’allora aggiunto Pino Siciliano che non aveva mai prodotto alcunché, e si nominano i periti che dovranno accertare le cause del disastro: Andrea Failla, professore di teoria e tecnica costruttiva dell’università di Palermo, Gabriele Scarascia Mugnozza, professore di geologia dell’università La Sapienza di Roma, Concetto Costa, ordinario di geotecnica all’università di Catania e Aronne Armanini dell’Università di Trento, idrogeologo, con la sua squadra di tre esperti. La Procura decide di trincerarsi dentro il Palazzo di Giustizia, vengono raccolte le prime testimonianze e si decide di aprire un troncone di indagine anche sui primi soccorsi.
Le poche informazioni che trapelano all’esterno, per bocca del delegato ai rapporti con la stampa Luigi Bruno, tenente colonnello del reparto operativo Carabinieri di Messina, annunciano prudenza. L’ipotesi di reato rimane disastro colposo. E i nomi nel registro degli indagati...ancora nessuno.

“è giustizia, questa?”, si chiedono in massa i 170 sfollati radunati da oltre quattro settimane al Capo Peloro Resort di Torre Faro. Ma in loro non c’è quasi più alcun segno di rabbia, solo rassegnazione e l’assoluta necessità di voltare pagina, di trovare risposte alle domande sul “domani”, ché per ciò che è successo non vale la pena nutrire grosse speranze. «Se un medico viene denunciato per aver sbagliato un’operazione o per essersi reso colpevole di atti omissivi nei confronti di un paziente, è doveroso che la Procura lo inserisca nel registro degli indagati», argomenta senza alzare il tono della voce il sig. Giuseppe Oliva, chiedendosi il perché la stessa regola non debba valere anche per gli amministratori e i funzionari della cosa pubblica. “Che parliamo a fare? Hanno già insabbiato tutto”, lo zittisce un ragazzo di sedici anni, rancoroso. Ci auguriamo che abbia torto. Ma intanto registriamo che questo inquietante silenzio ha già avuto le sue prime conseguenze, annientando per sempre la fiducia e la speranza di un adolescente. E la triste sensazione è che non sarà l’unico, alla fine di questa vicenda, a rinunciare a credere a concetti come “Stato” e “giustizia”.
 

 
Il percorso. Il tenente Bruni “Ci vuole il giusto tempo”
 
“Capisco la spinta emotiva della popolazione colpita dalla catastrofe, ma bisogna accertare le circostanze e per questo ci vuole il giusto tempo”. Il tenente colonnello dei Carabinieri Bruno prova a giustificare in qualche modo il silenzio della Procura, ma in realtà anche lui sembra non saperne molto dei contenuti di questi accertamenti e dei tempi previsti per le risposte.
“So che in prima battuta verranno analizzati i concetti di prevedibilità e di preventibilità. Poi, eventualmente, si proverà a risalire alle responsabilità personali, che comunque dovranno essere inquadrate con certezza”.
Intanto, registriamo che non ci sono novità nemmeno sull’inchiesta avviata dall’ex Siciliano dopo l’alluvione del 2007, e da allora sono passati ben 2 anni. Insomma, non proprio una bella iniezione di fiducia per una città che chiede insistentemente verità e giustizia.
“Da parte nostra invitiamo – conclude Bruno – chiunque possa fornire ulteriori dettagli sulla catastrofe e sui soccorsi ritenuti utili ai fini dell’inchiesta a farsi avanti”.

Articolo pubblicato il 11 novembre 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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