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Bruno Marziano: "Formazione: la riforma è in fase di transizione"
di Francesco Sanfilippo

Forum con Bruno Marziano, Assessore regionale all’Istruzione e Formazione professionale

Tags: Bruno Marziano, Formazione, Lavoro, Piano Giovani



A che punto è la riforma della formazione professionale?
“In 80 giorni se non abbiamo esaminato i nodi della formazione professionale, abbiamo, però, trattato tutte le emergenze che questo mondo sta affrontando. Infatti, ho già trovato pubblicati gli avvisi 3 e 4 per l’avvio delle attività formative, le cui modalità avrebbero determinato il licenziamento di migliaia di lavoratori. Ciò sarebbe stato possibile, perché sono state previste delle fasce con la stessa attività formativa per enti di dimensioni diverse, per cui un determinato ente di certe dimensioni prevale rispetto ad un altro. Così, ho chiamato gli enti e ho discusso sulle possibili soluzioni con loro. Siamo arrivati all’idea di attribuire 300 ore per ogni lavoratore a tempo indeterminato presente nell’ente di formazione o con promessa di assunzione. Sulla base del costo standard di 129 euro/h, per cui 300 ore portano a 38 mila e 700 euro per ogni lavoratore. Con questo parametro, ciascuno di loro è garantito per il suo salario tutto l’anno, più la quota di gestione dell’azienda. Il costo medio, infatti, è di 32 mila euro al momento, per cui in questo modo si garantiranno lavoratori ed enti. Questo punto di equilibrio è stato accettato e non significa privilegiare gli enti più grossi rispetto ai piccoli. Infatti, i grossi hanno più costi per il personale, mentre i piccoli e i medi hanno maggiore flessibilità lavorativa e minori costi del lavoro. L’avviso 4, poi, dove la formazione è obbligatoria, comprende tutti enti piccoli o medi. Perciò, avranno l’opportunità di partecipare all’avviso per le categorie disagiate, a quello per la formazione permanente oltre all’avviso 3 e 4. Infine, per impedire il pericolo che un ente possa gonfiare i suoi dipendenti o i suoi conti, abbiamo stabilito come metro di valutazione, la capacità di formazione. Perciò, un ente che ha fatto formazione negli ultimi 3 anni con un milione di euro, non può avanzare pretese per 10 milioni. In tal caso, si ricorre allo storico, così si bloccano gli abusi. In realtà, abbiamo un obiettivo, cioè tutelare il maggior numero di lavoratori disperati senza irrigidire il sistema”.

La formazione è fatta per i lavoratori o per i formanti?
“La formazione è fatta per i giovani che hanno finito gli studi, per le donne e per i disoccupati di lungo corso. Nel caso della formazione giovanile, l’ente deve dividere l’attività formativa per le quote di Forgio, di Fordis e di Fordo, che sono i tre tipi di formazione dedicati ai giovani che hanno chiuso con il mondo dell’istruzione e vogliono prepararsi per il lavoro”.

A che punto è la riforma della formazione?
“Questo è un momento di transizione, poiché la riforma, ancora, giace da due anni e mezzo all’Ars”.

Quali sono le criticità della formazione?
“La formazione svolta dal 1992 al 2011 era volta per ricavare i maggiori vantaggi possibili dalle casse della Regione da cui provenivano, per cui la rendicontazione era approssimativa così da poter coprire gli abusi. Questo metodo ha comportato un aumento esponenziale dei costi fino a generare un debito complessivo di 280 milioni di euro nel bilancio della Regione. Inoltre, la legge 24 che prevedeva il finanziamento della Regione, non è mai stata abrogata, ma non ha più la dotazione finanziaria. L’aver continuato con i vecchi sistemi anche quando la formazione si è fatta con i fondi europei, ha portato l’Ue a richiedere la restituzione dei fondi 2000/2006, poiché le regole erano diverse. Ora, ci sono alcune decine di milioni di euro bloccati alla Regione, perché non si sono fatte le rendicontazioni nel passato, mentre si sta preparando l’attività formativa. I lavoratori, però, non hanno ancora la possibilità di essere pagati. Perciò, si è pensato di recuperare l’arretrato, restituendoli ai lavoratori così da fornire loro un sostegno. Ciò, però, richiederà un allentamento del Patto di Stabilità da parte del Governo, che è indispensabile per mettere a regime il sistema. Si sta pensando così di usare lo strumento del prepensionamento e dell’esodo pilotato, cosa che permetterebbe di togliere dal mercato chi non può più aggiornarsi”.
 
Che cosa può riferirci sul Piano Giovani?
“Entro febbraio, la prima finestra del Piano Giovani, riguardante i primi 800 praticanti che avevano ottenuto il tirocinio formativo, sarà sbloccata. Al contrario, Garanzia Giovani ha ottenuto successo e una parte dei partecipanti si è vista trasformare il contratto, che è passato a tempo indeterminato. Quattromila giovani hanno avuto l’opportunità di partecipare a questo bando, per cui, finora, è stato un successo nonostante le difficoltà”.

Questa misura sarà prolungata anche dopo la verifica di febbraio?
“Sì, tale misura sarà prolungata. Dopo l’operazione di verifica che dovrebbe verosimilmente terminare entro i primi di febbraio, partirà dunque la seconda finestra del Piano Giovani. Saranno stanziati 11 milioni di euro derivanti dalla riprogrammazione delle risorse impegnate al 31 dicembre 2015 e altri 11 milioni di euro verranno dallo spostamento della seconda annualità dell’avviso 20/2011 sul piano operativo Fondo Sociale Europeo Sicilia 2007-2013. L’impatto finanziario dell’operazione non dovrebbe sorpassare i 6 milioni di euro, calcolando che per i giovani tirocinanti è previsto un compenso mensile di 500 euro mentre 250 andranno al tutor aziendale. La durata dei tirocini sarà di sei mesi, salvo per i 26 tirocinanti con disabilità, la cui durata dello stage sarà di un anno. Chiarisco che non viene distolto nessun euro dal Piano Giovani. Si è avuta un’anticipazione finanziaria per fare fronte ad un’esigenza che finanzia l’attività formativa della priorità 3 del Piano Giovani”.
 
Cosa può dirci sulle iniziative nel mondo dell’università?
“Di recente, ho avuto un incontro con i tre rettori universitari siciliani durante il quale abbiamo esaminato gli elementi di criticità negli avvisi 5 e 6, da cui si utilizzerebbero 20 milioni su 53 disponibili per finanziare 200 dottorati di ricerca triennali e tra i 70 e i 120 specializzazioni in facoltà sanitarie. Questo è il modo migliore per finanziare i nostri studenti”.

E sulla scuola cosa può dirci?
“Siamo una delle sei regioni in Italia scelte per la sperimentazione dell’alternanza scuola-lavoro. Quest’ultima c’è sempre stata ma solo per gli Istituti professionali, mentre ora questa possibilità è stata estesa anche ai licei. Così, si aprono i musei, le gallerie d’arte e i parchi archeologici ai liceali che si formeranno, aiutandoci a valorizzare questo patrimonio. Il protocollo d’intesa è stato firmato a dicembre, ottenendo 7 milioni 186 mila euro, mentre il decreto che disciplina quest’azione, è in corso d’opera. Il soggetto privato o pubblico interessato deve adeguarsi alle regole, poiché è l’attività che determina le norme di sicurezza e non lo status giuridico del soggetto stesso. Inoltre, nelle scuole ordinarie si possono formare classi di apprendisti, per cui i giovani escono dal lavoro nero e non danno oneri all’azienda, migliorandone la qualità, purché il recepimento avvenga entro il 22 febbraio, pena la perdita del 2016 e del 2017”.

Cos’è il programma Fixo-Yei?
“Questo programma è nato per contrastare la dispersione scolastica fortemente presente in Sicilia. Si stanno preparando nelle scuole progetti e programmi per contrastare tale fenomeno. C’è un bando, per cui saranno scelte 102 scuole che riceveranno dei benefici economici”.

Articolo pubblicato il 18 febbraio 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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