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Quotidiano di Sicilia

Stop credito, industrie e famiglie in affanno
di Angela Carrubba

La flessione dell’attività produttiva si è ripercossa nella crescita dei debiti delle imprese, ma le banche sono rigide nell’erogare. Indagine della Banca d’Italia presso le principali banche con sede in Sicilia riferita al 2008

Tags: Credito, Economia



CATANIA - Nel divario tra le economie delle regioni italiane - secondo i dati diffusi da Bankitalia nel Rapporto sulle economie regionali nel 2008 - emerge che l’economia siciliana è stata  colpita dalla crisi in una fase particolarmente delicata anche per il settore del credito.

I risultati dell’indagine della Banca d’Italia presso le principali banche con sede in Sicilia mostrano che sulla decelerazione del credito alle famiglie hanno inciso sia la contrazione della domanda sia l’irrigidimento dei criteri applicati dalle banche per la valutazione del merito creditizio della clientela.

È diminuita soprattutto la domanda di mutui ipotecari, mentre i giudizi sul credito al consumo sono più diversificati, con un saldo delle risposte lievemente negativo; i criteri adottati per l’approvazione dei finanziamenti sono stati giudicati dalle banche più rigidi che in passato sia per i mutui sia per il credito al consumo.
Sul rallentamento dei prestiti bancari alle imprese ha pesato l’adozione di politiche dell’offerta di credito più restrittive, in presenza di un incremento della domanda di finanziamenti. L’irrigidimento delle condizioni di concessione dei prestiti è stato giudicato notevole da circa un quarto del campione di banche con riferimento all’applicazione di spread più elevati sulle operazioni rischiose.

All’incremento della domanda di credito delle imprese hanno contribuito soprattutto le accresciute esigenze di finanziamento del capitale circolante e le richieste di ristrutturazione di situazioni debitorie preesistenti.
Negli ultimi anni il mercato del leasing in Sicilia si è sviluppato più rapidamente rispetto alla media delle altre regioni.
In base ai dati dell’Associazione Italiana Leasing (Assilea), tra il 1999 e il 2007 la sua incidenza sul totale nazionale è passata dall’1,5 al 2,5 per cento (dal 14,6 al 16,5 rispetto al Mezzogiorno). Ciononostante l’incidenza di questa forma di finanziamento sugli investimenti fissi lordi rimane ancora modesta (6,6 per cento in Sicilia, a fronte del 15,6 in Italia).
 

 
La qualità del credito ha risentito della fase di debolezza dell’economia
 
La qualità del credito ha risentito della fase di debolezza dell’economia. Nel 2008 il flusso annuale delle nuove sofferenze rettificate in rapporto al volume complessivo dei prestiti in bonis all’inizio dell’anno (tasso di decadimento) è stato pari all’1,7 per cento, in aumento di due decimi di punto rispetto al 2007.
Per il settore delle imprese, il tasso di decadimento è peggiorato dal 2,1 al 2,5 per cento. L’indicatore è salito soprattutto con riferimento all’industria manifatturiera (dal 2,1 al 5,0 per cento; a questo comparto si riferisce circa un quinto del totale dei finanziamenti classificati tra le sofferenze nel corso dell’anno (un decimo nel 2007).
Il volume delle sofferenze in rapporto al totale dei finanziamenti è sceso dal 6,5 al 4,2 per cento. La flessione è stata più accentuata nella seconda parte dell’anno, in concomitanza con operazioni di cartolarizzazione di finanziamenti a clientela siciliana; includendo i crediti ceduti dalle banche nel corso dell’anno, pari a circa la metà delle consistenze iniziali, le sofferenze sarebbero aumentate del 17,1 per cento e la loro incidenza sui prestiti sarebbe stata, alla fine del 2008, pari al 7,5 per cento.
Indicazioni di deterioramento della qualità del credito provengono anche dal notevole aumento delle posizioni riferite a clientela giudicata in difficoltà temporanea: nel 2008 il volume degli incagli è cresciuto di oltre il 50 per cento, al 3,1 per cento dei prestiti (2,1 nel 2007) interessando sia le imprese sia le famiglie consumatrici.

Articolo pubblicato il 17 novembre 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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