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La mafia progettava l'uccisione del ministro Alfano
di Patrizia Penna

La circostanza emerge da un’intercettazione: “Dovrebbe fare la fine di Kennedy”. Boss di Corleone arrestati ieri nell’ambito dell’operazione Grande Passo 3

Tags: Angelino Alfano, Mafia



CORLEONE (PA) - “Dovrebbe fare la fine di Kennedy”, il presidente americano ucciso nel ‘63: così alcuni mafiosi arrestati a Corleone dai Carabinieri pensavano di colpire il ministro dell’Interno Alfano, responsabile dell’inasprimento del 41bis. La circostanza emerge da un’intercettazione effettuata nell’inchiesta dell’Arma sul mandamento mafioso di Corleone.

Di fronte alla notizia relativa alle minacce da parte di alcuni esponenti mafiosi verso la sua persona, Alfano non si è scomposto più di tanto. “Non è la prima volta”, ha detto.

Durante il vertice straordinario europeo sulla sicurezza al quale ha partecipato nella giornata di ieri, ha spiegato che “La liberazione della mia terra, della terra di Sicilia da questi maledetti vale più della mia vita”.

L’operazione "Grande passo 3" condotta ieri a Corleone da Dda di Palermo e Arma dei Carabinieri ha prodotto l’arresto di Roberto Lo Bue, capomafia già finito in carcere nel 2008, ma poi assolto e liberato, fratello di uno dei fiancheggiatori dell’ultima fase della latitanza del boss Bernardo Provenzano.

Di fronte alla notizia che il ministro siciliano è nel mirino di una mafia sempre più agguerrita e sempre più decisa, come si evince dalle intercettazioni di alcuni boss mafiosi, la solidarietà è stata bipartisan.
Solidarietà anche da Rosy Bindi, presidente della commissione Antimafia, Rosy Bindi, che ha ribadito l’impegno nella lotta contro la criminalità. 

Rosanna Scopelliti, presidente del Comitato beni confiscati presso la commissione ha detto: “L’odio mortale dei mafiosi nei suoi confronti è un’orrida ma veritiera conferma che il ministro Alfano nella lotta alle mafie sta colpendo duro”.
Anche la politica siciliana non ha mancato di esprimere il proprio sostegno al ministro. L’assessore regionale alle Infrastrutture Giovanni Pistorio, ha commentato così la vicenda:  “Esprimo la mia solidarietà e la piena fiducia all’amico Angelino Alfano che, malgrado sia sottoposto quotidianamente ad attacchi volgari da chi non ha il senso delle istituzioni, sta lavorando con la massima dedizione, assumendosi tutti i rischi anche personali, per garantire la sicurezza del nostro Paese dai nemici interni, a cominciare dalla criminalità organizzata, ed esterni senza venir meno ai principi di cultura giuridica democratica e di senso dell’umanità che sono i pilastri su cui si fonda la Costituzione repubblicana".

Articolo pubblicato il 20 novembre 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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