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Quotidiano di Sicilia

Rifiuti ed energia, avanti tutta
di Rosario Battiato

Confermato in sede di Conferenza Stato-Regioni il piano da otto termovalorizzatori in Italia, due dei quali nell’Isola. Di fatto bocciata l’alternativa proposta dalla Regione siciliana relativa ai sei piccoli impianti

Tags: Termovalorizzatori, Inceneritori, Rifiuti



PALERMO – La Conferenza delle Regioni di giorno 20 gennaio ha espresso parere favorevole allo schema di decreto che di fatto, semplificando, annuncia l’avvio della realizzazione degli otto impianti di termovalorizzazione sul territorio nazionale (due in Sicilia). L’appoggio è “condizionato all’accoglimento di emendamenti e osservazioni” si legge al punto 9 dei documenti consegnati in seduta, e ha comunque trovato il parere contrario di Lombardia, Marche, Umbria, Abruzzo e Molise. Per la Sicilia, che ha visto bocciato il suo piano relativo ai sei mini impianti, saranno ancora giorni di passione.

Le undici pagine del documento riassumono tutti i passaggi più importanti dell’incontro relativo allo schema di Dpcm recante “individuazione della capacità complessiva di trattamento degli impianti di incenerimento dei rifiuti urbani e assimilabili in esercizio o autorizzati a livello nazionale, nonché individuazione del fabbisogno residuo da coprire mediante la realizzazione di impianti di incenerimento con recupero di rifiuti urbani e assimilati”. Nel complesso il testo non si discosta dall’originale. All’articolo 5 le Regioni hanno richiesto un emendamento che preveda l’inserimento, nell’ambito dell’individuazione degli impianti da realizzare o da potenziare, del “rispetto della programmazione regionale”.

Le reazioni sono state differenti. Nei giorni scorsi, intervistata dal QdS, l’assessore Contrafatto aveva ribadito la posizione favorevole del governo regionale nei confronti di sei piccoli impianti per la produzione di elettricità utilizzando i rifiuti. Una richiesta già espressa in sede di conferenza Stato-Regioni per il “minor impatto ambientale che avrebbero sia per evitare che il rifiuto residuo, dopo che sia stata eliminata la parte differenziabile, e sia stato trattato, continui a solcare le disastrate vie siciliane per raggiungere il luogo della termovalorizzazione”. Una posizione ragionevole, che aveva trovato seguito nei giorni scorsi, quando l’assessore aveva richiesto a Roma dei fondi per potenziare la differenziata: circa 200 milioni per realizzare gli impianti di trattamento meccanico-biologico e per il compostaggio.

Dall’altra parte è ai massimi storici l’attivismo di Davide Faraone che, continuando il pressing asfissiante nei confronti di Crocetta, ha richiesto “azione” e stop all’”immobilismo” per una gestione dei rifiuti al collasso e segnalato la necessità degli impianti che non sono quelli dei tempi di Cuffaro, e ci riferiamo al piano rifiuti del 2002, ma a “zero emissioni e ad altissima tecnologia”. Adesso si attendono segnali di vita da Palazzo d’Orleans, perché la Regione potrebbe impugnare il provvedimento – Crocetta è sempre stato contrario ai due mega impianti, un po’ più docile sulla possibilità dei sei più piccoli – oppure lasciare seguire l’iter legislativo.

Da dirimere restano numerosi nodi. L’aggiornamento del piano richiesto dal ministero è stato completato e consegnato in Giunta e pronto per passare da Roma, al ministero dell’Ambiente, e quindi da Bruxelles. Potrebbe essere un segnale distensivo per allontanare lo spettro del commissariamento, visto che lo stesso Faraone aveva parlato di “interventi shock” in collaborazione col governo regionale e la necessità di agire in tempi strettissimi con poteri speciali. Oppure no. Già lo scorso agosto c’era stato un cartellino giallo con l’attivazione della procedure di esercizio del potere sostitutivo sul governo in materia di rifiuti. A distanza di cinque mesi, quel cartellino potrebbe diventare rosso.

Articolo pubblicato il 22 gennaio 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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