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Quotidiano di Sicilia

Renzi tagli i privilegi o vinceranno i 5 Stelle
di Carlo Alberto Tregua

Manca un sistema di controlli nella Pa

Tags: Matteo Renzi, M5s, Casta



Leopolda sei si è conclusa con l’immagine del segretario-presidente del Consiglio imborghesito con giacca e cravatta, ben lontano dall’immagine del rottamatore nei due scontri, il primo perdente e il secondo vincente, contro Pier Luigi Bersani.
Nel suo intervento ha rivendicato giustamente le cose fatte, però l’ha sparata grossa dicendo che in caso di elezione, ovviamente con l’Italicum, il Pd vincerebbe al primo turno, il che significa nella sua supposizione, che dovrebbe superare il 40% dei voti validi.
Renzi dà per scontata la definitiva approvazione della riforma costituzionale e la vittoria dei sì nel successivo referendum confermativo, che presumibilmente verrà effettuato in ottobre 2016.
Questi fatti scontati non sono, perché la rabbia (quasi odio), l’insofferenza, l’intolleranza della gente, soprattutto di quella silenziosa, sta raggiungendo altezze mai prima toccate.
Proprio quella metà dei cittadini, aventi diritto al voto che non si reca alle urne, esprime il proprio disgusto per una Casta politica e per una casta burocratica che vivono sugli allori, con privilegi ormai consolidati, cui non intendono rinunciare nonostante la sofferenza palpabile dei 9 milioni di cittadini che vivono al di sotto della soglia di povertà sancita dall’Unione europea.  

Renzi ha fatto parecchie buone azioni: la riforma elettorale, quella del lavoro, la legge sulla responsabilità dei giudici, la Buona scuola. Ha poi messo nell’angolo la minoranza Dem di pensiero comunista, ha rinnovato i vertici delle aziende di Stato, ha fatto eleggere un ottimo Presidente della Repubblica in Sergio Mattarella e ha comunque messo in moto seppur dello 0,7% l’economia e l’occupazione.
Dato a Cesare quel che è di Cesare, non possiamo sottacere la sua più grande omissione: si tratta dell’incapacità di tagliare i privilegi ovunque essi si annidino.
Pensionati che percepiscono assegni di 20 o 30 mila euro al mese, cento miliardi spesi per pensioni assistenziali di cui gran parte non meritate, quattro milioni di dirigenti e dipendenti pubblici, comprese le partecipate, che non rispondono a nessuno in un clima di assoluta irresponsabilità, un coacervo inestricabile di leggi e norme fatte apposta per confondere i cittadini, e così via elencando.
 
La lotta alla mafia (la Malapianta) è più semplice della lotta alla burocrazia (la Malabestia), perché la prima è ormai inquadrata in un sistema informativo che fa conoscere a Magistratura e Forze dell’ordine la sua  composizione; la seconda annida al suo interno inefficienza e corruzione, copre malversazione e reati, impedisce a dirigenti e dipendenti bravi, che ci sono in grande quantità, di assurgere ai posti di responsabilità che meritano.
Nella Pubblica amministrazione si va avanti più perché si è fedeli che  perché si è bravi. Nella stessa manca un sistema ordinato e continuo di controlli che impedirebbe abusi e comportamenti scorretti.
Proprio su questo versante la riforma Madia (Legge quadro 124/2015) dà indicazioni flebili. Attendiamo, però, i decreti legislativi, per capire se il Governo intenda bonificare tale Malabestia o se farà dei provvedimenti formali che non incidano sul malcostume in atto esistente.  

La riforma della Legge sugli appalti, sul modello europeo, è chiamata a risolvere i disastri nella costruzione di opere pubbliche. In atto vi sono due cancri: il tempo indefinito in cui le opere vengono consegnate e il loro prezzo finale.
Nel forum con il vice ministro Riccardo Nencini, pubblicato il 23 maggio 2014, ci è stato detto dallo stesso che questi due endemici problemi verranno risolti con la riforma. Attendiamo di vedere se le parole si tradurranno in fatti.
Poi, c’è il gravissimo problema di quei pensionati che percepiscono un assegno indebito, perché non proporzionato ai contributi da loro versati. Su questo versante Renzi non ha proferito parola. 
Nel sistema economico vi è una massa di agevolazioni e contributi che non hanno più ragione di esistere. è essenziale tagliare, per evitare che soldi pubblici vadano a chi non produce ricchezza e occupazione.
Potremmo continuare, ma ci fermiamo, se non osservando che se Renzi non cerca di rimettere in equilibrio il rapporto fra doveri e diritti, alle prossime elezioni regalerà l’Italia ai Cinque Stelle, altro che vincere le elezioni al primo turno!

Articolo pubblicato il 19 dicembre 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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