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Quei rumori senza controllo in Sicilia
di Rosario Battiato

Strumenti normativi di contrasto: soltanto l’1% dei 390 Comuni ha effettuato la zonizzazione. E si sente, purtroppo. L’inquinamento acustico causa effetti negativi sulla qualità della vita e, in generale, sulla salute

Tags: Inquinamento Acustico, Sicilia



PALERMO – Ben presto un’altra emergenza potrebbe presentarsi all’appello. Si tratta dell’inquinamento acustico e degli strumenti per monitorarlo e arginarlo, oggetto della direttiva comunitaria 2002/49/CE2 relativa alla determinazione e alla gestione del rumore ambientale e recepita con Decreto Legislativo 194 del 19 agosto 2005. In Sicilia questo percorso è soltanto in fase di avviamento.

“L’inquinamento acustico in ambiente di vita risulta un fattore di pressione, causa di notevoli e differenti impatti su persone e ambiente”. Lo precisa l’Ispra nell’ultimo aggiornamento dei dati ambientali nazionali, aggiungendo che “un’elevata percentuale della popolazione è esposta a livelli di rumore, ritenuti significativi, dovuti alle infrastrutture di trasporto, alle attività produttive e commerciali e alle stesse abitudini di vita dei cittadini”. Elementi che sono “causa di effetti negativi sulla qualità della vita e sulla salute, con presenza di patologie indotte”.

In Sicilia bisogna cominciare dall’anno zero, o quasi. I dati aggiornati al dicembre dello scorso anno certificano che la percentuale dei comuni italiani che ha approvato la classificazione acustica è pari al 58%. Si mantengono sostanziose differenze tra le aree nazionale. Le regioni con la percentuale di comuni zonizzati più elevata sono Valle D’Aosta (sale al 100%), Toscana (sale al 98%), Marche (97%), Lombardia (sale al 95%), Veneto (sale al 91%), Liguria (84%), Provincia di Trento (76%). Le regioni che registrano percentuali inferiori al 10% sono Abruzzo (8%), Provincia di Bolzano (3%) e Sicilia (1%). In sintesi si conferma che la risposta delle Amministrazioni locali nei confronti della Legge Quadro 447/95 è ancora insufficiente, soprattutto grazie ai comuni siciliani.

Dal 2000 al 2014 le sorgenti controllate in Sicilia sono passate da 34 a un dato non disponibile (erano ancora 313 nel 2009), visto che la Regione non comunica più i dati ormai dal 2010 e si tratta dell’unica realtà nazionale ad avere un deficit così evidente. A tal proposito non è stato possibile rintracciare le sorgenti per le quali si è riscontrato un superamento dei limiti. Arpa Sicilia, invece, ha comunicato che nel 2013 ha effettuato 24 monitoraggi in tutto il territorio regionale, mentre maggiore è stata l’attività di interventi puntuali di controllo (circa 130).

Eppure le normative isolane esistono. La prima risale al 27 gennaio del 1996, mentre una delle più importante è il decreto assessoriale 11 settembre 2007 Linee guida per la classificazione in zone acustiche del territorio dei comuni della Regione siciliana. Tuttavia la Sicilia, assieme a Molise, Campania, Basilicata e Sardegna, risulta che non si è ancora dotata di una legge regionale in materia di inquinamento acustico. 

Qualcosa potrebbe cambiare presto. Sul sito dell’Arpa regionale, nella porzione relativa al “rumore”, sono raccolti le iniziative legislative regionali, il progetto per la realizzazione della rete di monitoraggio del rumore, nonché gli ultimi due interventi in materia che riguardano la mappa acustica strategica per l’agglomerato di Catania e di Palermo, entrambe realizzate dalle strutture territoriali di riferimento.

Articolo pubblicato il 21 novembre 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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