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Carceri, nel 2015 meno suicidi ma la guardia va tenuta alta
di Angela Ganci

In Sicilia, negli ultimi anni, il maggior numero di decessi si è registrato a Palermo e Siracusa. Centro studi Ristretti orizzonti: lo scorso anno 42 detenuti si sono tolti la vita

Tags: Carcere, Suicidio, Sicilia



PALERMO - Suicidi in carcere: un problema sempre attuale che rappresenta una vera e propria piaga nel sistema penitenziario nazionale. E sebbene l’anno sia iniziato da appena un mese già si conta un denuto impiccato in una cella di Marassi, a Genova.
Secondo i dati del Centro studi di ristretti orizzonti, nel solo 2014 sono stati 44 i detenuti a togliersi la vita (7,7% su 10.000 detenuti, contro una media europea del 5,4%) e se ne contavano già 9 nei primi mesi del 2015, come rileva l’osservatorio dell’associazione Antigone, autorizzata dal Ministero della giustizia a monitorare la situazione delle carceri italiane.

Come riporta il Dossier “Morire di Carcere” elaborato da Ristretti Orizzonti, nell’ultimo aggiornamento del 26 gennaio scorso, nel periodo 2000-2016 le morti per suicidio si attestano a poco meno del 36% del totale dei decessi (887 contro 2.497): una percentuale rimasta pressoché invariata rispetto al 30 luglio 2015 (870 contro 2.438).

Nota positiva è il decremento costante dei casi di suicidio dopo il picco del 2009 (72): il 2015 infatti si è contraddistinto come l’anno con il numero più basso di morti per suicidio dal 2000 (42). Secondo il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap), però, le morti per suicidio sarebbero state leggermente meno, cioé 39 (il dato più basso dal 1992).

Analizzando la situazione nelle nove province siciliane (come mostrato in tabella), nel periodo 2002-2016 il maggior numero di decessi (suicidi, malattia o morte da accertare) si registra nelle province di Palermo (26), con circa il 60% di suicidi (15), due casi in più rispetto al 30 luglio scorso. A pari merito in quanto a numero di suicidi si pone Siracusa, con una percentuale di oltre il 70% (15 su 21 morti), seguono Messina (10 su 16), con un decesso in più rispetto al 30 Luglio, non imputabile a suicidio, e Catania (65% di suicidi). La situazione sia a Caltanissetta che ad Agrigento vede invece un suicidio in più rispetto a luglio, mentre Ragusa (con l’unico caso di omicidio), Trapani ed Enna fanno registrare il numero più esiguo di decessi, che, a Enna e Trapani, sono interamente imputabili a suicidio.

Secondo l’Associazione Antigone i dati ora esposti configurano una situazione allarmante, sintomo di una specifica incapacità del sistema penitenziario di cogliere i segnali di disperazione di chi vive in reclusione, unita alla scarsa attenzione ai programmi di prevenzione del rischio. Monitoraggio e formazione sarebbero quindi le parole chiave per ridurre un fenomeno che non accenna ad arrestarsi e che già nel 2007 aveva attirato l’attenzione della World Health Organization (l’Autorità di direzione e coordinamento della salute all’interno del sistema delle Nazioni Unite).

Secondo tale organismo autorevole bisogna agire in ogni fase del percorso detentivo attraverso l’addestramento degli operatori al fine di rilevare i principali fattori di rischio suicidario: da qui la necessità di uno screening istituzionale dei nuovi giunti, dato che i suicidi in carcere avvengono prevalentemente nelle prime ore successive all’arresto. L’attenzione ai fattori critici in grado di esitare in esiti infausti deve proseguire in concomitanza di eventi destabilizzanti, sia personali (morte di un familiare) che collegati alla situazione detentiva (sovraffollamento, senso di inutilità del tempo speso in carcere), in grado di infondere sentimenti di disperazione e desideri di annullamento del sé che richiedono supporto sociale e professionale per essere adeguatamente fronteggiati.

Articolo pubblicato il 28 gennaio 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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