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Anche gli occupati chiedono aiuto per pagare tasse e affitti
di Antonio Leo

2.000 persone si sono rivolte al Centro di ascolto diocesano tra 2010 e 2014. Agrigento cartina di tornasole del disagio dei siciliani

Tags: Lavoro, Tasse, Fisco



AGRIGENTO - Si sono presentati al Centro di ascolto diocesano bollette alla mano, talora con la rata dell’affitto scaduta. In duemila hanno chiesto aiuto allo sportello della Chiesa agrigentina: 1.019 uomini e 981 donne, dietro ai quali ci sono circa ottomila persone in difficoltà. Perlopiù cittadini italiani, anche se è considerevole la quota degli stranieri (circa 3 utenti su dieci). Sono numeri registrati in cinque anni di assistenza, tra il 2010 e il 2014, cifre che svelano ancora una volta la profonda ferita del tessuto sociale siciliano, dove la speranza trova il suo ultimo approdo nella carità.

Ad aver bisogno di essere ascoltati e sostenuti sono soprattutto i disoccupati (oltre il 70% degli utenti), ma non va sottovalutato che ben 2 richiedenti su 10 hanno un lavoro e magari con un piccolo stipendio non arrivano a far fronte a tutte le spese del mese. Il 5% degli assistiti sono pensionati, il 2% inabili al lavoro e poco più dell’1% casalinghi.

Non ci si arriva a fine mese. E di fatti circa la metà delle richieste pervenute in cinque anni al Centro (il 49%) ha per oggetto una sola cosa: soldi. Più sparute le richieste di beni e servizi materiali (quasi il 15%), di lavoro (12,86%), orientamento (5,52%), sanità (5,02%) e alloggio (4,71%).

Non è più e non è solo la mancanza di un’occupazione a spingere le famiglie a chiedere aiuto (la Caritas agrigentina rivela a tal proposito che è “la punta dell’iceberg di una serie di disagi”, dalle difficoltà relazionali a quelle familiari e giudiziarie). Considerando solo coloro che fanno istanza per ottenere sussidi economici, oltre sei famiglie su dieci (il 60,56%) si rivolgono alla Caritas perché non dispongono di reddito sufficiente per pagare tasse e utenze varie, mentre una parte non indifferente (circa il 16% ) fa istanza per il microcredito, “per riavviare un’attività professionale, acquistare mobilio o ristrutturare casa, far fronte a spese sanitarie, ecc. o ancora per far fronte al pagamento dell’affitto (quasi il 15%)”.

Andando a guardare gli interventi si nota subito uno squilibrio rispetto al numero delle richieste, come fa notare lo stesso Centro di ascolto. Soprattutto “nel caso di sussidi economici, malgrado anche tra gli interventi figurino al primo posto, lo scarto rispetto alle richieste è sostanziale. Tale aspetto è spiegato con il fatto che per il Cda della Caritas diocesana di Agrigento non sempre è possibile, o opportuno in un’ottica di educazione alla sobrietà e alla possibilità di mantenere uno stile di vita dignitoso, far fronte a queste richieste”. E infatti l’erogazione di sussidi attraverso il pagamento di servizi (utenze, tasse, affitti) si attesta al 32,36% del totale degli interventi.

Uno sforzo comunque significativo della Diocesi che però non può bastare nel mare di disagio che circonda, con gli agrigentini, tutti i siciliani.

Articolo pubblicato il 03 dicembre 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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