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Accordo tra Apple e Fisco, sul piatto 318 milioni di euro
di Redazione

L’intesa è stata raggiunta al fine di chiudere l’inchiesta per frode fiscale

Tags: Apple, Fisco, Agenzia Delle Entrate



ROMA - La Apple raggiunge l’accordo con l’Italia per chiudere l’inchiesta di frode fiscale. La filiale nazionale del colosso di Cupertino ha accettato di versare nelle casse del Fisco 318 milioni di euro. L’Agenzia delle Entrate aveva contestato alla Apple 880 milioni di euro di Ires evasa nel periodo tra il 2008 e il 2013.

Il caso Apple rappresenta un classico esempio di “estero vestizione” che ha portato la Procura di Milano ad aprire un’indagine sulla multinazionale fondata da Steve Jobs. Secondo i magistrati titolari del fascicolo, il procuratore aggiunto Francesco Greco e il pm Adriano Scudieri, i redditi realizzati da Apple attraverso l’attività commerciale svolta in Italia sarebbero stati volutamente “sottoposti a tassazione in Irlanda con applicazione di un’aliquota favorevole, compresa tra lo 0,06% e lo 0,05%, rispetto a quella italiana pari al 27,50%”. L’inchiesta milanese, chiusa nel marzo scorso, vede indagati l’amministratore delegato di Apple Italia, Enzo Biagini, il direttore finanziario Mauro Cardaio. L’accusa è omessa dichiarazione dei redditi e riguarda 879 milioni di mancato pagamento Ires nel quinquennio compreso tra il 2008 e il 2013. Sotto indagine anche Michael Thomas O’Sullivan, manager della Apple sales international, società di diritto irlandese dove, stando all’accusa, sarebbero stati contabilizzati i profitti realizzati da Apple in Italia.

“Agli indagati - aveva sottolineato nei mesi scorsi l’ex procuratore capo di Milano, Edmondo Bruti Liberati - è contestato, nei loro rispettivi ruoli, l’aver omesso di dichiarare redditi prodotti in Italia dalle società irlandesi attraverso una stabile organizzazione occultata all’interno della Apple Italia srl, che formalmente svolgerebbe solo attività di marketing e supporto alle vendite”.

Secondo gli inquirenti milanesi, insomma, “il team di vendite di Apple Italia opera come agente dipendente per conto delle società irlandesi, avendo il potere di negoziare e decidere, in modo vincolante, tutti gli elementi ed i termini dei contratti commerciali di compravendita relativi ai prodotti Apple destinati alla rete di distribuzione nazionale, siglati solo formalmente in Irlanda”. Perciò "i relativi redditi devono ritenersi come prodotti in Italia perché derivanti da attività commerciale svolta in Italia da una società residente”.

Resta da vedere quale sarà il destino giudiziario dei tre manager finiti sotto inchiesta a Milano. Il pm Scudieri, che a marzo scorso aveva notificato nei loro confronti l’avviso di chiusura indagini, non ha ancora presentato richiesta di rinvio a giudizio. In altri casi simili, come quello che ha visto protagonista il noto sondaggista Renato Mannheimer, il risarcimento all’Erario e la chiusura del contenzioso hanno rappresentato la premessa per arrivare al patteggiamento della pena nel procedimento penale.

Articolo pubblicato il 31 dicembre 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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