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Ogni anno una persona su dieci si ammala per cibo contaminato
di Redazione

I dati emergono dal rapporto “Estimates of the global burden of foodborne diseases” pubblicato dall’Oms. L’Italia al secondo posto per numero di intossicazioni alimentari registrate

Tags: Cibo Contaminato, Oms



PALERMO - Ogni anno, una persona su 10 si ammala per aver mangiato cibo contaminato e 420 mila persone muoiono per tossinfezioni alimentari. Queste patologie colpiscono particolarmente i bambini al di sotto dei 5 anni di età (125 mila decessi l’anno) e i Paesi della Regione Africana e del Sud Est asiatico. Sono alcuni dei dati che emergono dal rapporto “Estimates of the global burden of foodborne diseases” pubblicato dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) a dicembre 2015. Anche nell’Unione Europea ed in Italia le principali infezioni alimentari, confermando il trend in ascesa dal 2008, con le infezioni da Campylobacter che restano le più comuni, seguite dalle salmonellosi, benché con ordini di grandezza molto diversi, circa 200 mila casi l’anno per la prima e circa 2000 per la seconda.

E il Nostro Paese secondo le statistiche europee occuperebbe il secondo posto nella classifica del numero di intossicazioni alimentari registrate. Lo riferisce il nuovo report europeo sulle zoonosi e sugli episodi epidemici di tossinfezione alimentare “The European Union summary report on trends and sources of zoonoses, zoonotic agents and food-borne outbreaks in 2014”, pubblicato dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) e dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) il 17 dicembre 2015. Il documento – che presenta i dati sulla sorveglianza delle infezioni da agenti zoonotici nell’uomo ed il relativo monitoraggio nelle fonti alimentari e nei serbatoi animali relativi al 2014 – sottolinea inoltre che quest’anno, a livello europeo, anche dalle salmonellosi giungono notizie in controtendenza rispetto al trend in diminuzione osservato negli scorsi anni. Quest’infezione, in costante calo negli ultimi 5 anni, ha mostrato, infatti, una lieve inversione di tendenza.

I sette principali patogeni che si ritrovano nei prodotti di origine animale (Campylobacter jejunì, Clostridium perfrigens, E. coli 0157:H7, Listeria monocytogenes, Salmonella, Staphylococcus aureus, Toxoplasma gondii) sono responsabili annualmente da 3,3 fino a 12,3 milioni di casi di intossicazioni alimentari, con 3.900 decessi ed un costo stimato da 6,5 a 34 miliardi di dollari (spese sanitarie + mancata produttività lavorativa del malato) nel mondo.

Tali cifre dimostrano che l’incidenza delle malattie trasmesse da alimenti è in costante ascesa in tutti i paesi industrializzati. Tale pericolosa tendenza è ascrivibile in gran parte alle modifiche dello stile di vita e delle scelte alimentari di noi consumatori.
Le mutate abitudini lavorative (e di studio) hanno indotto un aumento del numero dei pasti consumati fuori casa, che negli Stati Uniti sono ritenuti responsabili dell’80% degli episodi delle intossicazioni segnalati.
 
La ridotta disponibilità di tempo nelle famiglie, dove spesso lavora anche la madre, ha ridotto drasticamente la propensione alla preparazione del cibo casalingo, con una progressiva perdita di competenze specifiche nella confezione e conservazione degli alimenti e un ricorso sempre più frequente all’acquisto di pasti pronti, che richiedono particolari cautele (consumo immediato o immediata refrigerazione).

Inoltre l’assenza di entrambi i genitori da casa costringe sempre più spesso i minori (i cui genitori non posseggono più l’esperienza per fornire una sufficiente dote di nozioni pratiche) a preparare essi stessi il pasto, con modalità non sempre igienicamente corrette (i.e. inadeguato riscaldamento, contaminazione di cibi cotti con cibi crudi). Anche le nuove preferenze alimentari dei consumatori possono giocare un ruolo non secondario. La ricerca di gusti nuovi (per esempio i frutti «esotici») e la perdita della nozione di stagionalità di frutta e verdura comportano l’importazione di questi prodotti da paesi lontani, con la concreta possibilità di trasporto anche degli agenti infettivi non usuali o “autoctoni”.

Va segnalato poi il diffondersi nella popolazione di regimi dietetici volti alla prevenzione delle malattie cardiovascolari, che prevedono l’uso di vegetali crudi e potenzialmente infetti.

Infine, permane purtroppo in gran parte della popolazione una scarsa propensione al rispetto delle più elementari norme igieniche per la prevenzione delle malattie a trasmissione oro-fecale.

Basti pensare che in un recente studio dell’American Society for Microbiology è emerso che il 21,3 % del campione studiato (6.330 adulti) non si lavavano le mani dopo aver usufruito dei servizi igienici. Le intossicazioni alimentari rappresentano anche nel 2015 la principale causa di MTA (malattie trasmesse dagli alimenti) (58%), seguite dagli avvelenamenti da funghi (27%), dall’intossicazioni da istamina (7%) e da tossina botulinica (7%).

Articolo pubblicato il 14 gennaio 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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