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La Formazione "out off limits" a cooperative di ex dipendenti
di Michele Giuliano

Bocciato il ddl che dava la possibilità ai licenziati degli enti di potersi aggregare per rientrare. Il settore sembra destinato a diventare sempre di più appannaggio degli enti storici

Tags: Formazione



PALERMO - La bocciatura era nell’aria e così è stato. Con votazione segreta l’Ars, seppur a ranghi ridotti (appena 43 votanti in aula) ha respinto il disegno di legge che apriva la formazione ai licenziati degli enti usciti fuori dal circuito dopo i tagli degli ultimi anni del governo regionale.

In poche parole questo ddl prevedeva che i lavoratori rimasti senza lavoro potessero aggregarsi in associazioni o cooperative e partecipare ai bandi per la programmazione dei corsi. Un modo per rientrare nel circuito ma questa possibilità non l’avranno per via della bocciatura. Solo 8 i favorevoli, quindi maggioranza schiacciante: “Il governo Crocetta ha tentato ancora una volta - ha sottolinea il deputato regionale Vincenzo Figuccia - di minare la formazione professionale siciliana, ma questa volta cadendo rovinosamente. Per evitare l’ennesimo sopruso nei confronti di un settore martoriato mi sono battuto contro la modifica della legge 24, ordita dal governo regionale e che avrebbe portato gli operatori della formazione, riuniti in associazioni e cooperative, a perdere ogni forma di tutela, ottenendo invece un risultato straordinario: la bocciatura del provvedimento, votato da soli otto deputati di maggioranza”.
 
“Un’altra pagina amara sulla formazione professionale in Sicilia - ha ribattuto il vicepresidente vicario dell’Ars Antonio Venturino, unico firmatario del ddl - e una pagina vergognosa della politica siciliana che dovrebbe dare risposte immediate e certe a intere famiglie, la cui unica fonte di reddito proveniva dalla formazione. E’ stata affossata dalla maggioranza, fatta da 35 occulti tiratori, una norma che avrebbe potuto offrire risposte concrete a chi è rimasto senza lavoro e che aveva ricevuto il via libera dalla Commissione e dal governo con la presenza in Aula dell’assessore Bruno Marziano”.
 
Il fronte del “no” ha messo in evidenza che in questo modo si è bloccato un sistema perverso ed in realtà i licenziati degli enti non avrebbero affatto avuto modo di rientrare: “I lavoratori, dopo essere stati licenziati da Crocetta, - rilancia Figuccia - si sarebbero trovati pertanto ulteriormente penalizzati, per l’assenza di risorse, che non avrebbero potuto di certo trovare autonomamente, si pensi anche semplicemente alle spese per gli affitti e le utenze. Per questa ragione ho chiesto il voto segreto in aula, ottenendo che il parlamento bocciasse il provvedimento. La maggioranza se l’è data a gambe, per paura che potessero scattare indagini su ipotesi di reato attorno alla creazione di un nuovo sistema della formazione, che avrebbe potuto generare clientele a beneficio dei soliti grossi enti e a scapito dei poveri lavoratori licenziati. Il governo la smetta di prendere in giro i siciliani e ridisegni in modo compiuto il sistema formativo”.

“Era un ddl di iniziativa parlamentare e non del governo che pur non avendo espresso parere negativo prende atto della volontà dell’Assemblea” ha detto l’assessore alla Formazione, Bruno Marziano, presente in aula.
 

 
Cosa avrebbe permesso la modifica della legge
 
In cosa consisteva per l’esattezza questo ddl? La modifica che risaltava maggiormente agli occhi è l’articolo 1 in cui si sarebbe aperta l’attività formativa a cooperative e associazioni, anche di nuova istituzione, costituite esclusivamente tra gli operatori iscritti all’Albo regionale degli operatori e non più occupati presso gli enti formativi di provenienza, per qualsiasi motivo, con esclusione dei soggetti licenziati per provvedimenti di natura disciplinare. Tali associazioni o cooperative di lavoro avrebbero potuto avvalersi delle strutture, delle attrezzature e del know how di enti formativi non più partecipanti alle attività finanziate dalla Regione siciliana e, una volta accreditate, ai sensi del decreto del Presidente della Regione n. 25 del 1° ottobre 2015, potevano essere anche cessionari di progetti formativi e orientativi già finanziati, dietro rinuncia da parte dell’ente cedente e nulla osta del dirigente generale del Dipartimento regionale dell’Istruzione e della Formazione professionale. Questi nuovi organismi avrebbero avuto però l’obbligo di possedere tutti i requisiti per l’accreditamento previsti dal decreto.

Articolo pubblicato il 30 gennaio 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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