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Sanzioni Ue, siciliani in prima fila
di Rosario Battiato

Un comma della Legge di Stabilità 2016 permette, nell’eventualità, al ministero dell’Economia di rivalersi sulle Regioni. Ben nove le procedure che riguardano direttamente la Sicilia, tre sono già in fase di sentenza

Tags: Unione Europea, Infrazione, Regione Siciliana



PALERMO – Le sanzioni europee le pagheranno i siciliani. Gli isolani si trovano alla fine  di un percorso che comincia a Bruxelles passa da Lussemburgo e arriva a Roma. Sulle procedure di infrazione, infatti, la Commissione europea non farà sconti e la Corte di Giustizia Ue è pronta a quantificare – in alcuni casi lo ha già fatto – le somme relative alle contestazioni mosse all'Italia. E Roma, ovviamente, scalda già i motori per inviare il plico ai responsabili regionali, così come confermato da un comma presente nell'ultima legge di stabilità 2016.
 
Brutte notizie per i siciliani visto che sulla Regione pendono ben 9 procedure di infrazione relative al settore ambientale (3 depurazione, 3 qualità dell'aria, 2 rifiuti, 1 direttiva habitat) e 3 di queste sono già arrivate allo stato di “sentenza”.
La legge di Stabilità 2016, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale lo scorso 28 dicembre, ha responsabilizzato le Regioni. Il comma 813 riporta in dettaglio le modalità di pagamento e poi precisa che “a fronte dei pagamenti effettuati, il ministero dell'Economia e delle finanze attiva il procedimento di rivalsa a carico delle amministrazioni responsabili delle violazioni che hanno determinato le sentenze di condanna, anche con compensazione con i trasferimenti da effettuare da parte dello Stato in favore delle amministrazioni stesse”. In altri termini lo Stato potrà anche decidere di ridurre gli stanziamenti alla Regione per recuperare il denaro eventualmente utilizzato per coprire i costi delle sanzioni. 

Non è proprio una novità. Già nel lontano 2011, quando il ministro dell'Ambiente era ancora Stefania Prestigiacomo, una nota ministeriale precisava che, in caso di sanzioni, Roma avrebbe avuto “diritto di rivalersi sui soggetti responsabili delle violazioni degli obblighi”. Lo scorso anno era stato il ministro Clini a ribadire chiaramente il concetto: “non è lo Stato che prende le multe, la responsabilità è in capo a Regioni e Comuni, e sono loro che pagheranno. Nessuno pensi che quelle regioni che hanno fatto gli impianti e si sono adeguate paghino anche per quelle regioni che non lo hanno fatto”.

Per i siciliani si mette male. Già tre delle procedure di infrazione che ci riguardano da vicino sono allo stato di sentenza. La prima è la Causa C-196/13, procedura di infrazione 2003_2077 per violazione dell'articolo 14 della direttiva 1999/31/CE relativa alle discariche di rifiuti in Italia, che comprende 12 siti ancora da bonificare con sanzioni già comminate per 200mila euro a discarica per ogni sei mesi di ritardo nella bonifica e un carico già stimato in 4,8 milioni di euro. L'assessore Contrafatto, la scorsa settimana, ci ha spiegato che la Regione sta approfondendo il caso col ministero che è “a conoscenza di tutto”. Le altre due riguardano il settore della depurazione. Per questo 2016 il governo nazionale ha stimato sanzioni pari a 185 milioni per l'Isola (l'avevamo scritto nell'inchiesta del 23 gennaio “Rifiuti e depurazione, la Regione sotto assedio per le inadempienze”).

Il conto comunitario potrebbe non fermarsi. Ci sono altre sei procedure aperte contro l'Italia che riguardano direttamente la Sicilia e che, sebbene molte siano ancora nella fase di “messa in mora”, quindi il primo gradino del viaggio di una procedura di infrazione verso la sanzione economica, riguardano criticità che sembrano lontane dall'essere risolte. Dalla gestione del rumore ambientale alla qualità dell'aria. E spesso non è un problema di finanziamento, ma di gestione e programmazione. È sufficiente andare a controllare il minimo utilizzo fatto del miliardo stanziato nel 2012 dal Cipe per la depurazione.

Articolo pubblicato il 30 gennaio 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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