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Call center, tra mille insidie anche la trappola degli appalti pubblici
di Michele Giuliano

Il caso di Poste Italiane che ha vinto gare che però non coprono nemmeno il costo del personale. Per questi lavoratori garanzia occupazionale, ma rischiano lo stesso il licenziamento

Tags: Lavoro, Call Center



PALERMO - Continuità occupazionale sì, ma fino a quando? L’ok arrivato dalla Camera nelle scorse settimane per la garanzia occupazionale dei lavoratori dei call center in caso di cambio gestionale dell’azienda è un salvagente fino a un certo punto. E la Sicilia, quindi torna a tremare essendo la regione italiana che ha il più alto numero di lavoratori impegnati in questo settore in ambito nazionale, all’incirca 12 mila. Ciò che è accaduto nelle altre regioni italiane è il preludio a quel che potrebbe accadere anche nell’isola a breve.

Nei giorni scorsi si è chiusa infatti la prima fase della gara indetta da Poste per assegnare 4 lotti di attività di call center, per Poste e la sua controllata Sda Express: “La pre-assegnazione dei lotti ha evidenziato immediatamente che gli importi offerti per vincere la gara sono tutti drammaticamente sotto il costo del lavoro, arrivando a toccare la cifra record di 0,296 centesimi per minuto di chiamata” denuncia Michele Azzola, segretario nazionale Slc Cgil. Con simili importi, quindi, non è possibile pagare nemmeno il mero costo del lavoro, evidenziando con chiarezza che tali attività saranno gestite attraverso forme “fantasiose” e con una caduta drammatica del servizio offerto. In poche parole, in questo modo, la garanzia occupazionale ha una valenza molto relativa perché se da una parte di fronte a nuove commesse bisogna contare sulla forza lavoro pre-esistente, dall’altra però se non ci sono le necessarie risorse economiche l’azienda dovrà necessariamente licenziare.

Nel testo che aspetta solo l’ultimo “sì” del Senato per la prima volta viene dichiarato il principio che “in caso di successione di imprese nel contratto di appalto con il medesimo committente e per la medesima attività di call center, il rapporto di lavoro continua con l’appaltatore subentrante, salvaguardando i trattamenti economici e normativi previsti”. Quindi chi pensava al posto sicuro può scordarselo: “L’assegnazione, inoltre, crea drammi sociali in interi territori - prosegue Azzola -. In Calabria l’attività è stata tolta ad Abramo Contact, che aveva rilevato nei mesi scorsi il ramo d’azienda dal fallimento di Infocontact su cui le responsabilità di Poste sono evidenti, oppure nel Lazio in cui viene tolta l’attività a un’azienda partecipata direttamente da Poste e nata proprio da una cessione di una sua controllata oltre 10 anni fa, creando il paradosso di affossare un’azienda di cui Poste detiene una importante partecipazione. Per l’ennesima volta si sceglie in questo modo di far pagare un concetto stravagante di mercato solo e solamente ai lavoratori”.

Già sono prossime le scadenze dei primi appalti proprio in Sicilia: ad esempio Almaviva, a dicembre, ha le commesse in scadenza di Enel e Tim e gli esuberi possibili sono mille. Un altro caso aperto è quello del call center 4U servizi, che conta 333 dipendenti. La commessa Wind è stata venduta ad Abramo, con una clausola per il mantenimento dei lavoratori. Ma i sindacati non sanno quanti lavoratori saranno realmente “protetti”. Si parla di poco più di un centinaio.
 


All’orizzonte un tavolo di confronto con Poste
 
“Mentre la Camera dei Deputati e il Governo hanno votato, nelle scorse settimane, una norma che, allineando l’Italia agli altri Paesi europei, garantisce la continuità occupazionale nei cambi di appalto dei call center, norma che ora è passata all’esame del Senato - osserva ancora Azzola -, i manager di una azienda pubblica qual è Poste devastano completamente il settore con una gara i cui criteri di aggiudicazione sono totalmente da individuarsi nel massimo ribasso, essendo il criterio tecnico valutato per autocertificazione.” Secondo il segretario Slc è evidente che se l’assegnazione dovesse essere confermata saremmo in presenza di una vera e propria “istigazione a delinquere” essendo certo sin da ora che quei corrispettivi non saranno sufficienti a retribuire nemmeno il mero costo del lavoro. “In questo modo - prosegue Azzola - un’azienda pubblica, mentre il Governo sta introducendo norme per evitare tali situazioni, devasta un intero settore escludendo tutte le imprese strutturate che hanno, comunque, offerto importi non in grado di garantire stabilità economica della commessa”. Si parla di una imminente apertura di un tavolo di confronto con Poste anche supportato dalle istituzioni.

Articolo pubblicato il 15 dicembre 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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