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Quotidiano di Sicilia

Catania - La Giunta Bianco fa muro contro le accuse di infiltrazioni mafiose
di Desirée Miranda

Resi noti i nomi delle persone coinvolte. Anche la Giunta parla di “pseudo attacchi”. È il momento di fare chiarezza

Tags: Catania, Mafia, Enzo Bianco



CATANIA - L’ombra della mafia sulla città di Catania? Assolutamente sì per alcuni, assolutamente no per altri. Sono due le commissioni antimafia, quella regionale e quella nazionale, ad occuparsi della città di Catania guidata dal sindaco Enzo Bianco ponendola sotto i riflettori della stampa. Dopo la denuncia anonima alla Regione e mesi di “rumors”, sono finalmente stati resi noti i nomi dei consiglieri che sarebbero considerati in odor di mafia tra maggioranza e opposizione e un presidente di municipalità.
 
Una posizione particolare sarebbe quella di Riccardo Pellegrino (Forza Italia), fratello di Gaetano Pellegrino, detto ‘u funciutu’ per il clan Mazzei, Erika Marco (Megafono-maggioranza), il cui padre è stato imputato nel processo per le tangenti e infiltrazioni mafiose, processo poi prescritto, e del presidente della sesta circoscrizione Lorenzo Leone (Articolo4), fratello del condannato per pizzo Gaetano Leone. Ci sarebbero anche Alessandro Porto (Patto per Catania- maggioranza), che al momento della candidatura risultava indagato per l’accusa di voto di scambio nelle elezioni nazionali del 2006, Salvatore Giuffrida dell’opposizione e Salvatore Spataro della maggioranza, che sarebbero stati vicino ad ambienti appartenenti alla criminalità rispettivamente del quartiere di Monte Po e Librino.

Ci sono ancora Maurizio Mirenda (Grande Catania - opposizione), controllato dalla polizia per un incontro a casa di Nino Balsamo detto ‘cicaledda’ e Francesco Petrina (Primavera per Catania - maggioranza), già candidato nel 2008 con il centro-destra, titolare dell’Etnabar, indicato dal collaboratore di giustizia Vincenzo Pettinati.

Accuse pesanti quelle dell’Antimafia per la quale queste persone sarebbero strettamente legate, anche da parentele, a esponenti mafiosi. Ma il Consiglio così come la Giunta non sembrano troppo preoccupati, anzi. Le reazioni all’indomani di questo giorno così intenso, caratterizzato anche dall’audizione del primo cittadino Bianco davanti la Commissione antimafia nazionale, sembrano quasi di arrabbiatura nei confronti di chi si è occupato dell’argomento. Accuse di strumentalizzazione sono quindi lanciate da maggioranza e opposizione, accuse di voler infangare il buon nome della città e della gente che tra opposizione e maggioranza ne decide le sorti.
La seduta in Consiglio comunale subito dopo la notizia è stata addirittura definita surreale da qualcuno.

Manlio Messina ha lanciato i suoi attacchi alla stampa e ha difeso i colleghi, così come la maggioranza dei componenti, mentre l’assessore D’Agata ha definito le notizie circolanti in merito “pseudo attacchi”.

Anche il sindaco di Catania ha difeso la città e soprattutto la sua persona da accuse di rapporti dubbi con l’editore de La Sicilia, Mario Ciancio. Sotto la lente d’ingrandimento la telefonata con l’imprenditore durante la compagna elettorale per l’elezione a sindaco in cui si fa in riferimento particolare al Pua. Bianco afferma davanti la commissione che non sapeva che Ciancio fosse indagato per concorso esterno in associazione mafiosa lasciando dei dubbi di fondatezza anche in alcuni membri della Commissione nazionale antimafia. “Mi permetta di dubitare”, ha affermato Claudio Fava, figlio del giornalista Giuseppe, ucciso dalla mafia nell’ 84.

“Nonostante il proscioglimento di Ciancio il 21 dicembre scorso, ho voluto ugualmente presentarmi davanti alla Commissione per chiarire in maniera limpida questa vicenda, e informare i commissari dell’impegno costante dell’Amministrazione a favore della legalità, in particolare sulle iniziative riguardanti il Programma urbanistico attuativo di Catania Sud (Pua)”, ha affermato il primo cittadino.

Articolo pubblicato il 20 gennaio 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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