Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia � su Twitterrss qds

Quotidiano di Sicilia

Messina - Ambiente e industria al collasso: doppio fallimento a Valle del Mela
di Lina Bruno

Studi dell’Università di Firenze hanno evidenziato la ricaduta di polveri contenenti sostanze cancerogene. L’Asp smorza l’allarme escludendo qualsiasi pericolo per la salute degli abitanti

Tags: Messina, San Filippo Del Mela, Valle Del Mela, Inquinamento, Ambiente



MESSINA - Area ad elevato rischio di crisi ambientale, secondo un decreto del 2002, il comprensorio del Mela resta con tutte le sue criticità. Nessuna delle bonifiche promesse è stata avviata e il tessuto industriale si va impoverendo senza che l’alternativa delle riconversioni riesca a trovare soluzioni condivise, come nel caso dell’Edipower di San Filippo del Mela.

Il proliferare delle associazioni ambientaliste nei sette comuni che rientrano nell’area a rischio e la nuova attenzione che le Amministrazioni locali adesso danno ai temi dell’inquinamento sono il segno però che comunque qualcosa sta cambiando. Chi popola quei territori vuole essere protagonista delle scelte che verranno fatte ponendo come prioritaria la salvaguardia della salute e dell’ambiente.

In questo contesto il coordinamento ambientale Valle del Mela ha attivato  un anno fa una centralina di monitoraggio sulla qualità dell’aria per rilevare la presenza delle polveri fini Pm2.5 ed i Comuni di Santa Lucia del Mela, San Pier Niceto e Monforte San Giorgio hanno finanziato uno studio sugli effetti delle emissioni di sostanze inquinanti a seguito dell’incendio al serbatoio Tk513 della raffineria di Milazzo.

Le attività di sorveglianza epidemiologica e ambientale sono state condotte da Annibale Biggeri, ordinario di statistica medica presso l’Università degli Studi di Firenze. I risultati hanno evidenziato la ricaduta di polveri contenenti notevoli quantità di idrocarburi policiclici aromatici (Ipa) che sono indicate come sostanze cancerogene  dalla stessa Oms. Le maggiori quantità hanno interessato sia le immediate vicinanze del serbatoio incendiato nella frazione di Archi che le zone a Ovest dell’abitato di Milazzo. Una comparazione è stata effettuata poi con il polo petrolifero di Sarroch, in Sardegna. Dal confronto sono stati evidenziati a Milazzo valori di idrocarburi policiclici aromatici superiori di circa 30 volte alla media del comune cagliaritano.

Le rilevazioni sulla dispersione di queste sostanze pone alcuni interrogativi sugli effetti sanitari nel tempo e  sulla possibile contaminazione della catena alimentare. Lo studio di Annibale Biggeri, certificato scientificamente, anche se non validato da organi istituzionali, sarà pubblicato sulla rivista europea Epidemiologia e prevenzione.

In una nota i rappresentanti della Ram hanno però voluto ricordare che le rilevazioni di Asp e Arpa fatte dopo l’incendio hanno dato ampie rassicurazioni evidenziando una scarsa incidenza di accessi presso i presidi di assistenza sanitaria su tutto il territorio interessato dall’evento per patologie correlabili alla esposizione ai fattori nocivi sprigionatisi durante l’incendio.

“L’Asp – si legge nella nota – ha escluso qualsiasi situazione di allarme per la salute degli abitanti del comprensorio della Valle del Mela, riservandosi comunque di fornire ulteriori aggiornamenti quando verranno acquisiti i risultati degli esami in corso all’Istituto Zooprofilattico di Palermo”.

Sia Annibale Biggeri che Pasquale Andaloro “focal Point” dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sottolineano che lo studio vuole affiancare il lavoro di Asp e Arpa, senza sostituirsi  né creare scontri istituzionali. L’attendibilità di rilevazioni e analisi è sempre comunque legata alla disponibilità di strumenti e risorse.

“L’Arpa non dispone di centraline adatte a misurare le PM2.5 - ricorda Peppe Maimone presidente del Coordinamento ambientale - e utilizza due sole centraline esclusivamente per le PM 10; c’è poi una generale carenza di mezzi e personale che condiziona l’attività dell’ente e che non viene adeguatamente affrontata dal governo regionale”.

Dalla centralina del Coordinamento che il prossimo anno verrà potenziata sono emerse varie criticità tra maggio e giugno 2015 con picchi giornalieri di Pm2.5 superiori a 80 microgrammi per metro cubo, circa otto volte oltre il limite indicato dall’ Organizzazione Mondiale della Sanità.

Articolo pubblicato il 24 novembre 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


comments powered by Disqus