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Quotidiano di Sicilia

Palermo - Con il contratto di servizio Amat la mobilità locale guarda al futuro
di Gaspare Ingargiola

Tanti i settori da gestire: sfida notevole per un’azienda che ha sofferto difficoltà economiche e organizzative. L’azienda si occuperà di bike e car sharing, tram, nuovo piano dei bus e Ztl

Tags: Palermo, Bike Sharing, Amat, Ztl, Car Sharing



PALERMO - Partirà stamattina a mezzogiorno dalla Stazione Notarbartolo la prima corsa del tram. Per l’inaugurazione ci saranno il ministro dei Trasporti Graziano Delrio, il sindaco Leoluca Orlando, il presidente del Consiglio comunale Totò Orlando, il presidente dell’Amat Antonio Gristina e il direttore di esercizio Gianfranco Rossi.

Nel contratto di servizio dell’Amat, rinnovato dopo una decina d’anni, però, non c’è spazio soltanto per questa grande opera da 322 milioni di euro. Nel 2015 l’azienda ha registrato un utile di appena 76 mila euro (dopo anni di passivi, va detto) e ha dovuto fronteggiare la dieta draconiana della Regione Siciliana nel settore del trasporto pubblico locale: in un quinquennio il contributo regionale è sceso di 10 milioni tondi, dai 47,2 milioni del 2010 ai 37 del 2015.

A partire da gennaio, e fino al 2035, via Roccazzo avrà in capo contemporaneamente diversi servizi (bike sharing, car sharing, tram, nuovo piano dei bus, Ztl) che rappresentano una sfida ma anche un bel grattacapo per una partecipata che ha palesato difficoltà economiche e organizzative, messe nero su bianco sia sul piano industriale 2015/2019 sia sul contratto di servizio approvato in aula.
La novità più discussa insieme al tram è senz’altro la Ztl. “Una nuova tassa”, l’ha definita qualcuno. Che però si può anche “evadere” senza conseguenze e quindi tassa non è: la sfida del Comune sarà rendere i mezzi pubblici un’alternativa convincente e conveniente per chi non vuole o non può pagare il pass per andare al lavoro o portare i figli a scuola. Perché la Ztl è pensata innanzitutto per abbattere l’inquinamento scoraggiando l’uso del mezzo privato. Anni fa era stata bocciata dal Tar perché l’Amministrazione non si era dotata del Piano generale del traffico urbano, che adesso invece è in vigore da novembre 2013, quando venne discusso e approvato a Sala delle Lapidi con 21 sì, 2 soli no e 1 astenuto. L’atto prevedeva già l’introduzione della Zona a traffico limitato con ingresso a pagamento (da quantificare successivamente) per i veicoli meno inquinanti.

Quando è stato approvato il Pgtu il tram evidentemente non era ancora in funzione (anche se il provvedimento prevede che l’introduzione della Ztl proceda di pari passo con il potenziamento dei mezzi di trasporto pubblico) ma è innegabile, come ha ammesso anche Palazzo delle Aquile, che i proventi serviranno a sostentare tutti i servizi dell’Amat, a partire proprio dalla manutenzione e dalla gestione delle vetture Bombardier e degli impianti, compensando così i tagli regionali. Nelle previsioni la bigliettazione dovrebbe coprire tra il 25 e il 30 per cento della spesa del tram, che il primo anno costerà 12 milioni per il global service e dal 2017 in poi 4 milioni l’anno.

 Si poteva fare meglio? Forse. La delibera è stata approvata alla vigilia di Natale, pochissimi giorni prima che prendesse corpo la milionaria penale dell’Unione europea per il mancato avvio del tram. Oppure si potevano prevedere maggiori agevolazioni per le vetture meno inquinanti. Ma il ritmo in aula è stato incalzante con una seduta di 48 ore - 22 delle quali consecutive - e oltre 400 emendamenti (quasi tutti bocciati o ritirati quelli del Pd).

È stato l’asse fra gli orlandiani e il centrodestra a condurre in porto la nave con due sole modifiche sostanziali rispetto al testo esitato dalla giunta: la scadenza del contratto prorogata dal 2017 al 2035 e la riduzione del pass annuale da 120 a 100 euro, una cifra che può pesare in un bilancio familiare ma si tratta pur sempre di poco più di 8 euro al mese, neppure 30 centesimi al giorno.

 La Ztl sarà valida 24 ore su 24 sette giorni su sette e potranno accedervi soltanto i veicoli con motore da Euro 3 a salire: secondo alcune stime senza Euro 0, 1 e 2 circolerà per strada il 35 per cento di auto in meno. Fanno eccezione i veicoli d’emergenza e delle forze dell’ordine, i mezzi dei portatori di handicap e quelli dei residenti e le auto storiche. Il pass dovrà essere esposto sul parabrezza e ben visibile. Quello annuale, come detto, costerà 100 euro, quello semestrale 50, quello mensile 20, quello giornaliero (massimo tre all’anno) 5 euro. Costi ai quali bisognerà aggiungere la marca da bollo e i diritti per l’istruttoria.

Le auto elettriche non pagheranno, quelle ibride o a gas/metano pagheranno la metà, furgoni, camion e pullman dovranno scucire 600 euro l’anno.

Articolo pubblicato il 30 dicembre 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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