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Beni culturali siciliani, gioielli sotto la polvere
di Isabella Di Bartolo

Accanto al Teatro antico di Taormina, Neapolis di Siracusa e Valle dei Templi di Agrigento, decine di siti con neanche 100 visitatori. Dialogo musei-istituzioni assente. L’assessore Carlo Vermiglio: “Fare sistema col Turismo”

Tags: Turismo, Beni Culturali, Unesco, Sicilia



L’Unesco insegna che il patrimonio, senza gestione, non basta. D’altronde, la Sicilia è tra le regioni più ricche di siti iscritti nella “World heritage list” in Italia e rischia di perdere riconoscimenti a causa dell’indolenza di chi dovrebbe gestire monumenti e aree archeologiche uniche al mondo. E così anche davanti ai primi numeri registrati dalla Regione siciliana e relativi alle presenze turistiche del 2015 nei vari musei dell’Isola si torna a parlare di potenzialità inespresse e mala-gestione del patrimonio pubblico e torna con forza l’esigenza di mettere in atto quanto è ancora sulla carta, a partire dalla legge 35 del 2012 e dal decreto 18 del 2014 sulle agevolazioni per il coinvolgimento di sponsor privati nella gestione del patrimonio, al decreto regionale 20 del 2000 che impone autonomia ai Parchi archeologici in cui è suddivisa l’Isola finora solo teoricamente.
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Articolo pubblicato il 12 dicembre 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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