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Quotidiano di Sicilia

Fiat: di 1.400 dipendenti solo 400 fanno produzione
di Dario Raffaele

Per la Casa torinese non è conveniente produrre nell’Isola, meglio lasciare. Nel 2008 si prevedevano investimenti per 1,1 miliardi

Tags: Fiat, Termini Imerese



PALERMO - Lo stabilimento di Termini Imerese ha le sue origini negli anni Sessanta quando fu finanziato dalla Cassa per il Mezzogiorno. Fu il primo grande esempio di industria pesante nell’Isola dopo il Petrolchimico di Gela di Enrico Mattei. Termini fu inizialmente della Sicilfiat: un’azienda a maggioranza pubblica in cui la Regione era rappresentata dalla Socis di Mimì La Cavera.
Quando l’avvocato Agnelli comprò gli stabilimenti di Termini Imerese vi portò la linea della 500 L. In quegli anni i dipendenti dell’indotto arrivarono ad essere 3.500. Oggi i dipendenti sono 1.400, circa 2.000 se si considerano quelli dell’indotto. Di questi però solo 400 fanno produzione: 150 dipendenti dello stabilimento Ergom che realizzano componenti di plastica per plance e serbatoi, e 200 persone che realizzano parti di sedili della Lear, filiazione della Lear corporation americana.

Contro la minaccia della Fiat di abbandonare l’Isola “Senza le infrastrutture minime ce ne andiamo”, Regione e governo hanno rilanciato. Nel 2007 era stato previsto un piano da 325 milioni con porti, strade, depuratori e capannoni. Non se ne fece nulla. Con il governo Berlusconi poco è cambiato. Nel 2008 si prevedevano investimenti per 1,1 mld di euro (per metà pubblici). Nel maggio del 2009 si è poi pensato ai fondi europei per dare sostegno allo stabilimento. Ultimamente si parla di 400 milioni per convincere la Casa torinese a rimanere. Insomma, si fa di tutto per mantenere l’industria pesante nell’Isola. Un’industria improduttiva e senza futuro.

Articolo pubblicato il 13 novembre 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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