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Bruno Di Marco: "Informatizzazione e semplificazione"
di Anna Claudia Dioguardi

Forum con Bruno Di Marco, Presidente del Tribunale di Catania

Tags: Bruno Di Marco



Quali sono i numeri del Tribunale di Catania? Quanti i fascicoli ancora da smaltire?
“Nel settore civile sono 85 mila i fascicoli aperti, con una sopravvenienza annua di 42.200 fascicoli circa. L’indice di ricambio è positivo poiché nel periodo preso in considerazione ai fini statistici, che va dal 1 luglio 2014 al 30 giugno 2015, sono stati definiti 42.500 fascicoli, ossia più di quelli sopravvenuti. Nel penale sono circa 25 mila le cause in corso. L’andamento delle definizioni è qui analogo al settore civile. Il Tribunale di Catania è il sesto d’Italia, con un organico complessivo di 335 unità di personale amministrativo, con una scopertura di 75 unità e di 110 magistrati. Dopo lunghi periodi di vacanza d’organico sul fronte dei magistrati, attualmente ne mancano 3 unità”.

Il Tribunale di Catania è degno di nota per l’attuazione del processo civile telematico. Cosa può dirci al riguardo?
“Il Tribunale è stato pilota nel meridione per quanto riguarda il processo civile telematico. Abbiamo iniziato nel 2008 con il decreto ingiuntivo telematico e, nel 2012, abbiamo attuato tutte le fasi del processo per primi nel meridione e fra i primi in Italia. Ciò anche grazie a un’iniziativa da me promossa, nel gennaio 2011, ossia la stipula di un protocollo d’intesa con la Cciaa e i Consigli degli Ordini degli avvocati e dei dottori commercialisti, con la finalità di rafforzare e consolidare la diffusione del processo telematico. Tale protocollo è stato successivamente sottoscritto anche dal Consiglio dei Distretti riuniti di Catania e Caltagirone dei notai e, in ultimo, dall’Università degli studi di Catania. L’adesione di quest’ultima ci consente di avere a disposizione personale tecnico qualificato e, così, di migliorare ulteriormente il servizio”.

Ciò vuol dire che è sparita la carta?
“No, in nessun Tribunale la carta è sparita. Siamo i primi in Europa ad avere in parte quasi sostituito il processo cartaceo, ma ancora sono autorizzati depositi cartacei. È previsto che entro il prossimo anno il processo telematico diventi obbligatorio per tutti”.

Quali sono gli altri nodi che la Giustizia deve affrontare?
“Tra i maggiori problemi vi è quello della gestione complessiva dei carichi e dei flussi di lavoro. Annualmente, come suddetto, le sopravvenienze sono massicce. Farvi fronte con il processo telematico aiuta, ma non è sufficiente poiché sostanzialmente questo serve a gestire più rapidamente ruoli e udienze, ma non la risoluzione delle controversie”.

Non vi è alla base la necessità di semplificazione dei processi civile e penale?
“Non c’è dubbio che, accanto allo strumento tecnologico, occorrano intereventi normativi che abbiano  la funzione specifica di costruire un sistema processuale, tanto nel penale quanto nel civile, rispondente alle esigenze attuali. Bisogna intervenire con iniziative legislative di sistema e non attraverso la decretazione d’urgenza. Quest’ultima, se spesso contiene delle norme accettabili, altrettanto spesso si sovrappone ad altre norme creando situazioni di difficile interpretazione. A ciò occorre aggiungere un problema di diritto sostanziale, ossia l’esistenza di un massiccio numero di leggi all’interno del quale è sempre più difficile districarsi. Il giudice oggi si trova di fronte non solo a norme nazionali, ma anche a norme dell’Ue e internazionali. Ciò rende sempre più complicata l’attività di adeguamento alla fattispecie concreta e ciò può, in qualche misura, intaccare la certezza del diritto”.

La legge 133/2015 è intervenuta sulla pubblicazione delle aste giudiziarie, rendendola obbligatoria on-line. Come si sta muovendo il Tribunale?
“Le procedure più recenti sono già informatizzate, per quelle dal 1999 in giù stiamo procedendo all’informatizzazione. Contiamo di completare entro il 31 dicembre e ciò ci consentirà di avere un quadro chiaro della materia. Quanto alla pubblicità, entro un mese tutte le vendite immobiliari saranno pubblicate sul sito del Tribunale, dando così agli interessati la possibilità di venire a conoscenza di ciò che è stato stabilito”.

Quante sezioni ha il Tribunale di Catania?
“Il civile conta sei sezioni: la prima si occupa di famiglia e di persone, e in tale ramo rientra anche il riconoscimento del diritto d’asilo; la seconda sezione lavoro; la terza civile; la quarta che si suddivide in commerciale fallimentare e sezione specializzata in materia d’impresa; la quinta civile; la sesta che si occupa di esecuzioni mobiliari e immobiliari. Un approfondimento va fatto in merito alla sezione specializzata in materia d’impresa, istituita nel 2012, che ha competenza regionale. La Sicilia e la Lombardia sono le uniche due regioni con due sezioni specializzate in tale materia. In Sicilia esse si trovano a Palermo e Catania ma, caratteristica di quella etnea è la competenza nelle controversie di Sicilia e Calabria, in cui è parte una società straniera. Nel settore penale le sezioni sono nove: la sezione Gip-Gup composta da 18 magistrati; la sezione quinta ossia il Tribunale del riesame, composta da nove magistrati; quattro sezioni dibattimentali; una sezione delle misure di prevenzione e due sezione di Corte d’assise”.

Complessivamente qual è l’organico del Tribunale? Vi è un capo del personale?
“Vi sono 335 amministrativi e 110 magistrati a cui vanno aggiunti 55 Got, per un totale di circa 500 persone. Vi è un dirigente amministrativo che gestisce il personale amministrativo sotto la  vigilanza del capo dell’ufficio. È di competenza di quest’ultimo anche il coordinamento dei magistrati e il rapporto con le autorità e le istituzioni esterne”.

Quali altre criticità vuole evidenziare?
“Sono due i problemi più urgenti. Il primo riguarda la sezione lavoro, il cui carico di attività è insopportabile. Benché l’organico sia al completo, ogni giudice ha un carico che oscilla tra 2.600 e 3.000 cause. L’altra criticità riguarda il problema dei migranti. Le Commissioni provinciali per il riconoscimento della protezione internazionale decidono in via amministrativa sulle richieste di asilo dei profughi. Avverso le richieste rigettate si può fare ricorso al giudice e il Tribunale di Catania ha competenza distrettuale in materia. Al 30 settembre 2015 erano 3.090 i procedimenti per richieste di asilo. Vista la mole, i tempi di definizione a volte raggiungono anche un anno e mezzo, con un aggravio di risorse per l’erario. Per affrontare tale emergenza, il 30 ottobre ho stipulato un protocollo con il presidente della Commissione nazionale e di quelle provinciali che ha la finalità di facilitare lo scambio di una serie di informazioni. Ho anche chiesto, senza esito positivo al momento, l’assegnazione di cinque giudici aggiuntivi da destinare a tale filone”.

Può tracciare un bilancio dei suoi anni da Presidente?
“Direi positivo, perché ciò che avevo previsto, nel progetto che all’epoca presentai al Csm è stato portato a termine. Anzi, è stato fatto di più poiché è sopravvenuta la soppressione delle sezioni distaccate. Ciò rimanda ad un’altra urgenza: non abbiamo aule sufficienti per la celebrazione delle udienze civili e spazi adeguati e decorosi per il personale. Senza una risposta certa da parte delle Istituzioni saremo costretti, entro il primo semestre 2016, a ridurre il numero delle udienze. Dal ministero abbiamo avuto concrete rassicurazioni: l’immobile sul quale si punta è l’ex provveditorato agli studi di viale Vittorio Veneto”.

Articolo pubblicato il 27 novembre 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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