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Arriva lo Spid, la Regione siciliana l'ignora
di Carlo Alberto Tregua

Sistema pubblico identità digitale

Tags: Spid



Da dicembre viene introdotto nella Pubblica amministrazione lo Spid (Sistema pubblico per la gestione dell’identità digitale). I cittadini potranno entrare in qualunque Pubblica amministrazione con un unico codice identificativo, per qualunque servizio, dai referti medici all’Anagrafe canina, dal pagamento della mensa scolastica alla Dichiarazione dei redditi, passando per altre centinaia di servizi pubblici di qualunque livello (nazionale, regionale e locale).
Il Governo ha chiarito che con questo strumento intende forzare tutte le Pubbliche amministrazioni, pigre e arretrate, perché non potranno evitare di essere coinvolte nel sistema unico.
Ovviamente, ogni cittadino dovrà procurarsi l’identità digitale, che è gratuita, rivolgendosi attraverso la Rete a uno sportello o ad aziende che possano fornire il Codice, abilitate dall’Agenzia per l’Italia digitale.
Hanno già aderito al sistema Inps, Agenzia delle Entrate, Inail. Prossime adesioni arriveranno da Telecom e Poste italiane.

Vi sono sei Regioni diligenti che sono già pronte con alcuni servizi locali: Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Liguria, Emilia Romagna, Marche e Toscana. Le altre (neanche una del Sud è pronta) saranno costrette all’adesione allo Spid in funzione del Dpcm 178/2015, già in vigore dal 26 novembre, per cui dovranno affrettarsi a divenire componenti di questa nuova Rete.
Certo, occorrerà spirito di servizio, perché le Regioni inadempienti, fra cui la Sicilia, non ricevono sanzioni se non la riprovazione dei cittadini, che non potendo utilizzare lo Spid nei confronti della stessa saranno penalizzati, ma sapranno chi dovranno ringraziare per questa inefficienza.
Con lo Spid, ripetiamo si tratta di un codice, potremo accedere al fascicolo sanitario elettronico, le cui pagine contengono tutta la nostra storia medica, compresi i referti degli esami, l’elenco dei farmaci assunti e altri dati, che peraltro potranno essere consultati dai medici.
Sempre grazie a questo nuovo strumento digitale si potrà accedere a servizi di aziende private che aderiranno su base volontaria: fra queste, le banche.
Il guaio di questa innovazione è che ancora la Pubblica amministrazione è, anche per l’innovazione digitale, agli ultimi posti in Europa. Vi sono soltanto 50 mila siti di tutte le Pubbliche amministrazioni italiane. Il Governo avrà difficoltà ad attuare la sua rivoluzione digitale nei prossimi due anni se non provvederà a istituire sanzioni per quelle branche che non volessero seguire questo indirizzo riformatore.
La questione è sempre la medesima: a ogni riforma occorre accoppiare le sanzioni nei confronti degli Enti e dei propri burocrati sordi, che non provvedono a seguire l’indirizzo governativo per ignavia, per incompetenza o per continuare pratiche di malaffare.
Questo è il vizio italiano: finché vi sarà una Pubblica amministrazione non allineata all’innovazione, tutta l’economia rimarrà inceppata perché, di riffa o di raffa, sia le imprese che i cittadini hanno bisogno di usare i servizi pubblici. Più sono inefficienti, meno possibilità di evasione delle richieste ci sono e, soprattutto, di evasione rapida ed efficiente.

L’urgenza e l’importanza dell’innovazione organizzativa e digitale sono sconosciute alla Regione siciliana, almeno come sistema. Vi sono dirigenti pagati fino a 240 mila euro lordi l’anno, che non provvedono a innovare i loro Dipartimenti per farli funzionare, sia all’interno che con i rapporti nei confronti di cittadini ed imprese, esclusivamente via Internet. Le cartacce alla Regione restano sovrane e tutti i dipendenti continuano a portarle di stanza in stanza dimenticando che ormai, nel mondo, si comunica via etere.
Vi è una carenza di preparazione in gran parte dei dirigenti; vi è una carenza di comprensione del futuro da parte di assessori, che non hanno alcuna competenza né sensibilità necessarie a capire che l’arretratezza crea un danno enorme a tutta la Sicilia.
I sordi vanno isolati, se non cacciati, e sostituiti con professionisti dinamici che conoscano le urgenze e le necessità dell’innovazione e che abbiano voglia di applicarla e utilizzarla nel tempo più breve possibile.

Articolo pubblicato il 28 novembre 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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