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Siti Unesco Sicilia: patrimonio da valorizzare
di Roberto Pelos

Un convegno organizzato da Confesercenti Sicilia per presentare il rapporto dell’Osservatorio per il turismo nelle isole europee. Per le imprese ricettive primeggia il Val di Noto, fanalino di coda la Villa romana del Casale

Tags: Turismo, Unesco, Sicilia, Confesercenti Sicilia



PALERMO – In che modo l’inserimento di alcune tra le località siciliane più suggestive, nella World Heritage List, incide sullo sviluppo economico dei territori? è stato il tema del convegno, svoltosi nei giorni scorsi a Palazzo dei Normanni e organizzato da Confesercenti Sicilia, dal titolo: “Turismo ed attività commerciali: le filiere da costruire. Il turismo nei siti Unesco della Sicilia”. Durante l’incontro è stato presentato l’omonimo rapporto realizzato dall’Osservatorio sul turismo delle isole europee (Otie).

Come emerge dall’indagine, su 51 siti Unesco italiani, sette sono siciliani: due culturali, tre culturali seriali, due naturali seriali, più tre riconoscimenti della cultura immateriale su sei italiani. I sette siti presi in esame sono: l’Area archeologica di Agrigento (valle dei Templi) e la Villa Romana del Casale (en), entrambe inserite nel 1997, le Isole Eolie (2000), le città tardo-barocche della Val di Noto (2002), Siracusa e le necropoli rupestri di Pantalica (2005), il Monte Etna (2013), Palermo arabo-normanna e le Cattedrali di Cefalù e Monreale, inserite nell’anno in corso.

A primeggiare per imprese ricettive, sono le città tardo-barocche della Val di Noto (853 per 25.448 posti letto), seguite da Palermo arabo-noramanna e le Cattedrali di Cefalù e Monreale (439 imprese e 17.735 posti letto), fanalino di coda, la Villa Romana del Casale (95 imprese e 1.946 posti letto); la maggior parte delle strutture alberghiere si registra nelle Isole Eolie (37%), mentre la valle dei Templi possiede più strutture extralberghiere (87%). I letti alberghieri sono soprattutto a Siracusa-Pantalica (75%), mentre il Monte Etna primeggia per la più alta percentuale di letti extralberghieri (54%).

Nelle isole Eolie i letti per kmq sono 59,36, seguite da Siracusa-Pantalica (28,23), Palermo-Cefalù-Monreale (23,52), la Valle dei Templi (12,22), le città tardo-barocche della Val di Noto (11,93), il Monte Etna (4,68) e la Villa Romana del Casale (1,73). Si tratta di elaborazioni Otie su dati ufficiali 2014. Riguardo alla ristorazione, la più alta percentuale di bar e altri esercizi simili senza cucina si trova nelle città barocche della Val di Noto, a Siracusa-Pantalica e a Palermo-Cefalù-Monreale (50% per tutt’è tre); le Isole Eolie primeggiano per ristorazione con somministrazione (56%), mentre la maggior parte delle pasticcerie e gelaterie si trova presso la Villa Romana del Casale (17%). Le attività sportive d’intrattenimento e divertimento si svolgono soprattutto nella valle dei Templi (37%), le agenzie di viaggio e tour operator sono in prevalenza presso la Villa Romana del Casale (30%), bassissima purtroppo, ovunque, la percentuale di attività creative, artistiche e culturali (tra lo 0 e il 2%).

Le elaborazioni sono dell’Otie su dati della Camera di Commercio di Palermo. L’indagine riporta, tra l’altro, gli aspetti da migliorare riguardo al turismo nei siti Unesco siciliani: al primo posto emergono le condizioni delle toilettes (12%), seguite dalla segnaletica e dai collegamenti (entrambe al 9%). L’elaborazione è dell’Otie su dati Unesco 2015.
 

 
“Mantenere le condizioni di eccellenza”
 
Ad illustrare il rapporto sul turismo nei siti Unesco siciliani, durante il Convegno di Palazzo dei Normanni, è stato Giovanni Ruggeri, presidente dell’Osservatorio per il turismo nelle isole europee. Presente tra gli altri Vittorio Messina, presidente di Confesercenti Sicilia, che ha ribadito l’impegno della Confederazione sul fronte del turismo, considerando il ruolo fondamentale che il settore assume per la crescita dell’economia regionale. Aurelio Angelini, direttore della Fondazione Patrimonio Unesco della Sicilia ha messo in risalto la necessità di porre attenzione al comparto turistico nell’Isola, che vanta 10 siti Unesco, sette materiali e tre immateriali, e ha sottolineato: “l’inserimento nelle liste del patrimonio Unesco è la più importante opportunità per un territorio, in termini di immagine e visibilità positiva, ma per essere colta appieno richiede che siano attuate le misure necessarie a mantenere le condizioni di eccellenza del sito e a migliorare nel tempo le condizioni per una sua adeguata fruibilità turistica, attraverso un sistema in cui siano presenti infrastrutture territoriali (servizi di trasporto e per il tempo libero); servizi di accoglienza e imprese la cui attività sia direttamente collegata al processo di valorizzazione dei beni culturali”.

Articolo pubblicato il 01 dicembre 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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