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Quotidiano di Sicilia

Crocetta consegna la Sicilia ai pentastellati
di Carlo Alberto Tregua

Il Front National dilaga in Francia

Tags: Rosario Crocetta, M5s, Francia, Front National



La Francia, che è un Paese serio, con legge costituzionale ha ridotto le ventidue Regioni a tredici, con ciò tagliando la spesa pubblica relativa sia sul versante politico che su quello burocratico.
In Italia si è ventilata l’ipotesi di dimezzare le attuali Regioni, creando delle macro aree. Ma c’è stata una levata di scudi, soprattutto dalle micro Regioni come Valle d’Aosta, Molise e Basilicata. Il nostro Paese non può più sopportare strutture costosissime di Regioni con 300-600 mila abitanti. Né può più sopportare strutture costosissime come le quattro Regioni a Statuto speciale e le due Province autonome di Trento e Bolzano.
Se Matteo Renzi non avrà la forza di tagliare le spese inutili (non solo quelle citate), l’Italia non potrà rimettersi in moto, continuando a una simil-crescita dello zerovirgola.
Intanto la collera monta nel Paese e gli elettori abbandonano sempre di più il sistema dei vecchi partiti, che continuano a difendere i privilegi di tanti parrucconi e trombati, anziché mettersi al servizio dei cittadini per costruire il futuro.

Il Front National è dilagato in Francia, con quasi il trenta per cento dei voti alle elezioni regionali di domenica 6 dicembre, mentre nelle due Regioni ove si sono presentate Marine Le Pen (Nord-Pas-de-Calais) e la nipote Marion Le Pen (Provenza-Alpi-Costa Azzurra), ha superato il quaranta per cento dei consensi.
Al secondo turno il movimento di estrema destra potrebbe conquistare sei Regioni. Ma il vecchio apparato, coniugando il diavolo con l’acqua santa, ha già pensato a una contromisura, che consiste nel ritiro dei socialisti ove non sono in ballottaggio, con l’intento di riversare i propri voti sul Partito Repubblicano di Nicolas Sarkozy. Ovviamente per ricevere il favore reciproco, in modo tale da limitare il danno e consentire al FN di prendersi solo tre Regioni.
Ma la vera incognita sarà la percentuale di francesi che non andranno a votare al secondo turno, forse superiore a quella del primo turno di circa la metà.
Ovviamente Salvini e Meloni hanno esultato perché sperano di conseguire analogo successo in Italia. Ma dimenticano che qui c’è il Movimento Cinque Stelle, collettore primario della protesta.

L’allarme francese non tocca, né punto né poco, la Casta dei partitocrati siciliani, i quali non hanno capito che anche qui la collera monta di giorno in giorno nei loro confronti e, con essa, l’odio.
Paura, risentimento, inquietudine, incertezza del futuro prevalgono sul buon senso, perché i siciliani si rendono conto, ogni giorno di più, della sordità di chi sta nei palazzi della Regione, portando a casa ricchi stipendi di cinque-sette-dieci-quindicimila euro al mese.
La Casta di m... non si rende, o non si vuole rendere conto, della rabbia popolare del milione e mezzo di poveri, che non riesce più ad andare avanti, delle centinaia di migliaia di piccoli imprenditori e artigiani, che fanno fatica a sopravvivere, dell’economia in forte degrado con la discesa continua del Pil (meno 15 punti in sette anni, da 94 a 82 miliardi).
Il segnale forte è arrivato il 28 ottobre 2012, quando solo metà degli elettori espresse il proprio voto, mentre l’altra metà, disgustata e delusa, non si avvicinò alle urne.
Il risultato fu l’elezione dell’incapace Saretto Crocetta, con appena il quindici per cento degli aventi diritto al voto.

L’inconcludenza del presidente della Regione ha fatto crescere ancora di più l’M5S, unica alternativa all’astensione, atteso che la sfiducia in questa classe partitocratica è totale.
La conseguenza di quanto scriviamo sarà il prossimo presidente della Regione, quasi certamente un pentastellato. Il QdS, se l’attuale scenario non dovesse essere ribaltato, proporrà ai propri lettori di votare in massa per quel movimento.
Ciò non perché riteniamo che esso sia in condizione di far crescere la Sicilia, bensì perché la loro gestione darà l’ultimo e definitivo colpo alla stessa.
L’Araba Fenice può rinascere solo dalle ceneri, perché la Casta non è in condizione di tagliarsi i privilegi, di fare prevalere i più bravi e, in una parola, di tagliare la spesa corrente cattiva destinata ai privilegiati e di girare le risorse così recuperate a investimenti, infrastrutture ed energia, per creare centinaia di migliaia di posti di lavoro. No, non ce la fa!

Articolo pubblicato il 08 dicembre 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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