Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia � su Twitterrss qds

Quotidiano di Sicilia

Produttività dei parlamentari. I siciliani non sono tra i primi
di Pierangelo Bonanno

Il dato emerge dal dossier di Openpolis: un osservatorio civico sulla trasparenza della politica italiana. È indipendente, poiché non riceve alcun finanziamento da partiti, politici o fondazioni e associazioni a loro riconducibili

Tags: Politica, Openpolis



ROMA - Tra i parlamentari nazionali più produttivi pochi sono gli eletti in Sicilia. Il dato emerge dal dossier elaborato da Openpolis e recentemente pubblicato. In particolare Openpolis è un osservatorio civico sulla trasparenza della politica italiana, è indipendente poiché non riceve alcun finanziamento da partiti, politici o fondazioni e associazioni a loro riconducibili. Openpolis ha progettato e mantiene un network online che consente ai cittadini di ricevere gratuitamente e senza pubblicità un’informazione basata sui dati. Per la stesura di questo rapporto sono stati analizzati gli atti parlamentari da inizio Legislatura al 30 novembre 2015.

Tra gli eletti in Sicilia si trovano, tra i primi, alla Camera dei deputati Marco Causi (PD) 5° posto, Claudia Mannino (M5S) 34° posto e Giovanni Burtone (PD) 47° posto, al Senato Antonio D’Alì (FI) 10° posto, Giuseppe Lumia (PD) 33° posto e Giuseppe Marinello (AP) 56° posto. Nel dossier il lavoro di deputati e senatori viene analizzato in base a criteri di efficacia che aiutino a distinguere la gran massa di attività che non produce effetti da quella, poca, che invece da risultati.

Non si entra mai nel merito di quanto un atto disponga, se sia buono o cattivo, ma Openpolis si limita ad attribuire un punteggio ad ogni passaggio di iter.

Dunque più un provvedimento si approssima al suo completamento (per es. un ddl che diventa legge) più sarà alto il punteggio assegnato a chi presenta l’atto, cioè il primo firmatario. Altri punti vengono attribuiti con il consenso ottenuto su un provvedimento, attraverso le firme degli altri parlamentari, e, infine, grazie ad una più assidua partecipazione del parlamentare ai lavori.

L’insieme di questi parametri, messi a punto nel tempo grazie ad un confronto continuo anche con molti parlamentari, chiaramente premia la ricerca del risultato e il merito politico e scoraggia la produzione di scartoffie buone solo a intasare gli uffici. L’indice è uno strumento che ha il vantaggio della sintesi ma che tuttavia non deve essere preso come uno strumento per la misurazione esatta. Serve per analizzare e valutare la complessa realtà parlamentare non certo per formulare giudizi.

Non prende in considerazione aspetti molto importanti a cui un politico dedica tempo ed energie, come la relazione con il territorio, il confronto con gli attori sociali o la vita di partito. L’indice di produttività parlamentare permette di vedere con chiarezza chi realmente ha la capacità o il potere di influire sulle attività di Camera e Senato.

Queste “key position” all’interno del Parlamento sono occupate da pochi attori. Quando si va a vedere la distribuzione della produttività in aula, si scopre che il 57% dei deputati e il 41% dei senatori è nella fascia più bassa. Mentre è bassissima la percentuale di parlamentari che totalizza un punteggio alto, cioè più di 500 punti: l’1,9% alla Camera e il 2,8% al Senato.

Molto spesso questa manciata di parlamentari ha un incarico istituzionale o di partito all’interno del Parlamento. Se si indaga la produttività in base ai ruoli, distinguendo il parlamentare “semplice” da quello con incarichi istituzionali (presidente di commissione, capogruppo di aula o commissione) si evince che questi ultimi hanno un indice medio di produttività notevolmente superiore ai primi.
Invece i 458 deputati e 176 senatori senza incarichi producono meno della media di Camera e Senato. Gli incarichi istituzionali e i ruoli di potere all’interno dei gruppi hanno un peso notevolmente superiore rispetto alla partecipazione alle votazioni elettroniche. Questa analisi evidenzia il fatto che in Parlamento a contare davvero sono in pochi e soprattutto una buona parte degli eletti (il 66% alla Camera e il 63% al Senato) produce meno della media.
 
Negli ultimi anni, sono stati messi a segno diversi punti a favore della trasparenza, ad esempio i siti web di Camera e Senato pubblicano i dati sulle assenze parlamentari, le dichiarazioni patrimoniali, i rendiconti dei gruppi e hanno iniziato un percorso di rilascio delle informazioni attraverso gli opendata. Purtroppo, denuncia Openpolis, il livello di accesso diminuisce fino a cessare del tutto di pari passo al progressivo avvicinarsi ai centri decisionali. Di ciò che accade nelle Commissioni Parlamentari, cuore del processo legislativo, non è possibile avere notizia. Eppure basterebbe, come si evidenzia nel dossier, introdurre misure già adottate per le Aule - voto elettronico e resoconto integrale - per conoscere presenze, discussioni e votazioni.

Articolo pubblicato il 29 dicembre 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


comments powered by Disqus