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Quotidiano di Sicilia

Dieci anni di politica spazzatura
di Rosario Battiato

Rifiuti. Piano regionale vigente le tappe del fallimento.
La storia. Il 30 giugno 1999 veniva dichiarato lo stato di emergenza rifiuti per la Sicilia. Dopo interventi costati decine milioni, tre commissari regionali e annunci vari, la situazione è sempre quella di prima.
La realtà. Il Piano regionale non ha prodotto risultati: la raccolta differenziata è ferma a un misero 10%, i termovalorizzatori non ci sono, le Ato si sono dimostrate l’ennesimo carrozzone pubblico. E tra 18 mesi...

Tags: Rifiuti, Amianto



PALERMO - Ma ben prima che arrivasse la condanna istituzionale i siciliani ne avevano già materialmente subito la gestione fallimentare: a sei anni dalla dichiarazione di emergenza ancora il 90% dei rifiuti smaltiti in discarica, fallimento del progetto 102 per migliorare la differenziata, 11 milioni spesi in sei anni per le discariche e altri 60 milioni per le bonifiche. L’Agenzia regionale per i rifiuti, lo scorso ottobre, avvertiva: entro 20 mesi le discariche attualmente operanti nell’Isola saranno sature. Adesso in 45 giorni, secondo il ministro, i tecnici della Regione dovrebbero mettere tutto in sesto con un nuovo piano. Sarà possibile?

“Con l’ordinanza n. 2983/1999 (e successive modifiche e integrazioni, apportate dalle ordinanze nn. 3048/2000 e 3136/2001), il presidente della Regione - si legge nella relazione della Corte dei conti sull’emergenza rifiuti del 2007 - fu  nominato commissario delegato per la predisposizione ed adozione del Piano di gestione dei rifiuti e delle bonifiche delle aree inquinate, di un Piano di interventi d’emergenza per la gestione dei rifiuti urbani, nonché per la realizzazione degli interventi necessari per far fronte alla grave situazione”. Ma cosa fu fatto per ognuna delle richieste espresse nell’ordinanza? A proposito della bonifica delle aree inquinate, in Sicilia esistono 467 siti regionali contaminati. Secondo il recente rapporto dell’Arpa in materia di rifiuti e bonifica delle aree inquinate esistono, al 2008, 274 siti con comunicazione di potenziale contaminazione, 85 siti con indagine preliminare effettuata, 83 siti con piano di caratterizzazione approvato, 25 siti con piano approvato, e nessuno si può definire bonificato con certificazione provinciale. Tra le province domina Siracusa con 200 siti potenzialmente contaminati. A livello regionale appare indicativo segnalare come appena il 5% dei siti contaminati abbia un piano di bonifica approvato.

Sulla differenziata già molto è stato detto, ma un cifra appare indicativa visto che tra gli obiettivi del Piano rifiuti Sicilia del 2002 era stato previsto che entro il 2005 bisognava raggiungere il 25%, di differenziata, mentre la raccolta effettiva in Sicilia era giunta al 5%, contro la media italiana al 25,3%, e ancora dopo 3 anni, dati 2008, si è attestata intorno al 6%, a fronte di 11 milioni di euro spesi. Persino il lancio del Progetto 102, Formazione di operatori ambientali nell’ambito della istituzione di centri provinciali per il controllo ambientale della Regione siciliana, che avrebbe dovuto effettuarsi nel biennio 1997-99, era già partito in maniera non troppo trasparente essendo stato affidato “in house e senza alcuna forma di pubblicità”, si legge nella Relazione della Corte dei Conti, a Progetto Italia Spa e Progetto Italia Sicilia Spa. Per il progetto, che avrebbe dovuto formare personale qualificato per supportare l’avvio della gestione integrata, peraltro mantenendo dei risultati completamente fallimentari visto lo stato della gestione integrata nell’isola, si erano stabilite risorse per oltre sei milioni di euro.

La questione risorse pesa come un macigno sulla gestione del sistema, visto che tra il 1999 e il 2005 sono stati bruciati ben 39 milioni di euro, di cui quasi 30 milioni solo come “compensi al personale amministrativo”.

Il messaggio è stato recepito anche dal presidente della Regione Raffaele Lombardo, che a settembre ha confermato la riduzione delle Ato da 27 a 9, dato che aveva anticipato l’assessore Milone in estate, e la necessità di una riforma organica. Anche da Legambiente, per bocca del presidente regionale Mimmo Fontana, ribadiscono il fallimento del commissariamento straordinario e l’urgenza “di un nuovo Piano che sia condiviso e realizzabile per uscire finalmente fuori da questa grave situazione”.

Articolo pubblicato il 11 novembre 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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