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Quotidiano di Sicilia

Il caso Riscossione Sicilia infiamma il Parlamento
di Raffaella Pessina

Il Consiglio di Presidenza Ars ha dato mandato di avviare azioni legali. Antonio Fiumefreddo: “Nessuna offesa all’Assemblea regionale”

Tags: Ars, Riscossione Sicilia, Antonio Fiumefreddo, M5s, Rosario Crocetta



L’esercizio provvisorio del bilancio è stato approvato ieri pomeriggio in commissione Bilancio dell’Ars che prevede di procedere nella spesa in dodicesimi, anche in assenza del bilancio e della finanziaria sino alla fine di febbraio, data entro cui dovranno comunque essere approvati i documenti finanziari. Ore concitate a Palazzo dei Normanni. Dopo le polemiche di martedì scorso in Aula, ieri mattina è stata convocata una riunione del Consiglio di Presidenza. Le proteste erano state provocate dalla approvazione di un emendamento soppressivo presentato dal Movimento Cinquestelle, in sede di variazioni di bilancio, che ha azzerato la norma del governo Crocetta che assegnava 2 milioni e mezzo alla partecipata Riscossione Sicilia.
 
Crocetta ha parlato di “atto gravissimo e assurdo dalle conseguenze  devastanti” perché la Regione “verrà privata del servizio di riscossione che sarà affidato con molta probabilità ad Equitalia. Voglio credere sia stato un errore”, ha concluso. Molto più pesante è stato in commento del presidente della società in causa, Antonio Fiumefreddo, che ha parlato di “atto di pirateria”, spiegando che non si meraviglierebbe se “tra i pirati, che si sono nascosti dietro il voto segreto, ci fossero parte dei 61 parlamentari ai quali per la prima volta nella storia abbiamo notificato i pignoramenti delle loro laute indennità”.
 
Ed ha proseguito dicendo che la società è dotata di un piano industriale, approvato nell’ottobre del 2014 e in vigore fino ad ottobre 2017, di voler convocare il consiglio di amministrazione immediatamente e di chiedere un incontro con il procuratore della Repubblica, portando nel contempo i libri in tribunale. Fiumefreddo aveva anche espresso “disappunto, come cittadino e come responsabile di una società che da lavoro a 700 famiglie e raccoglie oltre mezzo miliardo di euro l’anno per la Regione, per quanto accaduto  con la bocciatura dell’emendamento che, peraltro, non regalava nulla a Riscossione ma semplicemente erogava una minima parte dei rimborsi dovuti”.

Il presidente dell’Ars, Giovanni Ardizzone, d’intesa con i due vice presidenti Antonio Venturino e Giuseppe Lupo, ha convocato un Consiglio di presidenza urgente per valutare, poco prima della seduta d’Aula, “le azioni da intraprendere in difesa del Parlamento siciliano a seguito delle gravi e infamanti dichiarazioni da parte del presidente di Riscossione Sicilia, Antonio Fiumefreddo”.
 
Il Consiglio, all’unanimità, ha dato mandato all’avvocato Enrico Sanseverino di valutare i profili di responsabilità delle dichiarazioni rilasciate da Fiumefreddo, e di avviare le più opportune azioni giudiziarie in sede civile e penale. “Nessuna offesa alla istituzione parlamentare – incalza Fiumefreddo, ma certamente indignazione per chi avrebbe addirittura in Aula dichiarato, come del resto già fatto qualche mese prima in Commissione Bilancio, che occorreva punire Riscossione Sicilia in quanto rea di avere pignorato le indennità ai parlamentari. Riscossione Sicilia, pignorando anche i parlamentari, ha applicato la legge e quindi ha fatto il proprio dovere come fa ogni giorno con decine di padri di famiglia”. Poco dopo le 17 di ieri si sono aperti i battenti di Sala D’Ercole  ed è stato approvato l’ordine del giorno sulle modifiche al Dpef. L’Aula è poi passata all’esame del ddl sull’esercizio provvisorio.
 
Numerosi gli interventi soprattutto da parte delle opposizioni che hanno fortemente criticato il ricorso all’esercizio provvisorio, sottolineando come i problemi più urgenti siano stati praticamente irrisolti. Al termine degli interventi dei deputati ha replicato l’assessore all’economia Alessandro Baccei, che ha sottolineato come i numeri dimostrano che la politica economica operata dal governo regionale non è stata fallimentare, anzi: dai tre miliardi di disavanzo si è scesi a 500 milioni che si spera si possano recuperare al termine della trattativa con lo Stato centrale. Mentre scriviamo l’Aula è ancora in corso.

Articolo pubblicato il 31 dicembre 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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