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Messina - Amam: le spese per le crisi idriche aggravano le difficoltà economiche
di Lina Bruno

Il 60% di bollette del 2015 non è stato pagato: privati ed enti pubblici devono all’azienda 72 milioni di euro. Il presidente Termini: “Ultimate le procedure, la manutenzione potrà riprendere”

Tags: Messina, Acqua, Amam



MESSINA - “Un’azienda da rifondare, a cui dare un nuovo indirizzo organizzativo, diverso dal passato”. Leonardo Termini, presidente dell’Amam da sei mesi, vuole prendere le distanze da alcune scelte fatte dalle precedenti gestioni visto che contraddizioni e conseguenze stanno emergendo adesso che l’Amministrazione comunale sta lavorando per fare confluire nell’Azienda meridionale acque i servizi di altre partecipate.

Poche le professionalità rimaste all’interno e le manutenzioni, ordinarie e straordinarie, sono affidati con cottimi fiduciari a ditte esterne con una evidente lievitazione dei costi e disagi nell’erogazione dei servizi quando scadono gli affidamenti. è successo con i guasti e i malfunzionamenti della rete fognaria segnalati dai cittadini ai consiglieri della quarta e quinta circoscrizione ma a cui i tecnici Amam hanno risposto che non si poteva intervenire fino al rinnovo del contratto. 

“Abbiamo ultimato le procedure e quindi la manutenzione può riprendere - assicura Leonardo Termini, che ci tiene a precisare anche che l’esternalizzazione dei servizi non rientra nella politica della nuova Amam - Quando ci sarà il passaggio del personale di Ato e Messinambiente - precisa il presidente - ci sarà uno screening sulle professionalità acquisite e quelle mancanti, quindi si avvieranno le riqualificazioni e per quelle qualifiche che non è possibile reperirle all’interno ci saranno bandi pubblici e nuove assunzioni”.

Termini risponde in qualche misura anche a Pino Foti, segretario della Filctem-Cgil, che aveva parlato di un “perimetro, in Amam, delle attività affidate a terzi che si allarga a dismisura e dell’assenza di una pianta organica che assegni ambiti e mansioni a tutto il personale”. Non sono state mai chiarite le modalità di questo accorpamento dice ancora Foti e “come e con quali risorse, si consentirà all’Amam di sostenere economicamente questo progetto, assicurando al contempo quel contributo di circa 23 mln che l’ente è obbligato a versare al Comune in forza del piano di riequilibrio”.

Delle difficoltà economiche dell’Amam, su cui pesano enormemente i costi della crisi idrica dello scorso autunno, ha relazionato qualche giorno fa in commissione Bilancio del Comune, il direttore generale dell’azienda, Luigi La Rosa. Si parla di spese sostenute dopo la frana di Calatabiano per circa due milioni di euro che potrebbero compromettere i conti del 2015 ma anche del 2016, minando l’idea predominante di una partecipata che chiudeva solitamente con un attivo di 400/500 mila euro.
Nei due milioni ci sono anche i 760 mila euro che Siciliacque ha richiesto per i 250l/s di cui la città dal 5 novembre usufruisce, provenienti dall’Alcantara. La Rosa parla anche della necessità di attivare un’azione incisiva di recupero crediti e sollecita provvedimenti più duri contro i morosi.

Un dato evidenziato è che il 60% delle bollette emesse nel 2015 non sarebbero state pagate. Privati ed enti pubblici, tra questi Iacp, ex Provincia e lo stesso Comune, devono all’Amam, 72 milioni di euro. Secondo Leonardo Termini i problemi finanziari dell’Azienda sono strutturali, risalgono ad almeno otto anni fa e vanno oltre le spese sostenute per affrontare la grave emergenza di ottobre. Il presidente nominato dal sindaco Renato Accorinti promette “un’operazione trasparenza”, quella che nessuno negli anni passati ha voluto fare.

Intanto altri movimenti franosi a Forza d’Agrò mettono a rischio la condotta idrica e l’azienda ha approntato i progetti che consentono di intervenire per evitare ulteriori danni alla tubazione.

Si prevedono quindi nuovi disagi per i cittadini per l’interruzione del flusso che dovrà essere programmata una volta avviati, forse entro la prossima settimana, i lavori di consolidamento. Quando le opere di palificazione inizieranno infatti non ci dovrà essere acqua nella condotta, quindi la distribuzione sarà limitata a poche ore al giorno per la durata dell’intervento.

Articolo pubblicato il 21 gennaio 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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