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Morti materne, primato alla Sicilia
di Dorotea Di Grazia

Tra le cause dirette dei decessi, secondo la ricerca, la principale è l’emorragia ostetrica, mentre tra quelle indirette vi è la patologia cardiovascolare. Registrati 29 casi entro i 42 giorni nel periodo compreso tra il 2008 e il 2012

Tags: Maternità, Parto



PALERMO - La Sicilia è una delle regioni col più alto numero di morti materne. A questa conclusione sono giunti dei progetti multiregionali coordinati dall’Istituto Superiore di Sanità (Iss), in collaborazione col ministero della Salute. Tra questi vi è il progetto “Sorveglianza della mortalità materna” che ha visto la partecipazione di alcune regioni (come la Sicilia) e che ha analizzato la sorveglianza attiva della mortalità materna.

Predisponendo una unità operativa che ha gestito le attività del progetto e ha avuto il ruolo di collegamento tra l’Iss e i presidi sanitari, è stato adottato un duplice approccio: attraverso il record-linkage (strumento di elezione per l’integrazione delle informazioni provenienti da fonti di dati diverse) e la segnalazione dei casi incidente dai presidi sanitari delle Regioni che hanno partecipato al progetto. Con il primo approccio è emerso che le morti materne avvenute in meno di 42 giorni registrate in Sicilia (per il periodo compreso tra il 2008 e il 2012) sono 29; un dato non confortante se si sottolinea come l’Emilia-Romagna per lo stesso periodo registra 17 morti materne. Tra le cause dirette dei decessi, secondo il progetto, la principale è l’emorragia ostetrica mentre tra quelle indirette vi è la patologia cardiovascolare.
 
Sono dati che fanno riflettere se si pensa che, nonostante le numerose morti, la Sicilia e la Campania sono le regioni con più punti nascita (rispettivamente 58 e 69). Riguardo questa contraddizione è intervenuto il ministro della Salute, Batrice Lorenzin, che ha stabilito che i punti nascite per continuare la loro attività devono garantire, durante l’anno, un minimo di 500 parti. Decisione che è stata rafforzata anche dal ritardo delle Regioni nel rimodulare l’organizzazione dei punti nascite in base ai volumi di attività. “La vita di una donna e del suo bambino - afferma la Lorenzin - non possono essere lasciate in mano alla disorganizzazione di strutture con personale generoso e attento ma numericamente insufficiente, privo di strumenti per la diagnostica, con aperture part-time”.

Altro elemento da attenzionare per ridurre il tasso di mortalità è sicuramente l’istruzione: in Piemonte, Emilia-Romagna, Lazio e Sicilia il tasso di mortalità materna è due volte maggiore tra le donne con un basso livello di istruzione rispetto a quelle con un titolo di studio superiore. Quindi è necessario che le istituzioni intervengano per eliminare le disuguaglianze economiche e sociali, così da ridurre anche la mortalità materna.

La gravidanza è un evento straordinario ma molto destabilizzante: numerose donne si trovano impreparate nel dover fronteggiare l’enorme stress psicofisico e per questo la comparsa delle morti materne per suicidio è un dato da non sottovalutare. In Sicilia soprattutto si registra la numerosità più alta (10) delle morti per suicidio rispetto al totale delle morti materne (precoci e tardive). Questo dato evidenzia la necessità di politiche sanitarie per favorire e aumentare il sostegno psicologico subito dopo il parto.

In Italia la mortalità materna ormai è un tema che è diventato molto attuale, come testimoniano i discussi decessi di Francesca Corrao (deceduta nel novembre 2015 dopo un cesareo all’ospedale Buccheri La Ferla, a Palermo) e Giovanna Lazzari (morta agli Spedali Civili di Brescia).

Una notizia positiva giunge dal confronto tra le mortalità materne nazionali e quelle europee: infatti l’Italia è nella top ten dei paesi con i più bassi tassi di mortalità materna, con 4 decessi ogni 100 mila nascite.

Articolo pubblicato il 16 gennaio 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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