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Edilizia, l'esigenza e la soluzione
di Rosario Battiato

Incrocio di dati da più fonti: quasi una casa su tre in Sicilia si trova in mediocre o pessimo stato di conservazione. Il Cresme: nel 2014 ci sono state 1,6 milioni di domande tra recupero e riqualificazione

Tags: Edilizia, Sicurezza, Ristrutturazione



PALERMO – La Sicilia ha la più alta concentrazione di case in cattive condizioni di tutta Italia. Per i nostri lettori non è affatto una novità, visto che da anni su queste pagine denunciamo il pessimo stato di salute del patrimonio edilizio sulla base del censimento dell’Istat, ma adesso c’è un’ulteriore conferma che giunge dalla Confartigianato che ha realizzato il quadro della situazione in uno studio diffuso lo scorso sabato. Eppure proprio dalla riqualificazione, strutturale ed energetica, degli edifici passa la rinascita dell’edilizia nazionale.

Quasi una casa su tre in Sicilia (26,8%) si trova in mediocre o pessimo stato di conservazione. I numeri isolani contribuiscono in maniera determinante al risultato complessivo definito dallo studio di Confartigianato che ha lanciato l’allarme su tutta l’Italia, dove ci sono poco più di due milioni di edifici residenziali (16,8%) in questa stessa situazione. A ottenere i risultati peggiori è il blocco Sud che vede, dopo la Sicilia, anche la Calabria registrare una quota molto alta (26,2%) e quindi la Basilicata (22,3%). Il dato si assottiglia se procediamo la nostra marcia verso il Nord del Paese passando prima dall’Umbria (10,7%), che condivide con il Trentino Alto Adige la quota più bassa di case inadeguate. Sul podio anche la Toscana (11,5%).

Non è soltanto una questione di sicurezza, che comunque in una terra ad alto rischio sismico come la Sicilia non è certamente da sottovalutare, ma anche di risparmio perché case non efficientate determinano bollette più elevate e proprio comparto residenziale, secondo Confartigianato, determina il 28,8% dei consumi finali di energia.

La buona notizia è che la legge di stabilità 2016 ha prorogato fino al 31 dicembre le aliquote di detrazione Irpef previste per chi ristruttura o riqualifica immobili, oppure acquista arredi ed elettrodomestici destinati agli immobili oggetto di lavori edilizi agevolati. La cattiva è che purtroppo questo non vuol dire che i siciliani decideranno di approfittarne. La tendenza degli ultimi anni, infatti, non è stata positiva. I risultati derivati dagli sgravi del 65% per l’efficienza energetica in Sicilia hanno prodotto investimenti per 64 milioni di euro nel 2013, 48 nel 2012 e 55 nel 2011. Numeri minimi rispetto a quanto registrato in Lombardia con circa un miliardo di interventi soltanto nel 2013, ultimo anno censito.  

Il comparto, almeno a livello nazionale, ha ottenuto numeri impressionanti: 355mila richieste di detrazione soltanto nel 2013 per la riqualificazione energetica e 1,3 milioni per il recupero edilizio. Numeri che sono cresciuti, seppur di poco, anche nel 2014. Questi dati, contenuti in uno studio Cresme presentato alla Camera lo scorso ottobre, hanno prodotto una media di investimenti attivati, tra il 2011 e il 2015, pari a 23 miliardi di euro (tra iva e lavori) all’anno per circa 232mila occupati diretti all’anno più altri 348mila indiretti. 

È questa la migliore ricetta per l’edilizia siciliana che continua a colare a picco. Un altro studio di Confartigianato Edilizia ha certificato come, tra il primo trimestre del 2008 e il corrispondente periodo del 2015, la Sicilia abbia dovuto subire un sostanziale dimezzamento dell’occupazione (-48,2%). E la crisi non si risolve certo con gli appalti pubblici o sperando di poter ricominciare a costruire come un tempo.

Articolo pubblicato il 19 gennaio 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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