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Palermo - Dibattito sulle partecipate e sulla dirigenza della Amg
di Gaspare Ingargiola

Potrebbe arrivare a giorni la delibera sulla mobilità orizzontale dei dipendenti delle società controllate. Il presidente Pagliaro attaccato dai dipendenti e privo di un solido sostegno politico

Tags: Palermo



PALERMO - Questa settimana il Consiglio comunale affronterà il contratto di servizio dell’Amat con i grandi punti interrogativi del tram e della Ztl ma l’anno potrebbe chiudersi con un altro botto: la delibera sulla mobilità orizzontale dei dipendenti (e forse anche di funzionari e dirigenti) delle partecipate. Un modo per consentire alle aziende di sopperire al blocco delle assunzioni e ai progressivi pensionamenti attraverso il trasferimento dei dipendenti. Il tutto dopo aver redatto una lista dei rispettivi fabbisogni e senza incidere granché sui conti perché la spesa per il personale resterebbe immutata.

Domani il sindaco Leoluca Orlando incontrerà i sindacati della Reset per discutere l’aumento del monte ore mentre il 7 gennaio sarà la volta delle sigle confederali per affrontare la riforma organica delle partecipate. Ma intanto si è già svolto un primo tête-à-tête presso l’Istituto Pedro Arrupe tra la Cisl, Orlando, l’assessore all’Ambiente Cesare Lapiana e alcuni consiglieri comunali.
Il dibattito si è acceso in modo particolare sul presidente dell’Amg Mario Pagliaro, finito sulla graticola a soli quattro mesi dalla sua nomina. Prima una settantina di dipendenti ha scritto una lettera di sfiducia nei suoi confronti, poi il Consiglio di amministrazione ha bocciato la sua proposta di avocare a sé le deleghe su energia e pubblica illuminazione. Una richiesta che ha suscitato l’ira delle opposizioni a Sala delle Lapidi, che hanno bollato gli atteggiamenti di Pagliaro come troppo “personalistici”. Il chimico del Cnr, in parole povere, seppur qualificato e competente in materia, non si sarebbe mosso con la necessaria diplomazia, anche se il suo arrivo ha dato senz’altro nuovo impulso all’Amg con l’avvio dei lavori all’ex officina di via Tiro a Segno per creare una nuova sede ultramoderna ed ecologica, con un piano industriale triennale che punta forte sul risparmio energetico e sulle rinnovabili e soprattutto con la decisa accelerazione alle manutenzioni degli impianti pubblici.

Il suo operato, però, non sarebbe stato abbastanza “politico”, come ha fatto intuire lo stesso Orlando: “Uno può anche essere uno scienziato, ma l’azienda deve funzionare. Se c’è qualche presidente che non va si sostituisce. Le scelte dei presidenti sono responsabilità mia: come li nomino, li revoco”. La Cisl ha lamentato inoltre “un contratto di servizio fermo da 10 anni per quanto riguarda la pubblica illuminazione”.
Ma ecco quali sono, per il sindacato, i nodi critici di ogni società.

AMAT
- Alla presentazione del contratto di servizio e del piano industriale erano già emersi i vecchi mali dell’azienda che gestisce il trasporto pubblico locale: su un parco mezzi di 470 bus (piazza Pretoria dice 522) soltanto la metà, circa 250, circola per le strade, tutti gli altri sono in manutenzione. Alcuni hanno almeno 20 anni o addirittura 50. Per questo l’assessore alla Mobilità Giusto Catania ha presentato un piano di riordino che riduce le linee urbane da 87 a 52 evitando le sovrapposizioni con il tram (“Ma così si penalizzano le corse del mattino e della sera dopo le 22”, scrive la Cisl) e uno per le linee extraurbane per valorizzare i parcheggi Basile, Emiri e Lennon ed eliminare il capolinea di via Balsamo per non intasare il centro, mentre a gennaio entreranno in vigore le nuove norme sulle corsie preferenziali e saranno installati nuovi chilometri di cordoli. Il sindacato ha sottolineato anche la breve durata del nuovo contratto di servizio (fino al 2017, il precedente aveva scadenza trentennale) e il credito di 60 milioni di euro vantato nei confronti della Regione. Il primo cittadino ha rassicurato sui costi del tram: “Tolto il primo anno in cui c’è l’onere del global service per un totale di 12 milioni, dal 2017 in poi costerà 4 milioni”.

RAP - Ribadito il ritardo di “Palermo Differenzia 2” (mezzi e kit sono stati consegnati ma non sono ancora operativi) e dell’impianto di Tmb a Bellolampo (anch’esso pronto ma non ancora in funzione), “ciò che è mancato sono gli investimenti su mezzi e impianti”, sostengono i confederali. “Quando abbiamo iniziato - ha replicato il Professore - non c’era un autobotte né una spazzatrice. E se abbiamo perso più tempo, in alcuni casi, è perché abbiamo fatto solo gare europee per l’acquisto dei mezzi”.

Articolo pubblicato il 22 dicembre 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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