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Innovazione, affare solo per il Nord
di Rosario Battiato

Le regioni del Mezzogiorno sono indietro rispetto alle colleghe settentrionali nella spesa su ricerca e sviluppo. In Sicilia si riparte dai pochissimi valori positivi e da qualche modello già esistente

Tags: Sicilia, Innovazione, Ricerca, Sviluppo



PALERMO – Sul futuro la Sicilia continua ad arrancare. La spesa per ricerca e sviluppo nel 2013 dell’Isola si conferma tra le più basse d’Italia e decisamente inferiore alla media comunitaria. Lo confermano gli ultimi dati dell’Istat diffusi nel rapporto Benessere equo e sostenibile in Italia circa una settimana fa.

Non c’è solo la Sicilia nel girone meno proiettato all’innovazione d’Italia, ma l’Isola si inserisce in una tendenza genericamente poco propensa all’investimento che riguarda il Sud. “Oltre tre quarti della spesa complessiva in R&S – si legge nel report dell’Istituto di statistica – è concentrata nelle regioni del Nord (soprattutto in Lombardia, Piemonte ed Emilia-Romagna) e nel Lazio”. C’è una crescita rispetto al 2012, ma non è uguale per tutti. Nel Nord-est è passata dal 23,4% al 23,8% e nel Mezzogiorno dal 16,1% al 16,5%. Riduzione, invece, nel Nord-ovest, passato dal 37,2% al 36,5%, e nelle regioni del Centro che hanno ridotto la loro quota dal 23,3% al 23,2%.

In termini di incidenza sul pil regionale, scopriamo che a detenere i risultati migliori sono il Piemonte (2,03%), la provincia autonoma di Trento (1,84%) e il Lazio (1,64%) in cui è “dominante la quota di spesa investita dal settore pubblico e dalle università”.
La Sicilia si piazza all’undicesimo posto nazionale senza raggiungere nemmeno l’1% e in una situazione inferiore alla media nazionale che sfiora l’1,5%.

Interessante il quadro della distribuzione della spesa. Al Nord, escludendo la provincia di Trento, la componente privata resta preponderante, un dato che si riduce progressivamente procedendo verso il Centro, ad eccezione delle Marche e della Toscana, e il Sud con record negativi in Sardegna (5,6% della spesa totale) e Calabria (6,4%).

Nel settore produttivo sono sempre le regioni del Nord a confermarsi come le più innovative. La regione con la maggiore presenza di imprese innovatrici è il Friuli-Venezia Giulia con il 58,5% delle imprese, seguono il Veneto (58%), la Toscana (55,9%) e la Lombardia (54,2%).

Il settore dell’alta tecnologia è davvero per pochissimi. Nel 2013 oltre due terzi degli occupati nei settori high tech sono concentrati in 5 regioni, prevalentemente del Nord (Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna che insieme assorbono il 50%) e il Lazio (18%).

Il Mezzogiorno chiude mestamente la graduatoria nazionale anche se la Sicilia ha fatto registrare, tra il 2012 e il 2013, una crescita di 0,3 punti percentuali degli occupati.

Il quadro di riepilogo dei dati regionale non è particolarmente roseo per l’Isola che si prende alcuni dei risultati più bassi a livello nazionale per “intensità della ricerca” e “propensione alla brevettazione”. Discreto il dato relativo all’”incidenza dei lavoratori della conoscenza sull’occupazione”, relativo al 2014, che nell’Isola tocca il 14,9%, di poco inferiore alla media nazionale di 15,5%, e si piazza al nono posto nazionale.

Ma gli esempi positivi nell’Isola, soprattutto in un settore potenzialmente determinante come il turismo, non si fermano. Alla fine di novembre l’Enea ha presentato il progetto Egadi, un modello pilota di turismo sostenibile. “Il Progetto – si legge in una nota Enea – ha consentito di realizzare a Favignana un impianto di compostaggio per la trasformazione della frazione organica dei rifiuti da raccolta differenziata in fertilizzante per il terreno; il trattamento e riuso delle acque reflue e l’installazione di una ‘casa dell’acqua’, alimentata con pannelli fotovoltaici, per ridurre l’utilizzo di bottiglie di plastica”.

L’Enea ha inoltre brevettato una procedura per reimpiantare i residui spiaggiati di Posidonia oceanica, ed è stato  inoltre creato un marchio di qualità ambientale con 60 imprese che hanno ottenuto la certificazione. E in un anno i visitatori sono aumentati del 7%.

Articolo pubblicato il 08 dicembre 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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