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Quotidiano di Sicilia

Energia dagli scarti di prodotti agricoli
di Francesco Sanfilippo

Il punto in un convegno su “La bioeconomia quale opposizione strategica per l’industria del nuovo millennio nel Mediterraneo”. Nella nostra Isola una ricchezza che non è sfruttata quanto e come dovrebbe

Tags: Bioeconomia



PALERMO - La Sicilia possiede ricchezze di enorme valore negli scarti dei suoi prodotti agricoli, ma non li sfrutta come dovrebbe. È questo uno dei dati emersi durante il convegno intitolato “La bioeconomia quale opzione strategica per l’industria del nuovo millennio nel Mediterraneo”. Questo convegno è stato realizzato da Legambiente in collaborazione con alcuni enti pubblici e privati, tra cui l’Ordine nazionale dei Chimici.

Questa ricchezza, in realtà, emerge dalle bucce di arance e di limoni, dalla sanza e perfino dalle bucce di pomodoro da cui si possono estrarre preziose sostanze utili in ambito alimentare, cosmetico ed edilizio. Senza contare che da questi stessi scarti si può produrre anche metano utile per la fornitura energetica. Autorevoli esponenti del mondo della chimica e dell’industria italiana hanno illustrato, così, come si può produrre ricchezza in modo eco compatibile e sfruttando ciò che adesso è scartato e gettato via, con esempi e fior di esperienze pratiche, alcune delle quali messe in campo in Sicilia. Il concetto di base è di utilizzare materie prime che provengono dalla natura, così da produrre altre sostanze e/o materiali che sono compatibili e rispettosi dell’ambiente che ci circonda, aiutando l’uomo nella gestione intelligente dei rifiuti.

Secondo il moderatore Beppe Croce dell’Associazione Chimica Verde Bionet “La bioeconomia è l’uso sostenibile ed integrato delle risorse biologiche e della frazione organica dei rifiuti verso la produzione di cibo, energia e bio prodotti. Perchè optare per la bioeconomia? Rinnovabilità, riduzione di emissioni serra, biodegrabilità ed eco tossicità. La bioraffineria è un sistema che, a partire da diverse materie prime rinnovabili derivate dall’agricoltura, integra processi di conversione della biomassa di natura chimica, fisica o microbiologica per ottenere prodotti energetici, materiali intermedi chimici ad alto valore aggiunto”. Oggi gli scarti delle materie prime vegetali ed animali possono essere utilizzate per produrre energia.

Ad esempio la pectina ed il limonene sono due sostanze utilizzate nei profumi e nell’alimentazione che possono essere estratte dalle bucce di arance e di limoni, mentre dalla buccia di ficodindia si può estrarre pectina di altissimo pregio. L’acqua smaltita dai frantoi, poi, è ricchissima di polifenoli, che sono un potente anti-ossidante che immesso nei torrenti brucia tutto l’ossigeno dell’acqua, ma usato in modo corretto produce grandi quantità di energia. Non a caso, costa 520 euro al chilo e per ogni chilo di olio, altri 5 di quest’acqua sono scartati, perdendo una fortuna. La buccia del pomodoro, inoltre, che viene scartata dopo la produzione di sugo, contiene licopene che costa al chilo 25 mila euro! Ferruccio Trifirò, dell’Università Alma Laurea, ha annunciato che “presto a Gela sarà prodotto il green diesel ottenuto per idrogenazione di oli naturali. È un impianto pilota che studia come estrarre diesel dalle alghe. Utilizzando biomasse come carburanti si riducono i gas serra, migliora il numero di ottano della benzina, migliorano i vantaggi ambientali”.

Il diesel che verrà prodotto a Gela è migliore rispetto al Fame, perchè può essere prodotto con gli scarti e può essere prodotto in una comune raffineria, fatto qualche accorgimento. Non bisogna neppure cambiare i distributori di carburanti. È un diesel con minore impatto ambientale. L’impianto Eni di Gela, che sta divenendo una bioraffineria, sarà più grande di Marghera. È un caso?

Articolo pubblicato il 05 dicembre 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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