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Messina - Emergenza abitativa, ci si arrangia aspettando le nuove graduatorie
di Lina Bruno

Crescono le occupazioni: interessati l’ex plesso scolastico di contrada Paradiso e quello di Santa Lucia. L’assessore Pino: “In corso un censimento. Non è semplice arginare il fenomeno”

Tags: Messina, Sebastiano Pino



MESSINA - Presto le graduatorie per le nuove emergenze abitative. L’assessore al Risanamento e patrimonio Sebastiano Pino ribadisce la necessità di aggiornare gli elenchi che risalgono al bando del 2013 e di avere una mappa del bisogno che in questo momento è solo approssimativo.

Della vecchia graduatoria rimangono in attesa una trentina di nuclei familiari ma secondo alcuni parametri del Pon Metro bisogna nel nuovo bando includere nuove tipologie di difficoltà come quelle delle giovani coppie, degli anziani o dei single.
Ma intanto ci sono gli sfratti per morosità incolpevole, che nella provincia di Messina nel 2013 sono stati 400, di cui 183 richiesti e 134 eseguiti, e 364 nel 2014. Non è chiara però la portata del fenomeno nel suo complesso e quante persone coinvolge per questo Sebastiano Pino ha in programma un forum con tutte le associazioni, che possono supportarlo nel censimento,  che seguono da vicino chi si ritrova, per diversi motivi, a non avere più una casa.

Cresce di conseguenza il fenomeno delle occupazioni, alcune censite altre solo parzialmente.
L’ex scuola media Foscolo, con le sue 50 persone al suo interno, è diventata il simbolo di una esperienza sociale ed abitativa, “illegale per necessità e conseguenza delle mancate risposte istituzionali” come dicono i rappresentanti dell’Associazione inquilini e abitanti. Resta ancora occupata anche l’ex plesso scolastico di contrada Paradiso e quello di Santa Lucia sopra Contesse, nella seconda circoscrizione. A queste esperienze si  devono aggiungere quelle abitazioni di edilizia popolare o ex Iacp che si sono liberate perché magari l’assegnatario è morto oppure vive da un’altra parte e che sono occupate da chi crede di averne diritto, non sempre a ragione.

“Di questi occupanti è in corso un censimento - dice Sebastiano Pino - ma non è semplice arginare il fenomeno e per alcuni è in corso un procedimento di sgombero che si protrae da anni”.

A sollecitare una nuova graduatoria per l’emergenza abitativa è il consigliere comunale Udc Libero Gioveni che in un’interrogazione propone anche di includere tra gli aventi diritto ad un alloggio chi è destinatario di ordinanza di sgombero. Il riferimento è alla decina di famiglie che abitavano i due complessi edilizi a Poggio dei Pini, nella periferia nord della città, ceduti strutturalmente dopo una frana insieme al muro di contenimento.

Le case dovranno essere messe in sicurezza ma le famiglie sgomberate hanno dovuto trovare una sistemazione senza l’intervento del Comune.

“Sono case private che deve mettere in sicurezza l’amministratore e la curatela fallimentare - dice Pino - le famiglie inoltre non hanno i requisiti per rientrare tra le categorie disagiate con diritto all’assegnazione di un alloggio”.

Intanto il Comune tra non molto potrà assegnare le 14 case che fanno parte del suo patrimonio e che saranno ristrutturate con i tre milioni 400mila euro previsti dal Piano casa per l’emergenza abitativa. I progetti sono stati predisposti la scorsa estate e riguardano alcuni interventi di manutenzione per 12 alloggi a Bisconte e due a Giostra. Certo è una goccia nel mare delle tante richieste.

L’Unione Inquilini Messina e il Comitato Operai disoccupati nel corso di  un’assemblea pubblica sollecitano interventi a breve e lungo termine, come la dichiarazione dell’emergenza abitativa, il blocco degli sgomberi, un piano di interventi per l’edilizia pubblica e soprattutto massicci investimenti per dare lavoro ai tanti operai edili licenziati, nella riqualificazione urbana, nella messa in sicurezza delle scuole della città, nella cura del patrimonio abitativo pubblico.

“L’obiettivo infatti, non è quello - dicono - di costruire ulteriori immobili in un territorio martoriato dalla speculazione edilizia, con conseguenze catastrofiche come dimostrano i tanti casi di dissesto idrogeologico, ma di utilizzare quel patrimonio immobiliare in disuso e spesso lasciato al degrado”.

Articolo pubblicato il 30 gennaio 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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