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Quotidiano di Sicilia

Beni culturali, Sicilia potenzialità inespresse
di Nino Aloisio

I dati semestrali sulla fruizione dei beni culturali siciliani non confermano l’andamento positivo del patrimonio artistico nazionale. Record di visitatori e incassi in Italia nel 2015 ma il trend nei siti siciliani è poco confortante

Tags: Musei, Beni Culturali



ROMA - “Per la storia del nostro Paese è il miglior risultato di sempre, un record assoluto per i musei italiani”, queste sono state le parole del ministro della Cultura Dario Franceschini al Comitato permanente del turismo nel giorno di presentazione dei numeri relativi al patrimonio culturale nazionale. Il bilancio, infatti, mostra una significativa crescita rispetto ai dati del 2014: un aumento delle visite del 6%, con cifre che si aggirano intorno ai 43 milioni, e un incremento degli incassi pari al 14% con 115 milioni di euro all’attivo.

Come si poteva facilmente ipotizzare, a guidare la classifica dei musei e dei siti archeologi più visitati dello scorso anno troviamo il Colosseo e il Foro Romano, con un aumento di pubblico del 6%, seguiti dagli scavi di Pompei e dalla Galleria degli Uffizi, rispettivamente a 12% e al 2%. Un risultato che ha fatto gioire il ministro, e con lui tutto territorio nazionale: “Non siamo in presenza di una tendenza internazionale, anzi siamo in controtendenza se si guarda ai dati usciti sulla stampa estera oggi. In Italia - conclude - grazie anche alle nuove politiche di valorizzazione, prime fra tutte le domeniche gratuite, gli italiani sono tornati a vivere i propri musei. Un riavvicinamento al patrimonio culturale che educa, arricchisce e rende consapevoli i cittadini della magnifica storia dei propri territori”.

Mentre l’Italia celebra il suo record e l’incoraggiante andamento generale, la Sicilia, dal canto suo, sembra avere poco da festeggiare. Il rapporto relativo alla fruizione dei beni culturali siciliani del primo semestre 2015 presenta un trend poco confortante se paragonato ai risultati nazionali. In proiezione, infatti, anche se i bilanci di fine anno registreranno un incremento dei visitatori e degli incassi rispetto ai numeri del 2014, appare chiaro che i traguardi italiani resteranno soltanto un miraggio. I fiori all’occhiello dell’isola, primi tra tutti il Teatro Antico di Taormina e i musei archeologici di Agrigento e Siracusa, raggiungeranno, molto probabilmente, quote nettamente inferiori rispetto alle prime posizioni della classifica nazionale: si ipotizzano 700.000 visitatori per Taormina, una cifra decisamente bassa se consideriamo l’importanza e la fama del luogo, e 500.00 visitatori sia per Agrigento che per Siracusa. Se crescita sarà, si tratterà di un progresso minimo e in controtendenza rispetto l’andamento nazionale.

La questione, in realtà, è vecchia tanto quanto i siti archeologici elencati nei documenti ufficiali: perché la Sicilia non riesce a valorizzare un patrimonio culturale che non ha niente da invidiare a quello delle altre regioni italiane? I motivi sono da ricercare, ancora una volta, nelle azioni di promozione, valorizzazione e manutenzione dei luoghi siciliani; i turisti, infatti, così come gli stessi abitanti dell’isola, devono quotidianamente fronteggiare siti web poco attrattivi, difficoltà logistiche e di trasporto, informazioni spesso mancanti e problemi relativi al degrado di molti siti di riferimento, spesso dimenticati anche dalle amministrazioni locali. Una tendenza che, in attesa dei numeri ufficiali sulla fruizione dei beni culturali in Sicilia durante tutto il 2015, necessita di una imminente soluzione.
 


Monreale e Piazza Armerina perdono visitatori
 
È difficile, se non impossibile, immaginare la Sicilia senza la sua affascinante storia millenaria, ma è altrettanto complicato concepire i maggiori siti archeologi e di interesse culturale, gli stessi che l’hanno resa grande e celebre al mondo, a corto di turisti. L’ultimo documento istituzionale in materia di patrimonio artistico, reso pubblico dall’Assessorato regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Sicilia sul proprio sito ufficiale, riguardano infatti  i dettagli relativi al numero di visitatori e agli incassi dei principali siti siciliani. Il bilancio, che si riferisce al primo semestre del 2015, non lascia ben sperare se paragonato a quello appena presentato dal ministero della Cultura. In alcuni casi, addirittura, le cifre relative ai primi sei mesi del 2015 appaino inferiori rispetto a quelle dell’anno precedente: Il Duomo di Monreale, ad esempio, registra 17.000 visitatori in meno, mentre l’area archeologica di Piazza Armerina conta una riduzione di pubblico di ben 9.000 unità. Le proiezioni del semestre precedente lasciano ipotizzare una situazione più o meno stazionaria se paragonata al passato, ma il successo dei beni culturali italiani e il record conseguito rimangono comunque inavvicinabili, almeno per il momento. La Sicilia, una delle regioni italiane più ricche e interessanti dal punto di vista culturale, e il suo patrimonio artistico rimangono, quindi, lontane dai successi nazionali. Ancora una volta, la nostra ragione sta a guardare i successi altrui, sebbene conservi al proprio interno alcuni dei siti archeologici e di interesse storico-culturale più interessanti al mondo. Riusciranno, le amministrazioni regionali, a riscrivere la storia?

Articolo pubblicato il 15 gennaio 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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