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Italicum, il tribunale di Messina lo boccia e lo rinvia alla Consulta
di Oriana Gionfriddo

In particolare, sono sei i motivi per cui i giudici hanno deciso di rinviare il nuovo sistema elettorale alla Corte Costituzionale e fra questi centrali sono quelli che riguardano il premio di maggioranza (assegnato alla lista che supera il 40%) e la soglia minima prevista per il ballottaggio

Tags: Italicum, Parlamento, Elezioni, Sistema Elettorale



CATANIA – Il Tribunale di Messina ha bocciato e rinviato la nuova legge elettorale, l’Italicum, alla Corte Costituzionale.
L’Italicum è stato approvato dal Parlamento il 4 maggio scorso e la sua entrata in vigore è prevista per luglio 2016. Il ricorso presentato a Messina è uno dei 18 depositati presso diversi tribunali italiani: un’iniziativa nata nell’ ambito del Coordinamento democrazia costituzionale, in cui si è costituito un gruppo di avvocati anti-Italicum coordinati dall’avvocato Felice Besostri, già protagonista della battaglia contro il Porcellum, poi dichiarato incostituzionale dalla Consulta. A curare il ricorso presentato a Messina, l’avvocato e vice-coordinatore del pool, Enzo Palumbo.

In particolare, sono sei i motivi per cui il giudice del Tribunale di Messina che ha deciso di rinviare l’Italicum alla Corte Costituzionale e, fra questi, centrali sono quelli che riguardano il premio di maggioranza (assegnato alla lista che supera il 40%) e la soglia minima (cioè il ballottaggio senza soglia previsto tra i due partiti più votati se nessuno supera quota 40%; la contraddizione ravvisata sta nel fatto che chi raggiunga, per ipotesi il 39,9% dei voti deve comunque andare a ballottaggio).

Nell’ordine i dubbi di costituzionalità riguardano: il “vulnus al principio di rappresentanza territoriale”; il “vulnus al principio di rappresentanza democratico”, punto connesso col premio maggioranza; la “mancanza di soglia minima per accedere al ballottaggio”; la “impossibilità di scegliere direttamente e liberamente i deputati”, questione legata ai capilista; le “irragionevoli soglie di accesso al Senato residuate dal Porcellum”; la “irragionevole applicazione della nuova normativa limitata solo alla Camera dei Deputati, a Costituzione invariata”, e non al Senato.

La prima reazione è quella del ministro dell’Interno Angelino Alfano. “Non mi stupisce. Siamo in Italia… – dice – Dove una legge prima di diventare vigente è già mandata alla Consulta. Io considero le leggi elettorali come modi per contare i voti che però vanno effettivamente presi…”.

L’avvocato Besostri, che ha appreso la notizia mentre stava per varcare il portone del Senato, ha incontrato l’ex segretario del Pd, Pierluigi Bersani, e la presidente della prima commissione del Senato già relatrice dell’Italicum, Anna Finocchiaro (Pd). Ad entrambi, Besostri ha riferito le notizie provenienti da Messina: “Mi sembra che la presidente Finocchiaro non sia stata contenta di questo un’estate notizia”, ha detto l’avvocato.

Articolo pubblicato il 25 febbraio 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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