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Consulta: alla Sicilia i proventi della lotta all'evasione
di Raffaella Pessina e Patrizia Penna

Sentenza ha dichiarato illegittima norma che li destinava allo Stato. Intanto, iniziato ieri all’Ars l’esame della Finanziaria

Tags: Ars, Evasione Fiscale, Finanziaria



PALERMO - Buone notizie (finalmente) per la Sicilia: la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima una norma contenuta nel decreto legge 66/2014: la sentenza ha stabilito che le maggiori entrate derivanti dalla lotta all'evasione fiscale che costituiscono proventi di tributi devoluti alla Regione Sicilia, non possono essere attribuiti allo Stato, ma devono restare appunto alla Regione.
A impugnare la norma - insieme ad altri articoli del decreto che saranno oggetto di una separata pronuncia della Corte - sono state oltre alla Regione Sicilia, anche le Province autonome di Trento e di Bolzano.

La disposizione impugnata, infatti, destina le maggiori entrate derivanti dalla lotta all'evasione fiscale effettivamente incassate nel 2013, rispetto a quelle ottenute nel 2012, alla copertura degli oneri derivanti dall'applicazione del decreto-legge, e quindi allo Stato. Tali proventi, però, non costituiscono una “nuova” entrata, derivante da maggiori aliquote o nuovi tributi da riservare allo Stato a fronte di una precisa e individuata destinazione, ma un “recupero” di imposte dovuto ad accertamenti più rigorosi e a un'esazione più efficace dei tributi già esistenti, e spettano quindi alla Regione.

Intanto, è cominciato ieri pomeriggio all’Ars l’esame della Finanziaria regionale. In apertura di seduta ha svolto la sua relazione il presidente della commissione Bilancio, Vincenzo Vinciullo che ha fatto un excursus degli articoli approvati, compresi quelli che il Presidente dell’Assemblea regionale Giovanni Ardizzone ha stralciato per motivazioni varie. “Ritengo complessivamente che la manovra approvata in commissione sia una buona manovra - ha poi concluso - se non altro raggiunge dopo tanti anni che non accadeva il perfetto pareggio 24 miliardi esatti, 12 in entrata e 12 in uscita”.
 
Si tratta di una manovra da 24 miliardi di euro in 92 articoli. “La manovra si inserisce – ha proseguito Vinciullo - in un quadro economico finanziario delicatissimo, con un disavanzo di parte corrente registrato in passato, di oltre due miliardi di euro. Ma è una finanziaria straordinaria che non fa ricorso a ulteriori indebitamenti. Vinciullo ha evidenziato: "In particolare, quest'anno con l'articolo 3 per la prima volta si concorre al risanamento della finanza pubblica senza fare ricorso al fondo di sviluppo e coesione, ma con risorse a carico del bilancio regionale”. È seguito l’intervento di Riccardo Savona della commissione di merito e dell’assessore regionale all’economia Alessandro Baccei.
 
Nella serata di martedì la presidenza dell’assemblea aveva diramato una nota con la quale precisava che viene mantenuto, “conformemente a precedenti deliberati dell’Assemblea e ai principi costituzionali ribaditi”, solo il rifinanziamento delle leggi di spesa che non hanno destinatari individuati. E, quindi, in particolare, restano nel testo: iniziative culturali direttamente promosse; associazioni culturali; promozione turistica; scuole paritarie; bonus nascite; consultori a supporto delle famiglie; scuole di servizio sociale; consorzi universitari”. “Le norme stralciate – ha detto il Presidente Ardizzone – torneranno in commissione di merito e se non verranno per qualsiasi motivo modificate, verranno esaminate insieme alla finanziaria in Aula”.
 
Tra gli stralci l’art. 23 “Rifinanziamento di ulteriori leggi di spesa, la dotazione organica degli enti pubblici, la norma che assegna ad altre amministrazioni i testimoni di giustizia, l’attuazione della direttiva Ue del 2012 sull’efficienza energetica, lavori in economia del settore forestale, competenze dei dipartimenti Lavoro e Beni culturali, prestiti in favore del personale regionale, promozione di start up e integrazione scolastica dei soggetti con handicap gravi”. Passata invece da due milioni e mezzo a 34 milioni e 900 mila euro il budget previsto nella Finanziaria regionale per salvare Riscossione Sicilia. è quanto stabilisce l'articolo 33.
 
La norma, se sarà approvata, prevede uno stanziamento per il 2016 in favore della società di riscossione regionale di 17 milioni e 900 mila euro e un altra tranche di 17 milioni nelle successive annualità. Ha prevalso dunque in commissione la linea del governatore: Baccei aveva parlato della necessità di un piano per salvare la società in perdita per circa 20 milioni di euro l’anno. Ma bisognerà tenere conto dello schieramento trasversale contrario al salvataggio e propenso al passaggio dei servizi a Equitalia.

Articolo pubblicato il 18 febbraio 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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