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Emissioni di anidride carbonica, Sicilia terza tra regioni nazionali
di Rosario Battiato

Quarantadue gli impianti siciliani registrati nel sistema europeo Ets per la riduzione di CO2. Registrata una contrazione del 6% rispetto al 2013 per il calo della raffinazione

Tags: Inquinamento, Ambiente, Sicilia, Anidride Carbonica



PALERMO – Arrivano le pagelle per la gestione delle emissioni di anidride carbonica. A confezionarle è EcoWay nel “Report emissioni 2014- 2015” che prende in esame le emissioni nelle dieci regioni che hanno i livelli più alti sul territorio italiano. Tra queste c’è anche la Sicilia che si prende la terza posizione per emissioni e una quota pari al 12% delle emissioni nazionali. In cima alla lista dei comparti più prolifici c’è la raffinazione, segue la produzione energetica.

L’Eu Ets (Emission Trading Scheme) è stato il primo schema cap & trade per la riduzione dei Ghg (greenhouse gas, gas serra) ed è tutt’oggi il più grande. Il sistema si chiama “cap&trade” perché fissa un tetto massimo (“cap”) al livello totale delle emissioni consentite a tutti i soggetti vincolati dal sistema, ma consente ai partecipanti di acquistare e vendere sul mercato (“trade”) diritti di emissione di CO2 (“quote”) secondo le loro necessità, all’interno del limite stabilito. “Ogni impianto autorizzato – spiega il Gse – deve monitorare annualmente le proprie emissioni e compensarle con quote di emissione europee che possono essere comprate e vendute sul mercato”.

In Italia il sistema Eu-Ets copre circa il 40% delle emissioni di gas effetto serra emessi nel Paese. “Nel 2014 le emissioni Italiane – si legge in apertura del report EcoWay – contabilizzate in Ets calano del 7,4% rispetto all’anno precedente”. Per la prima volta dal 2008, ci sono state “emissioni generate superiori del 4% alla somma dei permessi assegnati nell’anno”. In generale l’Italia continua ad essere il quarto maggiore emettitore Europeo, ma le “emissioni calano di più rispetto alla media dell’Unione”.

A livello di geografia emissiva è la Puglia la regione con il maggior numero di emissioni verificate (21%). Puglia e Lazio sono le uniche regioni che aumentano i livelli di emissione, mentre la contrazione più efficace avviene in Liguria con circa un terzo in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La Sicilia si prende il podio tra le prime 10 regioni che accumulano l’89% dei livelli di emissione nazionali. Dopo la Puglia, oltre 32 milioni di tonnellate per un peso pari al 21% delle emissioni nazionali, troviamo la Lombardia, con poco meno di 21 milioni di tonnellate, e quindi proprio la Sicilia con circa 18 milioni di tonnellate. Sono 42 gli impianti siciliani attivi in Ets nel 2014, gli stessi della scorsa rilevazione, che hanno fatto registrare, rispetto al 2013, un calo del 6,1% delle emissioni. Il dato isolano copre il 12% delle emissioni nazionali.

A incidere nella contrazione emissiva isolana c’è anche la crisi nel settore dei prodotti petroliferi raffinati. La Sicilia, infatti, ha una peculiarità ben precisa: nelle altre regioni è il settore “utility” (produzione di energia) a prendersi la fetta più corposa delle emissioni, mentre nell’Isola è la “raffinazione” a contribuire in maniera determinante grazie al dato record registrato per il 2014 di 9,9 milioni di tonnellate di CO2. In Sicilia il settore della produzione energetica si prende la seconda piazza (5,8 milioni di tonnellate) e poi seguono “calce e cemento” e “chimica” entrambi a circa 1,4 milioni di tonnellate.

Articolo pubblicato il 16 dicembre 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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