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Quotidiano di Sicilia

Fluoroedenite a Biancavilla, concentrazioni sparse nell’area
di Giuseppe Bellia

Intervista a Federico Vagliasindi, docente universitario che si occupa dell’emergenza ambientale.  “La fibra non è presente soltanto nella sorgente della cava di monte Calvario”

Tags: Biancavilla, Federico Vagliasindi, Fluoroedenite



CATANIA - Biancavilla, piccola cittadina alle falde dell’Etna, agli onori della cronaca ambientale e sanitaria (suo malgrado) per rappresentare un caso più unico che raro: la contrazione da parte della popolazione, di diverse patologie tumorali a causa della presenza di floroedenite, sostanza naturale, presente nel suolo vulcanico, che nella cittadina etnea ha causato un elevato numero di morti, soprattutto tra le donne.
Nell’ambito della ricerca scientifica, si studia il fenomeno sin dalla scoperta, sia da un punto di vista tecnico-scientifico, sia da un punto di vista logistico - operativo, nella messa in sicurezza delle aree “sensibili” e a rischio. Protagonista della ricerca sul campo, Federico Vagliasindi, ordinario d’Ingegneria ambientale e sanitaria dell’Ateneo di Catania. Il docente rivela le tappe principali della ricerca sul campo avviata da alcuni anni dal suo gruppo di lavoro.

Da qualche anno si parla di fluoroedenite a Biancavilla. Lei, sin dagli albori del caso, se n’è occupato. Da allora, cosa ha prodotto la ricerca scientifica?
“Nell’ambito della problematica fluoroedenite a Biancavilla, cioè della presenza per origine naturale di fibra come l’amianto non classificata esattamente come amianto, da diversi anni come Dipartimento Ingegneria Civile e Ambientale abbiamo sviluppato diverse convenzioni di ricerca. In particolare, abbiamo lavorato al piano di caratterizzazione e di monitoraggio del sito di Biancavilla, all’individuazione di misure di messa in sicurezza d’emergenza, al monitoraggio dei cantieri della ferrovia Circumetnea che ha un progetto d’interramento”.

Avviata l’attività ricerca sul campo, dall’analisi dei dati ottenuti, cosa è emerso?
“ Le concentrazioni misurate evidenziano che la fibra è presente non soltanto nella sorgente originaria di contaminazione, ovvero la cava di monte Calvario che è stata chiusa, ma anche nel resto del territorio urbano perimetrato”.

Costatato ciò, come si è operato?
“Le misure di messe in sicurezza d’emergenza quali: la chiusura e l’isolamento della cava di monte Calvario, il controllo dell’attività dei cantieri e nelle opere di urbanizzazione hanno evidenziato una riduzione delle particelle aereodisperse rispetto alle concentrazioni misurate negli anni precedenti”.

È notizia recente l’impegno dell’Agenzia regionale rifiuti e acque nella realizzazione di una stazione permanente di monitoraggio. In cosa consiste questo progetto?
“Il progetto è stato prima approvato e poi finanziato. Consiste in una rete fissa di monitoraggio articolata su 5 stazioni a tre quote variabili. In sostanza le rilevazioni non saranno poste solo a “quota strada”, ma anche al primo e secondo piano delle abitazioni, per verificare quella che può essere l’esposizione a più livelli”.

All’interno del progetto qual è il ruolo che ha rivestito la sua equipe?
“Noi abbiamo fatto il progetto esecutivo, adesso il Comune di Biancavilla definirà il bando e la gara, seguirà l’affidamento. Il soggetto assegnatario dovrà gestire la rete per un anno. Il nostro ruolo è stato sostanzialmente di supporto tecnico-scientifico”.

Articolo pubblicato il 18 aprile 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Federico Vagliasindi, docente universitario che si occupa dellemergenza ambientale
Federico Vagliasindi, docente universitario che si occupa dellemergenza ambientale