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Quotidiano di Sicilia

Articolo 18, licenziabilità dei dipendenti pubblici
di Carlo Alberto Tregua

Cassazione: parità fra lavoratori

Tags: Lavoro, Articolo 18



La Corte di Cassazione, con sentenza n. 24157/2015, è intervenuta in forma chiara e inequivocabile sulla parità di trattamento tra dipendenti pubblici e dipendenti privati in caso di licenziamento.
Sostiene la Corte che il nuovo articolo 18 approvato nel Jobs Act è applicabile agli statali senza alcun tentennamento. Peraltro, il convenuto (un consorzio pubblico siciliano) aveva chiesto di interessare la Corte Costituzionale per valutare la disparità di trattamento fra lavoro pubblico e privato. Ma la Cassazione non ha ritenuto di chiedere lumi alla Consulta ed ha direttamente confermato che tale nuovo articolo 18 si applica anche ai dipendenti pubblici. Anche perché, spiega la sentenza, c’è “l’inequivocabile tenore dell’art. 51 del Dlgs 165/01” che disciplina il pubblico impiego.
Il nuovo articolo 18, pertanto, riguarda anche gli statali “a prescindere dalle iniziative di armonizzazione” ed altre novità previste dalla riforma. La conseguenza è che automaticamente il meccanismo delle tutele crescenti introdotte nel Jobs Act (Dlgs 23/15) ha valore per tutti i dipendenti pubblici. 

Ciò perché quando si parla del “campo di applicazione”, tale decreto non distingue per nulla fra il lavoro pubblico e privato. Con questo convincimento la Cassazione smentisce il governo quando in più dichiarazioni ha comunicato che il Jobs Act si applica esclusivamente al settore privato.
Questo nuovo versante della massima giurisprudenziale rappresenta, finalmente, l’occasione buona per intervenire con decisione nell’opera di efficienza che va effettuata nella Pubblica amministrazione.
Si tratta di un punto fermo e autorevolissimo che potrebbe essere immesso nei decreti legislativi della riforma Madia (legge n. 124 del 2015) che sono attualmente in cantiere e che, se recepissero tale principio, potrebbero mettere la parola fine a un tentennamento molto comodo ai pubblici dipendenti, secondo il quale, di fatto, essi sono illicenziabili.
Il licenziamento dei pubblici dipendenti non deve essere considerato un tabù, ma un atto bilanciato rispetto al premio che si dovrebbe dar loro quando si comportano bene.
 
In altre parole, i Ccnl, che sono in corsa di rinnovo, ed i relativi eventuali piccoli aumenti, dovrebbero tener conto del principio emesso dalla Cassazione, che supporterebbe in maniera decisiva la necessità di far funzionare in modo ordinario i pubblici uffici.
Ma nessun pubblico ufficio può funzionare bene se i dirigenti non fanno il proprio mestiere, che è quello di organizzare la squadra del personale loro affidato, di guidarlo verso gli obiettivi fissati dai responsabili istituzionali, e di premiare o sanzionare coloro che funzionano bene o male.
È ormai voce comune che la Pubblica amministrazione italiana, ai tre livelli di Stato, Regioni e Comuni, nonché delle 8.000 partecipate e di tutti gli altri enti pubblici, costituisca la palla al piede dell’economia, impedendole di crescere e condannandola ad un vivacchiamento che rende il Paese non competitivo e non produttivo.
Competitività e produttività sono i fattori di sviluppo perché sostengono la ricerca e l’innovazione, in quanto dovrebbero utilizzare quelle risorse che vengono sottratte agli sprechi, alle disfunzioni e alla corruzione. 

Competitività e produttività si sostengono con l’efficienza, ma anche con la lotta alla corruzione ed all’evasione. Questo secondo filone della lotta ai malanni del Paese deve utilizzare la trasparenza, vale a dire obbligare i dipartimenti, le branche amministrative e qualunque servizio di tutti gli enti pubblici, a mettere sul proprio sito tutto: regolamenti, circolari, modalità di funzionamento, procedure di richieste di servizi e concessioni dei relativi provvedimenti, situazione reddituale e patrimoniale di politici, dirigenti e dipendenti, appalti, acquisti di beni e servizi, dettagli di forniture di ogni genere e, ultimo ma più importante, l’elenco degli appalti con affidamento diretto, cioè senza gara di evidenza pubblica.
Infine, dovrebbe rendersi obbligatoria per legge l’istituzione del Nucleo investigativo affari interni, di cui più volte abbiamo scritto, per togliere il coperchio al vaso di Pandora e scovarvi il marciume che c’è dentro.

Articolo pubblicato il 10 dicembre 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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