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Siccità invernale in Sicilia: colture e bilanci a rischio
di Redazione

Il presidente di Confagricoltura Catania, Giovanni Selvaggi, preoccupato per le temperature fuori stagione: “Nel settore cerealicolo gran parte della produzione è compromessa e chi aveva seminato regolarmente, a ottobre e novembre, è stato costretto a effettuare una nuova semina"

Tags: Confagricoltura Catania, Giovanni Selvaggi, Siccità



CATANIA - Sicilia nella morsa della siccità invernale, un fenomeno che in questo primo scorcio dell’anno sta mettendo a serio rischio tutte le colture e con esse i bilanci delle aziende agricole. Con il prolungarsi della stagione calda gli agricoltori dell’Isola, in particolare quelli della Sicilia orientale, dove si sono registrate temperature molto sopra le medie stagionali, hanno dovuto  fare i conti con l’ennesima emergenza.

“Ci troviamo a fronteggiare una situazione anomala - afferma il presidente di Confagricoltura Catania, Giovanni Selvaggi. - Per tutto l’autunno e anche in questa prima parte dell’inverno ci  sono state temperature assolutamente fuori dalla norma che non accennano ad abbassarsi – continua Selvaggi - abbiamo ripreso ad irrigare gli agrumeti e anche tutte le altre colture a novembre, ma di fatto è come se non avessimo mai smesso”. 

Per Selvaggi il caldo fuori stagione che si prolunga da mesi potrà avrà effetti deleteri sull’intero comparto agricolo del catanese, sia per l’aumento dei costi della bolletta energetica delle aziende sia, in prospettiva, per la qualità dei prodotti della stagione in corso e della prossima stagione.

“Nel settore cerealicolo gran parte della produzione è compromessa – spiega il presidente di Confagricoltura Catania – e chi aveva seminato regolarmente, a ottobre e novembre, è stato costretto a effettuare una nuova semina; nel settore degli alberi da frutta il caldo porterà invece ad avere per l’anno prossimo un prodotto di seconda fioritura più difficile da commercializzare”.
A causa delle alte temperature nelle campagne della Piana di Catania tutti gli imprenditori sono stati costretti ad affrontare spese impreviste non di poco conto.

“Dare acqua agli agrumi e al frumento in inverno comporta un aggravio di migliaia di euro per ciascuna azienda agricola – sottolinea Selvaggi - anche quando facciamo giri di irrigazione più breve per contenere i costi”. 

L’irrigazione fuori stagione è infatti tutta a carico delle aziende visto che i consorzi in questo periodo dell’anno non forniscono servizi irrigui. “Sebbene il valore del  petrolio sia ai minimi da dieci anni a questa parte i costi energetici per l’agricoltura non accennano a diminuire e se nel giro di pochi giorni non ci saranno abbondanti precipitazioni per molti di noi sarà molto difficile riuscire a chiudere la stagione con dei ricavi”.

Secondo il presidente nazionale della Federazione agrumicola di Confagricoltura, Gerardo Diana il prolungarsi anomalo della stagione calda, oltre a costringere gli imprenditori a spese impreviste, influisce anche sulle abitudini dei consumatori di agrumi rallentando un mercato che già soffre a causa della concorrenza agguerrita dei paesi esteri.

“Il mercato è oltremodo lento – afferma Diana – e penso che parte di questo rallentamento sia da imputare ad una questione psicologica”. “Il consumo di agrumi, di arancia rossa in particolare, è legato alla stagione invernale, al freddo, al potere benefico delle arance contro le malattie di stagione, e se l’inverno è mite fatalmente calano anche i consumi”. “è un peccato – sottolinea Diana – perché quest’anno il prodotto siciliano è bello per pezzatura e qualità e non riuscire a commercializzarlo al giusto valore è un grosso danno per l’economia siciliana”.

Per il presidente degli agrumicoltori di Confagricoltura altro fattore di rallentamento del mercato è l’embargo russo, “un fattore di cui stiamo già affrontando gli effetti nefasti” , conclude Diana.

Articolo pubblicato il 14 gennaio 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Giovanni Selvaggi, presidente di Confagricoltura Catania
Giovanni Selvaggi, presidente di Confagricoltura Catania