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Quotidiano di Sicilia

Occupazione e consumi, tracollo Sud
di Redazione

È quanto emerge dai conti economici territoriali realizzati dall’Istat: dal 2011 al 2014 perso il 5,6% di Pil. L’anno scorso il prodotto interno lordo è sceso dello 0,9% in Sicilia. Bene il Molise (+1%)

Tags: Economia, Ripresa, Crisi, Sicilia



ROMA - Nel triennio 2011-2014 il Pil in volume è sceso del 5%, accompagnato da una diminuzione del 2% degli occupati e da una contrazione del 6% dei consumi delle famiglie.
è quanto emerge dai conti economici territoriali realizzati dall’Istat. In termini di dinamica del Pil, l’area che ha registrato il calo maggiore è il Nord-ovest (-5,7%), appena superiore a quello del Mezzogiorno (-5,6%), mentre Nord-est e Centro segnano flessioni più contenute (rispettivamente -4,3% e -4,2%).

Resta molto ampio il gap tra il Mezzogiorno e il Centro Nord in termini di ricchezza prodotta. Il Sud, con un livello di Pil pro capite di 17,6mila euro, presenta un differenziale negativo molto ampio, inferiore del 43,7% rispetto a quello del Centro-Nord (-43,2% nel 2013). In termini di reddito disponibile, il divario si riduce al 33,3% (-34,0% nel 2013).

Il Nord-ovest resta l’area geografica con il Pil per abitante più elevato, pari a 32,5mila euro nel 2014, in calo rispetto al 2012 (32,8mila euro) ma in leggera risalita rispetto al 2013 (32,4mila euro). Seguono il Nord-est, con 31,4mila euro, il Centro, con 29,4mila euro.
La graduatoria regionale vede in testa la Provincia Autonoma di Bolzano, con un Pil per abitante di quasi 40mila euro, seguita da Valle d’Aosta e Lombardia (rispettivamente 37 e 35mila euro). La prima tra le regioni del Mezzogiorno è l’Abruzzo, che si colloca al quattordicesimo posto con circa 23mila euro, mentre l’ultimo posto della graduatoria è occupato dalla Calabria, con 16.200 euro.

Sull’occupazione nel 2014 gli andamenti sono molto differenziati a livello territoriale. La caduta più marcata si registra nel Mezzogiorno (-4,2%) e, in misura minore, nel Nord-ovest (-2,2%), mentre le altre due aree subiscono cali contenuti. L’incremento maggiore si è registrato nel Lazio (+3,0%) e la flessione più ampia in Puglia (-2,1%). Anche se il Mezzogiorno registra il calo maggiore (-0,9%), al suo interno vi sono i risultati positivi di Basilicata e Molise (rispettivamente +1,8% e +1,6%). Il Nord-ovest segna nel complesso un calo dello 0,3%, dovuto alla flessione del Piemonte (-0,8%), mentre nel Nord-est si registra un incremento dello 0,5% che deriva da variazioni positive in quasi tutte le regioni.

La moderata discesa dell’attività produttiva si è accompagnata, nel 2014, a una dinamica lievemente positiva dei consumi finali in volume delle famiglie, aumentati a livello nazionale dello 0,4%. Sia nel Nord-ovest sia nel Nord-est la spesa per consumi è cresciuta in misura significativa, rispettivamente dello 0,8% e 0,6%, nonostante le riduzioni del Pil.

Nel Centro e nel Mezzogiorno si registrano, invece, andamenti più in linea con la dinamica del Pil, con un incremento nella prima ripartizione (+0,8%) e un calo nella seconda.(-0,5%). Gli aumenti più significativi dei consumi si registrano, tra le regioni del Centro-Nord, nel Lazio (+1,3%), in Lombardia (+1,3%), Valle d’Aosta (+1,2), Veneto (+1,0%). Nel Mezzogiorno la flessione maggiore dei consumi ha toccato la Sicilia (-1,2%), mentre variazioni positive si sono registrate in Molise (+0,2%) e Puglia (+0,1%).
La dinamica dei consumi delle famiglie nel triennio in esame è caratterizzata da una contrazione particolarmente marcata nel Mezzogiorno (-8,4%), a fronte di cali quasi analoghi nel Centro (-5,3%), Nord-ovest (-5,0%) e Nord-est (-5,0%).

A livello di singole regioni, la Provincia Autonoma di Bolzano e la Valle d’Aosta sono le uniche a registrare una crescita del Pil nel triennio, con incrementi rispettivamente dell’1,0% e dello 0,2%, a cui corrisponde tuttavia un calo moderato dell’occupazione (rispettivamente -0,6% e -0,8%) e uno più deciso dei consumi (-4,7% e -5,2%). All’opposto, il risultato univocamente peggiore si registra in Calabria, con un calo del Pil dell’8,2%, dell’occupazione del 5,6% e dei consumi del 9,3%.

Piemonte, Friuli Venezia Giulia, Liguria e Campania sono le regioni che registrano le flessioni più marcate del Pil dopo la Calabria (fra -7,0% e -7,9%); risultano fortemente negative anche le dinamiche dell’occupazione, con cali compresi fra il 2,2% e il 4,7%, e dei consumi, fra -5,0% e -7,8%.
 

 
Solo sette regioni su venti vedono la ripresa
 
Sette regioni italiane su 20 nel 2014 vedono la ripresa.
L’Istat rileva un prodotto interno lordo in crescita in Valle d’Aosta, Lazio (+1,4% per entrambi), in Molise (1%), Marche, Veneto, Basilicata e Calabria.
Il Lazio è anche la regione che vede la maggiore crescita dell’occupazione (+3%), seguito da Basilicata, Molise e Marche. Il calo peggiore è invece in Puglia (-2,1%).
Le riduzioni maggiori del Pil contraddistinguono infine Abruzzo (-2,5%), Campania (-1,8%) e Friuli Venezia Giulia (-1,3%). Contrazioni elevate colpiscono anche Sicilia, Lombardia, Toscana e Umbria (per tutte e quattro -0,9%).

Articolo pubblicato il 27 novembre 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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