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Nel Triangolo si continua a morire
di Antonio Casa

Ambiente. Triangolo della morte le conferme e la difesa.
La ricerca. L’Organizzazione mondiale della sanità nei giorni scorsi ha confermato: tra Augusta e Siracusa i decessi per tumori sono in numero superiore rispetto al resto della Sicilia, persino delle zone confinanti.
La risposta. Il Consorzio industriale protezione ambientale dichiara che da anni le aziende emettono meno sostanze, in linea con i dettami di legge. Ma la gente paga oggi l’inquinamento subìto per decenni

Tags: Petrolchimico, Augusta, Melilli, Priolo, Inquinamento



SIRACUSA - Scena numero uno: venerdì 6 novembre l’Organizzazione mondiale della sanità conferma quanto già si sapeva: nei comuni di Augusta, Priolo e Siracusa c’è un tasso di mortalità per tumori superiore al resto della Sicilia (una sintesi è nell’articolo in basso a destra). Tutto questo non certamente per disgrazia divina, ma a causa della sessantennale attività del polo industriale pesante, composto da raffinerie e impianti petrolchimici.

Scena numero due: tre giorni dopo i dati dell’Oms, la “risposta” dell’altra parte direttamente interessata al problema. Con il supporto del professore universitario Salvatore Sciacca, responsabile del registro tumori di Siracusa, Catania e Messina, qui nella veste di presidente del Cipa, Consorzio industriale per la protezione ambientale, le aziende (Esso italiana, Isab ed Erg in prima battuta) fanno sapere che negli ultimi anni hanno ridotto le emissioni inquinanti, soprattutto biossido di azoto e biossido di zolfo. Vero, altrimenti gli impianti chiuderebbero. Perché sulle emissioni occorre rispettare i tetti imposti dall’Ue. Viene fatto passare il messaggio di industrie quasi pulite. Rientrano solo nella norma. I risultati li vedremo fra qualche anno.
Intanto la popolazione del Triangolo della morte sconta i disastri che le industrie (alcune non ci sono più) hanno perpetrato per decenni. L’inquinamento non è soltanto nell’aria. Si è introdotto nei terreni, nelle falde acquifere, nel mare da cui i pescatori locali traggono profitto.

Le misurazioni dei componenti tossici diffusi nell’aria avvengono tramite 29 stazioni di rilevamento interconnesse in rete, di cui 12 del consorzio, 10 della Provincia regionale di Siracusa e 7 dell’Enel. L’Arpa controlla in particolare i fumi dei camini.
I dati dovrebbero essere a disposizione della popolazione, ma nessuno sa. Perché il sistema che dovrebbe farlo, di competenza dell’assessorato regionale all’Ambiente, come rivelato dal QdS il 7 ottobre scorso, è fermo ai numeri del 2005. “Entro la metà del prossimo anno - afferma Salvatore Anzà, da pochi mesi responsabile del servizio 3 dell’assessorato - saremo in grado di fornire i dati in diretta”. Ciò che è possibile vedere, ad esempio, collegandosi  con i siti Arpa - le agenzie regionale per la protezione ambientale - di Emilia Romagna, Lombardia, Toscana, Veneto: solita storia. Sul perché questo sistema sia rimasto fermo per anni è oggetto di indagine della Procura di Palermo.

L’ing. Domenico Morello, dirigente del settore Ambiente della Provincia regionale di Siracusa, nell’assise del Cipa ha fatto presente che pur in presenza del minore impatto inquinante delle emissioni, “nella nostra zona sono presenti delle criticità”. Il riferimento è ai valori di Pm10, ozono (soprattutto a Melilli) e idrocarburi non metanici come il benzene. “In alcune zone - spiega - registriamo il superamento dei limiti di legge”, anche se la media dei valori di poveri sottili (Pm10) è sotto il livello di guardia. “Sì - chiede Morello -, ma chi ci dice che i limiti non siano già di per sé dannosi alla salute umana?”

 Nella casistica dei problemi riconducibili all’inquinamento, un discorso a parte va fatto per le malformazioni.  Secondo Anselmo Madeddu, responsabile del Registro delle patologie dell’Asp di Siracusa, dal 2001 vi è un calo: dal 5,8% a circa il 3% sul dato nazionale complessivo. Tuttavia, c’è un aspetto inquietante, poco conosciuto: le interruzioni di gravidanza a causa delle malformazioni. “Nella provincia di Siracusa sono in numero quattro volte maggiori - osserva Madeddu - rispetto alle altre zone in cui sono presenti insediamenti industriali”. Ma c’è di più: ad Augusta gli aborti sono il doppio che nel resto della provincia di Siracusa, già numerosi. L’ultimo dato disponibile in tal senso è riferito al quadriennio 2001-2004. L’abortività terapeutica per 1/3 viene determinata da patologie malformative gravi ed incompatibili con la vita, a carico del sistema nervoso del feto da attribuire all’alto inquinamento di mercurio e piombo come risulta dalla perizia per l’inchiesta “Mare Rosso”, una delle tante.

Per Domenico Scilipoti, deputato dell’Idv, “alla luce dei risultati acquisiti, emerge un quadro inquietante dovuta alla presenza di metalli pesanti e inquinanti industriali di alta tossicità a danno della popolazione locale. Tocca alla politica prendere in esame questi dati e decidere - conclude - come intervenire per risanare la situazione”.
Nel triangolo Augusta-Priolo-Melilli e giù, fino a Siracusa, gli elementi della natura sono compromessi. Da sole, le riduzioni di biossido di zolfo e azoto non basteranno a capovolgere una situazione difficile, che gli abitanti stanno pagando con il prezzo più importante: quello della vita e la sua qualità.

Articolo pubblicato il 14 novembre 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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